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Dalle ceneri degli Accabbadora nasce LOSA!

Giovedì, 22 Marzo 2018 00:03

LOSA ha rappresentato per un me un motivo di interesse da subito, dal momento in cui la band ha messo online alcuni trailer che potessero presentare il progetto. Conoscendo i musicisti coinvolti, provenienti da gruppi sardi come Simulacro, Anamnesi, Accabbadora e Vultur (nonché Progenie Terrestre Pura tra le varie partecipazioni), non potevo far a meno di aspettare un primo brano online. Con grande sorpresa, la band ha deciso di mettere online un primo EP alcuni giorni fa integralmente. Una vera e propria perla per gli amanti del black tricolore e delle sonorità folk che hanno, in un certo qual modo, influenzato alcuni dei progetti principali in cui militavano i membri di questa nuova entità. Cosí, scambiando quattro parole con i ragazzi, proprio il cantante Federico mi diceva che il gruppo e nato dalle ceneri degli AccabbadorA..

"Losa è concepito come un progetto con una propria anima, anche se è a tutti gli effetti una naturale conseguenza dell'amicizia che si è venuta a creare fra di noi, durante tutti gli anni passati a suonare insieme. Dal momento che siamo sempre stati in sintonia ci sembrava un peccato non continuare a sviluppare le nostre idee e in questo progetto abbiamo trovato nuova linfa."

Emanuele, pensando a come gli AccabbadorA son terminati, ha anche aggiunto: ".. Avremmo potuto dire ancora qualcosa, avremmo potuto portare il tutto ad un livello superiore, quindi decidemmo di riprendere in mano, non il progetto Accabbadora in se, ma quello che per noi ha rappresentato nei suoi ultimi anni di vita e portarlo avanti in un altra forma."

Un armonia, la loro, che si fa forte di un'appartenenza culturale unica nel suo genere. La Sardegna, terra di giganti, di mare, di montagne, di miti e leggende, unica nelle sue celebrazioni a cavallo spesso tra sacro e profano, ha fortemente influenzato il lato folcloristico ed il sound di LOSA, portando il progetto in se ben oltre le contaminazioni che avevan a suo tempo caratterizzato il precedente progetto in cui militavano i suoi componenti. 

"È stata una combinazione tra la voglia di sperimentare con qualcosa che fa parte della nostra cultura e il nostro apprezzamento verso determinate atmosfere che sono in grado di creare particolari strumenti sardi. Gli strumenti sardi hanno tutti origini antiche che ben si prestano alle sonorità primitive del black metal riuscendo comunque a mantenere una melodia di fondo che colpisce."

Cosi Gabriele ci parla di alcune tra le idee che han marcato "Mastrucatum", un lavoro unico, spesso e coinvolgente che in appena tre traccie, se non contiamo una cover dei Moonspell anch'essa presentata in lingua sarda, mette in mostra venature che riportano ad un sound di vecchia scuola, influenze lontane che richiamano gli Ulver di "Bergtatt", ma anche idee nuove e fresche esplorate in parte da una band come i Vultur (nell'uso appunto della lingua locale) e in una certa vena melodica che mi ha ricordato vagamente i piú recenti Downfall Of Nur.

Parlando dell'immagine e proprio della scelta di proporre una cover in una lingua diversa, ci troviamo davvero davanti ad una marea di idee e tanto da dire sia visivamente che come concept. Cosí Emanuele mi parlava del concept che contraddistingue il progetto: 

"I video trailer che hai potuto vedere sulla nostra pagina Facebook sono una sorta di metafora riguardante la nostra nascita, e colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta Valeria e Natalia per l'aiuto nel realizzarli.  Il concept di Losa (Sepolcro) è legato al simbolo sardo del capovolto rappresentante l'atto del trapasso tra la vita terrena e l'aldilà, la funzione de “sa Losa” quindi è quella di un passaggio, un passaggio verso un nuovo inizio, il volo dell'anima verso qualcosa di più grande. I temi trattati saranno comunque molteplici. Abbiamo scelto di dedicare l'Ep alla figura del Mumutzone, ad esempio, e di inserire una cover, quella dei Moonspell, che con un minimo di rivisitazione a livello lirico potesse rappresentare un legame sacro con la propria terra, quella stessa terra che si aprirà per noi quando sarà il momento."

Come la band ha confermato, un full é già in fase di lavorazione con un ulteriore utilizzo di strumenti tipici e tematiche folcloristiche. Proprio parlando del contrasto tra certe sonorità mi é sembrato opportuno chiedere come mondi diversi abbian interpretato tale connubio. Proprio Gabriele ci diceva qualcosa a riguardo dei pareri che LOSA ha ricevuto in patria: 

"Abbiamo già ricevuto complimenti da gente che non ascolta il genere e che è rimasta impressionata dal risultato generale di alcuni pezzi, apprezzando la ricercatezza di alcuni passaggi quando abbiamo spiegato su che basi sono state costruite (per esempio abbiamo creato dei pezzi partendo dai cori ispirati a quelli tipici di Aritzo e costruito intorno tutto il resto, o altri pensando all'atmosfera che volevano rappresentare in base al testo e ai suoi contenuti). Probabilmente la storia dietro i pezzi aiuta ad assorbire maggiormente l'idea che vogliamo rappresentare e aiuta ad immedesimarsi anche se non si è abituali ascoltatori o conoscitori del genere estremo o della musica folcloristica sarda."

In conclusione, un lavoro che ha davvero un valore unico e che mette in mostra un progetto con le idee ben chiare per quanto riguarda i futuri traguardi da raggiungere. In attesa di un prossimo passo, consiglio a tutti questo buonissimo EP che vi farà conoscere una tra le band piú interessanti del momento con solo un debutto all'attivo di appena tre brani. Le aspettative per un primo full-lenght son davvero alte!

POTETE ASCOLTARE LOSA TRAMITE QUESTO LINK: Mastrucatum EP by LOSA

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I veterani della scena Black Metal francese Glorior Belli hanno presentato in anteprima attraverso diversi partner il primo singolo tratto da "The Apostates", settimo album della band che uscirà il 6 aprile via Season of Mist.

E' possibile ascoltare il brano "Deserters of Eden" sui seguenti portali:

Metal-Roos (AU)
Metal Hammer (DE)
Power of Metal (DK)
Friedhof Magazine (ES)
Inferno (FI)
Radio Metal (FR)
Rocking (GR)
Lángoló Gitárok (HU)
Metal Wani (IN)
Metal Italia (IT)
Zware Metalen (NL)
Kvlt (PL)
Ultraje (PT)
Metalfan (RO)
Hardwired (RS)
Crank It Up (SE)
Antichrist Magazine (UA)
Metal Hammer (UK)

Di seguito, la tracklist dell'album:
1. Sui Generis
2. Deserters of Eden
3. The Apostates
4. Bedlam Bedamned
5. Hangin' Crepe
6. Jerkwater Redemption
7. Split Tongues Won't Atone
8. Runaway Charley
9. Rebel Reveries

"The Apostates" è già disponibile per il pre-order nello shop del sito di Season of Mist.

https://www.facebook.com/gloriorbelli

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Per festeggiare i 30 anni di carriera, il prossimo 23 marzo la leggendaria Black Metal band greca Rotting Christ rilascerà via Season of Mist il doppio CD 'best of' "Their Greatest Spells".

Sakis e compagni hanno reso disponibile l'inedito "I Will not Serve", ascoltabile a questo link.

La band ha già cominciato il tour in compagnia dei Carach Angren, che li porterà il prossimo 13 febbraio sul palco del Colony di Brescia, per l'unica data italiana prevista

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Nuovo brano online per i Grafvitnir

Giovedì, 14 Dicembre 2017 14:12

E' online in esclusiva su Decibel Magazine la premiere di un nuovo pezzo tratto da "Keys to the Mysteries Beyond", nuovo album della Black Metal band svedese Grafvitnir.

Il brano è "Eye of Lucifer" ed è ascoltabile al link: https://www.decibelmagazine.com/2017/12/12/track-premiere-grafvitnir-eye-lucifer

"Keys to the Mysteries Beyond" uscirà domani, 15 dicembre, per Carnal Records. Sono già disponibili altri due pezzi, "Nidhögg" e "Vargavinter"

https://www.facebook.com/Grafvitnir.Official

https://www.facebook.com/Carnalrecords.sweden

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Full stream per il nuovo album dei Domgård

Mercoledì, 29 Novembre 2017 09:40

E' disponibile in full stream in esclusiva sul portale Invisible Oranges il nuovo album della Black Metal band svedese Domgård, "Ödelagt".

http://www.invisibleoranges.com/domgard-premiere

I Domgård rilasceranno il loro terzo album il 1° dicembre via Carnal Records, a cinque anni di distanza dal precedente "Myrkviðr". La band è tornata con un album di 12 tracce di furioso Black Metal di tradizione svedese, con tematiche concentrate sugli aspetti più oscuri della mitologia germanica.

Tracklist di "Ödelagt":
1. Niþanvarþa
2. Svartdjupets Lockelse
3. Töckenhöljt
4. I Geirröds Hall
5. Aldar Røkkr
6. Kynjagaldr
7 Ödelagt
8. Lögr Óðreris - Urblodets Trollmakt
9. Grottkvinnans Hemlighet
10. Sejdmannens Förbannelse
11. Förgånget
12. Ødhe Vi

Line Up: 
Vindkall - Guitars, synth & vocals
Mardröm - Guitars & vocals
Hrimner - Drums & vocals
Askr - Bass & vocals

http://www.carnalrecords.com
https://www.facebook.com/Carnalrecords.sweden
https://www.facebook.com/DOMGARD
https://domgardband.bandcamp.com

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Il mondo metal é stato recentemente scosso per tutta la caciara riguardante quel buffone dei Taake e tutta la storia del movimento antifa in America che ormai ha a cuore la crociata contro i gruppi NS (aka Nazionalsocialisti o wanna-be-true) che non han di meglio da fare se non metter le zampe nel calderone filo nazi e politico non molto distante da cio' che il movimento antifa sta facendo dall'altro lato. Insomma, destra, sinistra, centro, fate voi, la storia non cambia. 

In tutta sincerità, la cosa non mi sorprende. Il mondo metal ha sempre avuto bisogno di quel certo livello di gossip che solo eventi come questi possono alimentare. Se non fosse stata la politica, sarebbe stato il veganismo, e se non fosse stato il veganismo allora sarebbe stato qualcos'altro. A dirla tutta, ci piace parlare e sparlare di chi non la pensa come noi e qui non si tratta solo dei Taake ma si tratta di un atteggiamento da scenetta locale, il classico sabato sera al pub in cui si va a bere una birra ma anche a parlare in maniera quanto piu' divertente/triste possibile del tavolino affianco al nostro.

Per quanto riguarda gli eventi sopracitati, ma chi se ne frega dei Taake? Sinceramente ragazzi, i Taake son un gruppo di buffoni come ce ne son tanti altri. Ancora nel 2018 a fare le crociate contro il gruppo per quanto riguarda l'ideologia? Devo davvero ricordarvi dei vari concerti metal che son stati puntualmente rimandati causa estremisti cristiani? Non vi é mai capitato il gruppo dell'ACR fuori dal palazzetto dove suonava l'ennesimo artista americano collegato a qualche fantomatico culto satanico? Marilyn Manson é uno tra i tanti, ma queste cose son successe anche con tanti altri gruppi locali e non. Ogni citta' italiana ha il suo episodio di intolleranza perché la gente non ha di meglio da fare se non parlare o sparlare dell'ennesima cosa che non si capisce. 

Dobbiamo davvero ricordare l'inquisizione che ha seguito episodi come quello delle leggendarie bestie di Satana e bla bla bla... Insomma, non é che queste cose non sian all'ordine del giorno e non voglio spendere il mio o il vostro tempo per parlare di tantissimi episodi come questi. Ma a voi, per chiudere questa parentesi, non é mai capitato di essere adocchiati o presi in giro per i capelli lunghi, per la maglia del gruppo metal preferito, per le borchie, per il chiodo, per la cresta.. e quanto altro?

Davvero noi metallari abbiamo bisogno di far lo stesso tra di noi? Ok, allora il punto é questo "..il signor Host ha suonato dal vivo con una svastica dipinta sul petto, fa commenti poco carini contro cristiani, musulmani, buddisti e qualunque religione organizzata a livello mondiale". Insomma, non é un signorino simpatico, ha fatto della musica che personalmente non seguo più dal suo terzo lavoro ma alla fine della giornata, é comunque un artista. Ha il suo seguito, il suo perché, la sua spocchia e la sua presenza scenica con o senza svastica. A dirla tutta, non é neanche uno tra gli artisti peggiori - da questo punto di vista - che arrivino dall'ambiente black. 

Eppure, avere una svastica dipinta sul petto e far commenti poco consoni al "perbenismo metal" é a quanto pare reato. Ora, oltre a cosa possa o non possa aver fatto, qual'è il problema? Ci son state band molto piu' "sconosciute" dei Taake che han usato simbologia e quant'altro in ambito NS ben prima. Le crociate però non si facevano come ora. 

A livello locale, bastava una telefonata ai carabinieri e ti trovavi la pattuglia sotto casa o a far le intercettazioni telefoniche per vedere se realmente cercavi di organizzare un attentato ed in tanti nella vecchia scuola han sperimentato questo brivido per essere satanici, nazi o addirittura punk in un paese di mille o meno abitanti. 

La scena, nella sua totalità, ha vissuto un'evoluzione talmente acida che si é passati dall'intolleranza verso il metallaro all'intolleranza tra metallari amplificando in maniera estrema quell'odio/amore che esisteva tra "powerozzi" e "blackettoni", tra punk e metallari. Ideologie, preconcetti e chi più ne ha più ne metta, fan da cornice a questo  mondo di facciata in cui tutti voglion sentirsi parte di un qualcosa di importante, un qualcosa di unico. Che cosa può essere più accattivante di una bella crociata? Una bella caccia alle streghe per estinguere quel sentimento di malinconia che un po' tutti sentiamo nel ricordarci quanto noi metallari siamo stati trattati male da ragazzini, quando anche noi iniziavamo ad affacciarci su un mondo fatto di idee diverse, di scoperte filosofiche, politiche e religiose che non erano l'ABC di quello che ti insegnavano a scuola o al catechismo. 

Va bene, la svastica! La maledetta svastica! Fosse stata la faccia del Che Guevara allora ci saremmo dovuti aspettare l'opposto? Un bel gruppo di nazi che andava a far bordello al concerto dei Taake perché Host aveva suonato con la faccia del Che dipinta sul petto chiamandolo magari "sporco comunista" anziché "sporco nazista"? Ma scusate, quando suonano i Napalm Death, vedete per caso una schiera di macellai che cerca di bloccare l'evento perche' son tutti vegani? Pensa se erano i Botanist!!! Mamma mia!

Ma quando i gruppi nazi cantavano in norvegese o in tedesco e voi, senza capire le parole, ascoltavate solo la musica e vi piaceva.. come avreste visto o vissuto il tutto se aveste saputo che cantavano di Adolfo e delle sue avventure politiche o di quell'idea di supremazia bianca di cui ci fa tanto schifo parlare ma che viviamo puntualmente quando disprezziamo l'ennesimo extracomunitario che ci passa sotto casa? Perché non ricordare qui gli eventi che caratterizzarono il secondo disco dei Type O Negative che, con il brano "Der Untermensch" e le loro idee di "destra", si ritrovaron con gli olandesi arrabbiati e che non li fecero suonare in Olanda nel lontano 1991?

Come vedete, cambian i tempi, cambian i generi ma il discorso di fondo é sempre quello. Che ci fa la politica nella musica? Perche' ci ostiniamo a strumentalizzare una delle cose piu' belle al mondo?

Perché' non iniziare ad accettare il fatto che si parli di musica estrema? Perché non iniziare ad accettare il fatto che l'estremismo purtroppo va in tante direzioni dal punto di vista psicologico e sociologico? In un momento come questo, in cui a livello nazionale ed internazionale i movimenti di destra son alla ribalta, perché ci stupiamo se quel sentimento di potere bianco é presente anche nella musica ed é piu' forte che mai? Pero', anziché fare i leoni da tastiera, la parte della persona ottusa che non ha di meglio da fare se non chiamare i carabinieri per denunciare il ragazzo punk che vive in un paese di mille anime, perché non iniziate a usare la stessa formula per fare la vostra musica o creare la vostra scena? Il movimento NSBM non si é formato in due giorni, perché non iniziare a metter le basi per un qualcosa di diverso e che sopratutto non abbia niente a che vedere con queste idee che non son altro che un'estensione del degrado psicologico dell'essere umano? Ci rendiamo conto che i politici e la politica son il fattore massimo di strumentalizzazione che abbiamo dopo la religione e che siamo talmente ottusi che ci stiamo cascando un'altra volta? 

Oggigiorno si parla tantissimo di antifa, di nazi, di vegani, di cristiani, di pagani e di qualunque cosa possa essere identificata come un movimento ideologico che possa per un momento farci sentir parte di un qualcosa di "grande" ed "importante". Credo sia interessante, da questo punto di vista, conoscere punti di vista differenti e perché no, parlare con esseri umani - non mostri - che hanno idee differenti dalle nostre. E' motivo di confronto e di crescita personale e culturale. 

Nel momento in cui prendiamo le parti di chi giudica, nel momento in cui non abbiamo niente di meglio da fare che giudicare un disgraziato come un nazi quando in realtà il tutto fa parte di un prodotto congegnato per esser venduto ad un pubblico di adolescenti che come noi un tempo "inizia ad affacciarsi su un mondo fatto di idee diverse, di scoperte filosofiche, politiche e religiose che non sono l'ABC di quello che ti insegnano a scuola o al catechismo", allora passiamo dalla parte del torto. 

Ancora? Si, aveva una svastica disegnata sul petto e fa commenti poco sobri! Iol che paura!!!! Iniziamo a distinguere i buffoni di qualunque colore e fazione, smettiamola di fare queste crociate che non servono a nulla. La politica é la brutta faccia di qualunque genere musicale perché spinge le persone a farsi strumenti di un sentimento collettivo che non ha niente a che vedere con la musica in se. Per fare un esempio stupido ma assolutamente sobrio, se domani fosse alla ribalta il comunismo allora si parlerebbe di "red metal"? Suona male solo a pensarlo! Tuttavia, siamo qui a parlare di una cosa tanto stupida quanto attuale. 

Volete fare politica? E fatela fuori dalla musica. Se davvero volete cambiare le cose, non cercate di cambiare la musica ma lavorate per cambiare il mondo in cui vivete. Forse non si arriverebbe a dar la caccia alle streghe e forse avremmo più tempo per ascoltare qualcosa che ci piace davvero anziché propaganda ignorante e poco interessante.

Pubblicato in approfondimenti
 
 
I norvegesi DOMINANZ (Black Metal - Industrial Silence Production - L'Alchimie Agency Management) saranno in Italia e Svizzera nel mese di ottobre per il Raid of Ruin tour!!!
 
 
Queste le date:
 

Giovedì 12.10 – Bresso (MI),  Blue Rose Saloon

Venerdì 13.10 – Pederobba (TV), Birreria Old Saloon (assieme a Catechon e Soulspirya)

Sabato 14.10 –  St Maurice (CH), Le Manoir 

Domenica 15.10 – Retorbido (PV), Dagda Live Club

 

Di seguito il videoclip della traccia Ruins of Destruction :

 
 
 

 

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Poche band al mondo possono contare sulla storicità e sui pochi passi falsi che la creatura di Sakis Tolis, i Rotting Christ, ha compiuto durante l'arco della sua carriera. Mai soddisfatto della sua musica, in continuo mutamento e sperimentazione, il frontman greco è stato capace, durante gli anni, di costruire un sound del tutto anomalo e personale in un panorama che per anni è rimasto statico come quello europeo. Per questo, in occasione della data al Circolo Colony (di cui potete leggere qui il report) non ho perso l'occasione di incontrarlo per una breve intervista. Buona lettura!

D: Ciao Sakis e grazie per il tempo concesso ad Allaroundmetal.com. Siete contenti di tornare in Italia, nello stesso palco dove avete suonato lo scorso anno?
R: Ciao Dario e grazie a voi. Si, sono molto contento, l'Italia per noi è come una seconda casa, ci fa molto piacere essere tornati al Circolo Colony.

D: Parliamo un po' di Rituals: penso che sia un album monumentale, mi è piaciuto molto. Hai parlato di satanismo e del senso della religione, più che dell'adorazione del diavolo vera e propria, in molte culture differenti. Possiamo considerarlo una naturale evoluzione rispetto al discorso cominciato con Katá ton Daímona Eaftoú?
R: È esattamente così, pensa che all'inizio volevo chiamarlo Katá ton parte 2. Più o meno le tematiche sono quelle del disco precedente: il male e il suo rapporto con differenti culture, ma qui ho voluto arrangiare il tutto in modo più atmosferico.

D: Hai lavorato con Michael Locher (Samael nda.) per "Les letanies de Satan" e con Nick Holmes (Paradise Lost nda.) per "For a voice like thunder", come ti è venuta l'idea di chiamarli? In fase di lavorazione hanno influenzato la scrittura del pezzo?
R: Si, quando scrivo canzoni in una certa lingua mi chiedo sempre quali tra i miei amici potrebbero darmi una mano a interpretarle e farle vivere. Quando mi sono trovato tra le mani una canzone tratta da Baudelaire ho subito pensato a Michael, che è madrelingua, stessa cosa con Nick e tutti gli altri. In realtà anche con le canzoni in greco: penso sempre a chi possa darmi una mano a prescindere. Lo faccio ad ogni album, per me queste partecipazioni sono molto più che semplici comparsate: se voglio un artista in una canzone è perché penso che quella canzone, senza quell'artista, non può funzionare.

D: Riguardo proprio al concept di questo disco: pensi che studiare culture antiche e la loro visione del mondo sia un buon modo per aprire le nostre menti e vedere le cose da un altro punti di vista?
R: Assolutamente si. Se leggi i testi dei Rotting Christ ti rendi subito conto di come mi piaccia vedere il mondo da una prospettiva metafisica. Ok, la vita di tutti i giorni è difficile, devi pagare le tasse, pensare ad altro... La musica mi permette di staccare e di ragionare su concetti molto complessi. L'avere due modi di pensare diversi, due modi in cui vedere il mondo, dove da una parte sono un papà con tutti i problemi del caso e dall'altra un musicista metal, mi aiuta spesso a stare meglio.

D: Pensi che i tuoi fan, dopo aver letto i tuoi testi o anche solo sapendo a cosa sono dedicate le canzoni, vadano poi a studiarsi le fonti da cui prendi ispirazione?
R: Non lo so! *ride* Ma come dicevo prima lo spero. A volte il metal può essere un veicolo per conoscere molto di più riguardo al mondo che ci circonda e non la solita roba trita e ritrita che dice principalmente "Satan, kill etc." *ridiamo*. Questo è il motivo per cui nei Rotting Christ ho sempre un approccio quasi poetico.

D: Ci sono due cover nel disco, una degli Aphrodite's Child e una di Nikos Xilouris. Come mai hai scelto questi due artisti?
R: Come in tutte le culture, quella ellenica moderna ha artisti che difficilmente sono conosciuti fuori dai confini nazionali, anche perché parlano e cantano principalmente nella loro lingua. Alcuni di loro però posseggono un sound che secondo me si adatta bene alla musica dei Rotting Christ, per quello ogni tanto mi piace realizzare delle cover. Mi piace pensare che, per esempio, le persone scoprano poi che gli Aphrodite's Child sono il gruppo di Vangelis, o che trovino interessante la musica folk di Nikos Xilouris. Quest'ultimo, per esempio, è stato una delle mie ultime influenze in merito di vera e propria scrittura dei pezzi!

D: Venendo a fatti più di "attualità": recentemente siete stati in sud Africa dove per l'ennesima volta molte associazioni hanno protestato contro il vostro monicker, costringendovi a esibirvi con un altro nome.
R: Si, ci succede ormai ogni anno *ride* ovunque andiamo capita sempre qualcuno che ha da dire per il nostro nome. Da un certo punto di vista ti direi quasi che potrei capire chi si sente offeso, ma ehi, questa è musica metal fatta per un pubblico di metallari. Sono sempre più rattristato dal fatto che le religioni si siano radicalizzate a questo punto. Nonostante ciò, se ci capita, semplicemente suoniamo lo stesso con un altro nome, pazienza. Per noi l'importante è sempre trasmettere il messaggio della nostra canzone più famosa: Non serviam.

D: Ieri ero qui al Colony a sentire i Ne Obliviscaris. Considerata l'ultima ondata di metal estremo che abbiamo visto in questi anni, cosa pensi di queste nuove band che mescolano black metal con nuove influenze? Pensi possano rappresentare un futuro per il genere?
R: Non lo so, ma penso di si. È fondamentale continuare a sperimentare in un genere da sempre statico come l'heavy metal: come Rotting Christ cerco sempre di supportare le nuove generazioni. Spero davvero che band come Mgla, Batushka o Ne Obliviscaris siano solo le prime di una vera e propria rinascita del genere.

D: Come dicevamo prima, quindi, sei sostanzialmente d'accordo sul fatto che le tematiche della musica metal ormai non possano essere più "kill" e "satan"! *ridiamo*
R: Certo, molte persone probabilmente si stufano a leggere testi complessi, ma dall'altro punto di vista io con i Rotting Christ ho sempre provato a fare un passo avanti. Non sto dicendo che non mi piaccia chi fa thrash o death vecchio stile: semplicemente penso che sia una cosa superata.

D: Come mai hai provato a scrivere una canzone in orchesco, intitolandola tra l'altro come il saluto orchesco del videogioco Warcraft?
R: Ahahah! Come giustamente notavamo prima, con questo disco ho deciso di provare a scrivere cose diverse: siamo passati dal francese di Les Letanies de Satan all'inglese di For a Voice Like Thunder. Per questo mi sono divertito a scrivere una canzone che contenesse il linguaggio orchesco, mischiando Tolkien e Warcraft. Non riesco mai a giocare tanto, soltanto nelle pause tra un tour e l'altro, però mi piaceva l'idea dell'Orda furiosa e cieca di rabbia, così ho scritto la canzone!

D: Grazie per il tempo dedicatoci Sakis!
R: Grazie a voi per il supporto!

Pubblicato in Interviste

Seconda serata di fila al Circolo Colony, sabato 29, per la doppietta Inquisition + Rotting Christ.

Chi mi segue sa che il sottoscritto non ami esattamente tutto il black metal incondizionatamente, ma che lo assuma a piccole dosi come si farebbe con l'olio di palma dopo gli ultimi allarmismi. Guardandomi dall'altra parte della barricata, sostanzialmente, per me il black è sempre stato qualcosa di stranamente esotico, ma le sue sfumature non mi hanno impedito di lasciarmi spesso prendere da questo tipo di musica.

È così che mi sono ritrovato faccia a faccia con Sakis Tolis, mastermind dei Rotting Christ, per una breve intervista (che leggerete prossimamente), per poi godermi una 4 ore non stop di metal estremo. Ad attaccare ci pensano gli svizzeri Schammasch, fautori di un black/doom molto cadenzato, che non mancano di richiamare un po' di pubblico sotto al palco. Personalmente non è il mio genere, ma al contrario ho apprezzato l'attitudine cazzara dei Mystifier, fautori invece di una specie di death/black molto ignorante e caciarone. I brasiliani, all'attivo da ormai più di 20 anni, si divertono un sacco, anche considerata l'adunata di sudamericani che invade il Colony durante il loro show, mentre tanta gente non aspetta che i Rotting Christ. Il nuovo acquisto della band, Diego Araújo, tiene benissimo il palco, con ovviamente il mitico Beelzeebubth che incita i partecipanti a tirare su più macello possibile. Un Colony entusiasta saluta l'esibizione di un gruppo che effettivamente, in Italia, mancava da parecchio.

Quando tocca ai Rotting Christ salire sul palco la tensione è alle stelle. Molte persone sono qui per loro, e Sakis Tolis lo sa bene. Curiosa quindi l'idea di aprire con la cover degli Aphrodite's Child: The Four Horsemen, che chiude l'ultimo album Rituals, per poi lanciarsi in una cavalcata che ha pescato sia dagli esempi più recenti della loro discografia che dalle vecchie glorie del passato. Purtroppo il minutaggio dedicato alla band è davvero poco, cosicché i nostri devono scartare quasi del tutto alcuni album per dedicarsi ad altri, come il penultimo Κata Τon Daimona Εaytoy, per poi proporre da Rituals la tribale Apage Satana e un altro pugno di pezzi. I turnisti imbarcatisi con i fratelli Tolis per questo tour reggono bene un palco esigente come quello del Colony, che quando si tratta di metal estremo non fa sconti per nessuno. Mietitura di vittime completa con la finale Non Serviam, immancabile traccia di chiusura di tutti i loro concerti. Personalmente sarebbero dovuti essere loro gli headliner, ma alla label non si comanda...

... Label che impone headliner gli Inquisition, "nuova" rivelazione del black metal mondiale. Nuova relativamente parlando, perché i colombiani, in giro dal 1988, sono riusciti negli anni a costruirsi un'immagine di culto assolutamente inattaccabile per la maggior parte dei blackster. Saltati all'onore delle cronache per l'ultimo Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith, Dagon (voce e chitarra) e Incubus (batteria) riescono a fare il casino che farebbero sei membri di una band black metal da soli, senza l'aiuto del basso. C'è da dire che in realtà il loro fonico è il terzo membro ufficiale della band, sempre indaffarato a mandare effetti dal tablet, ma non togliamo poesia a un'esibizione coi fiocchi. Definirei la loro musica quasi un black psichedelico, al livello di gente come gli Oranssi Pazuzu, ma sarebbe riduttivo parlare in questo modo del duo, che subito ci spara addosso From Chaos we came, tratta direttamente dall'ultimo full-lenght. Caratterizzati da un sound totalmente ridotto all'osso, i nostri tirano su una bella oretta di concerto: per quanto il genere non mi faccia impazzire sarebbe stupido negare la potenza sprigionata dalla band. La scaletta è dedicata all'ultima parte della discografia della band, specialmente anche a Obscure Verses for the Multiverse. Il pubblico si prende subito benissimo, nonostante molti scappino per il caldo, e si gode fino alla fine uno show davvero esplosivo.

È stato bello essere al Colony in queste due giornate, ricche di bella musica e bella gente. In attesa del Colony Open Air, l'organizzazione può stare tranquilla: il suo pubblico è fomentato e fedele come si vede.

Pubblicato in Live Report

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