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10 Feb

Industrial Metal, il cyborg di carne e metallo In evidenza

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Genere un tempo molto osteggiato dalla frangia più tradizionalista del mondo Metal e oggi in parte integrato e accettato nel Metal tout court anche grazie all’uso di alcuni suoi elementi da parte di gruppi e generi più tradizionali dell’area, l’Industrial Metal ha in realtà una storia ormai ultraventennale molto ricca e varia.

 

Diciamo innanzi tutto che spesso oggi, anche erroneamente, il termine viene usato per indicare qualsiasi band usi elementi di musica elettronica insieme a chitarre elettriche e ad una struttura dei brani tendenzialmente legata all’area Rock/Metal; in realtà il termine inizialmente aveva un uso più specifico legato alla collisione tra Musica Metal e filosofia, attitudine ed elementi musicali legati alla Musica Industriale e al Punk, quest’ultimo già penetrato nel mondo Metal grazie al Thrash, al Crust e alla NWOBHM molti anni prima.

 

Volendo vedere la Musica Industriale ha usato molto presto campionamenti di chitarra e basso, ma spesso destrutturandoli in una dimensione totalmente diversa e dissacrata, si vedano le sperimentazioni di Foetus ed Einsturzende Neubauten, i lavori dei KMFDM e alcuni pezzi degli sloveni Laibach, così come utilizzava elementi da qualsiasi altro genere musicale per creare un’anti-musica che utilizzasse le regole della musica tradizionale contro la stessa.

 

Al contrario di quello che molti pensano, i primi gruppi che si sono concentrati sulla realizzazione di un ibrido musicale tra i due generi, più o meno coscientemente , non sono americani (anche se a fine anni settanta i Chrome di San Francisco avevano estremizzato alcune soluzioni dello Space Rock avvicinandosi ad elementi Industriali, e ad inizio ottanta gli Swans di New York usavano elementi Noise e proto-Industrial nella loro musica), ma bensì europei: si pensi agli svizzeri Young Gods che già a metà anni ottanta pubblicavano dischi dove sintetizzatori, tastiere e drum machine andavano a braccetto con le chitarre elettriche, non a caso un gruppo all’epoca notato da un personaggio eclettico del Metal come Tom G. Warrior dei Celtic Frost, o ad gli inglesi Killing Joke che flirtavano sin dagli anni ottanta con Punk, Metal e New Wave, o ai sempre britannici Godflesh, forse il gruppo che più organicamente ha fuso le atmosfere opprimenti del primo suono industriale più viscerale, lento, meccanico e antimelodico con il Metal estremo, gruppo non a caso nato dalla mente di Justin Broadrick, già chitarrista dei Napalm Death, gruppi legato al Grindcore che ha sin da subito utilizzato molti elementi del Noise e dell’Industrial più feroce e cacofonico. Tutte persone cresciute sotto l’influenza del Punk ed affascinate senza preconcetti dalla durezza del Metal e dalle possibilità del sintetizzatore, strumento in voga nella New Wave e nel Post-Punk che esplose proprio negli anni ottanta nel territorio britannico aprendo nuove possibilità e soluzioni alle band. Intanto dall’altra parte dell’Oceano a fine anni ottanta gruppi dell’area Electro-Industrial come i canadesi Skinny Puppy e Front Line Assembly incominciamo a introdurre nella loro musica prevalentemente elettronica anche campionamenti di chitarra, tanto che poi nel decennio successivo i secondi pubblicheranno ben due album costruiti su tale metodo, “Millenium” con chitarre tratte da pezzi di Pantera, Slayer, e “Hard Wired” che vede la partecipazione di Devin Townsend, all’epoca chitarrista e cantante saltuario per Steve Vai, successivamente eclettico front men degli Strapping Young Lad, band Industrial-Thrash-sperimentale e oggi polistrumentista con una fortunata carriera solista.

 

Sarà comunque in America che il genere troverà una maggiore esposizione commerciale e definizione grazie ad alcuni personaggi dalla mente aperta come il quasi trentenne Al Jourgensen, il quale aveva già da tempo fondato i Ministry tentando prima la strada del Synth-Pop e poi dell’EBM, e che nel tempo ha sviluppato un forte interesse verso il Thrash Metal pur senza abbandonare l’amore per l’Elettronica più caustica e le drum machine; tutto questo e l’introduzione del bassita Paul Barker, anche lui con gli ennesimi interessi, e la conoscenza della scena europea e dei suoi protagonisti grazie ad uno Jourgensen sempre curioso e collegato al mondo dei locali e dei dj set, ha portato ad una svolta dove con tre storici album (The Land of Rape and Honey, The Mind is a Terrible Thing to Taste, Psalm 69) il gruppo ha sempre più portato in rilevanza i loop di chitarre elettriche insieme a campionamenti e distorsioni, creando un suono che a molti giovani Raver e Punk-alternativi americani sembrò totalmente inedito e diede loro un’alternativa al Metal più tradizionale che spesso vedevano come stantio e chiuso in se stesso. Nasceranno quindi molte band sul suolo americano dedite al genere, e molte sotto la Wax Trax!, già etichetta dei Ministry e di molti side-project del prolifico Jourgensen come Revolting Cocks e Acid Horse, e di molte band Electro-Industrial, creando una certa comunanza e contiguità tra le due scene, anche se ad inizio anni novanta sarà proprio il nuovo genere a predominare, tanto che molte band EBM ed Electro Industrial americane ed europee come Front 242, Nitzer Ebb e Skinny Puppy pubblicheranno album all’epoca criticati dai loro fan più oltranzisti, dove flirtavano apertamente con questo nuovo suono che spopolava nell’underground e non solo.

 

Intanto in Europa, in Germania precisamente, la storica band Die Krupps, protagonista della prima ondata Synth-Punk/EBM europea ad inizio anni ottanta e poi sparita, tornava a cavallo tra fine decennio e d’inizio nuovo con un suono dove pulsioni cibernetiche e New Wave si univano all’amore del Front man Jürgen Engler per il Thrash Metal, in particolare modo per i Metallica; purtroppo la cosa passò in sordina rispetto all’ondata americana, e molti di questi elementi vennero invece usati più tardi da un altro gruppo che unì forti influenze ( a volte praticamente plagi) dei Die Krupps e dei Laibach in una formula più commerciale raggiungendo un forte successo anche grazie ad un’azzeccata presenza teatrale e concerti spettacolari pirotecnici: parliamo naturalmente dei Rammstein, che oscurarono anche altre band tedesche del genere come Megaherz e OOmph! che mai raggiunsero la loro celebrità.

 

In America intanto il forte successo del genere fa naturalmente si che iniziasse a diluirsi in molti gruppi cloni e band derivative, e il termine incomincia a comprendere qualsiasi band abbia anche solo un sintetizzatore con sotto chitarre elettriche, o anche solo usi uno sparuto campionamento, anche band valide come Chemlab, Skrew, 16 Volt, Treponem Pal, Die Warzau, Sister Machine Gun, etc. hanno un forte debito verso i padri del genere; in questo panorama si delinea inizialmente in sordina un progetto che riuscirà in quello che nessuno finora era riuscito a fare: portare l’Industrial Rock/Metal nel Mainstream e nella cultura generale come termine e vendere milioni di copie anche a quei giovani che ascoltavano il Grunge e altre forme di Rock, attirando naturalmente le ire di molti puristi sia tra i musicisti, sia tra i fan più oltranzisti. Si tratta sostanzialmente di una one man band in studio incentrata sulla figura di Michael Trent Reznor, il quale durante i concerti si accompagnava con altri fidati musicisti, ovvero i Nine Inch Nails.

 

Reznor è un personaggio particolare, polistrumentista particolarmente versatile nel suono del pianoforte cresciuto ascoltando musica Pop e Rock tradizionale, alla fine dell’adolescenza scopre il mondo della musica industriale e grazie ad un lavoro (inizialmente come uomo delle pulizie) presso uno studio di registrazione in cui gli è permesso sperimentare di notte con le apparecchiature, apprende molto velocemente le tecniche di registrazione e di cut up e le usa in un suono sostanzialmente tradizionale nel formato canzone, ma che con i nuovi elementi crea qualcosa che poteva attirare più ascoltatori su più livelli. La sua personalità introversa, nonostante le sue capacità e un certo successo nei rapporti sociali e la sua determinazione, personalità molto probabilmente poi influenzata dall’uso pesante di droghe e alcune sfortune d’inizio carriera, fa si che le sue liriche pessimistiche e spesso auto-accusatorie richiamino quella stessa gioventù che ascoltava il nichilismo dei Nirvana e degli Smashing Pumpkins, che qui trova un suono ancora più “nuovo” e avvincente.

 

Dopo il non fortunato esordio “Pretty Hate Machine” dove alcuni pezzi più pesanti erano accostati malamente a brani più Electro-Pop, e l’E.P “Broken” che abbracciava un suono decisamente più pesante e Metal, sarà “The Downward Spiral” a consacrare definitivamente le fortuna del nostro, disco complesso allo stesso tempo ostico, ma anche dotato di una struttura cantautoriale più tradizionale, considerato spesso dalla critica tra i capolavori della musica Industriale, di sicuro tra i dischi più venduti raggiungendo diversi milioni di copie. Il fenomeno è ormai esploso, molti si avvicinano al genere e riscoprono i vecchi gruppi, qualche anno più tardi lo stesso Reznor scopre un altro giovane, Brian Warner, il quale porterà ancora di più un suono ormai molto commercializzato e addomesticato ad uso di ribelle medio all’attenzione dello show business con il nome di Marilyn Manson. Il dado è tratto, qualsiasi giovane interessato al Rock Alternativo sa cosa vuol dire Industrial Metal, anche se ormai ha perso il significato originale, tanto da confluire anche nel fenomeno del Nu Metal che toglierà i riflettori dal genere a fine anni novanta,  i sopravvissuti come Manson e i Rammstein non a caso si staccheranno sempre di più da quegli elementi che tutto sommato usavano in maniera più superficiale, mentre Reznor si avvicinerà sempre più alla sua vera musa, ovvero il Rock e Jourgensen si perderà in un Thrash-Punk Metal dozzinale.

 

Per assurdo, saranno invece i generi di Metal Estremo più tradizionali ad utilizzare spesso in modo più vicino allo spirito originale elementi industriali: molti padri del Death come gli Autopsy professano di rifarsi anche a band come gli G.G.F.H e i Napalm Death professano in tempi non sospetti ammirazione per gli Skinny Puppy, così come i Carcass useranno nei primi cacofonici album molti riferimenti all’Industrial britannico; i padri del Black Metal saranno tanto chiusi all’inizio verso altre forme di Metal, quanto invece totalmente aperti verso l’ascolto e anche l’uso di elementi Dark Ambient ed Industrial, basti sentire i lavori di Burzum e Thorns o leggere interviste dei Darkthrone ed Euronymous dove si parlava senza problemi di Tangerine Dream, Kraftwerk, Dead Can Dance e addirittura musica Techno. Non bisogna poi dimenticare band di confine come i Neurosis e i Meshuggah, o i Fear Factory in perfetto billico per un certo periodo tra Thrash Metal ed influenze elettroniche, per poi avviarsi verso un maggiore approccio Nu/Alternative.

In definitiva il genere ha ormai da tempo smesso di essere un brutto anatroccolo guardato male, salvo da pochi “duri e puri”, così come però ha anche consumato la sua carica innovativa e di rottura come prima di lui era successo al Thrash, al Death, al Black etc. , diventando formula e finendo fagocitato nel grande calderone del Metal, prendendo posto tra gli altri sub-generi e tornando ogni tanto in diverse forme e luoghi come genere codificato.

Ultima modifica il Sabato, 02 Marzo 2013 17:20

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