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Tornano i Summoning, il volto oscuro di Tolkien! Tornano i Summoning, il volto oscuro di Tolkien! Hot

Tornano i Summoning, il volto oscuro di Tolkien!

recensioni

gruppo
titolo
Old Mornings Dawn
etichetta
Napalm Records
Anno

Formazione:

Silenius - voce, chitarra, tastiere

Protector - basso, voce, tastiere

 

Tracklist

1. Evernight

2. Flammifer

3. Old Mornings Dawn

4. The White Tower

5. Caradhras

6. Of Pale White Morns And Darkened Eves

7. The Wandering Fire

8. Earthshine

opinioni autore

Voto medio dell'autore: 2 user(s)

voto 
 
4.5  (2)

 
Tornano i Summoning, il volto oscuro di Tolkien! 2013-10-13 16:13:17 Davide Pappalardo
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4.5
Opinione inserita da Davide Pappalardo    13 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre, 2013
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Grande gruppo e bella recensione che sottolinea gli aspetti salienti di questo ultimo lavoro.

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Tornano i Summoning, il volto oscuro di Tolkien! 2013-10-09 16:24:11 Marco Tripodi
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4.5
Opinione inserita da Marco Tripodi    09 Ottobre, 2013
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Quando un grande gruppo -specie nell’underground- resta nel silenzio per ben sette anni il sospetto che ormai abbia già detto e già dato quanto fosse nel loro potenziale e che possa ormai essere confinato tra i nomi dei mostri sacri del passato rischia di diventar certezza, ma evidentemente non è il caso dei Summoning, ed il loro “Old Mornings Dawn” testimonia che la loro vena non si è ancora esaurita.
Ebbene sì, il gruppo che ha fatto della fusione di un black metal ambient ed estremamente sperimentale con il meraviglioso mondo tolkeniano il proprio marchio di fabbrica ci regala una nuova chicca, ed è un album che i vecchi fan potranno sicuramente apprezzare, ma ancor più credo che questo disco, grazie al suo approccio più “misurato” potrà attirare al gruppo anche numerosi nuovi ascoltatori (forse i più giovani) che non conoscevano la band. Cosa intendo per approcciò più “misurato”? Mi spiegherò parlando del disco.
Facendo i conti con le nuove tecnologie la band ci introduce nel loro mondo oscuro ed incantato con un intro coinvolgente e suggestiva come poche ne ho sentite: oggigiorno purtroppo è diffusa la moda di cominciare un album con un brano introduttivo strumentale e pomposo –come se fosse un obbligo- e così anche quei gruppi black marci e grezzi che vivono dell’esempio di Mayhem ed Absurd si buttano in intro orchestrali e sontuose che nulla hanno a che fare col proprio prodotto; ebbene “Evernight” mostra invece quale sia il vero senso di un brano introduttivo e strumentale: è un ottimo sunto di quanto andiamo ad ascoltare, e ci immerge con una quiete vagamente sinistra in atmosfere che avremo modo di scoprire.
Se è vero che il passato dei Summoning è stato il più delle volte dettato dalla predominanza delle tastiere (tanto da farci addirittura talvolta dimenticare la matrice black metal del gruppo), questa volta le parti di tastiere, folk e atmosferiche come sono necessarie per i padri del “Tolkien Metal”, sono equilibrate e calibrate con i riff di chitarra e con la voce che si destreggia nel non semplice compito di suonare cattiva e malvagia, ma senza spezzare l’armonia antica e surreale del tutto. È quello che notiamo subito con “Flammifer” e con la title-track “Old Mornings Dawn”, che pur scorrendo molto bene pecca forse un po’ di lunghezza con i suoi nove minuti e mezzo (ma d’altronde sappiamo che questa è sempre stata una tendenza della band, e altri brani del disco lo dimostrano).
Con “The White Tower” i Summoning si cimentano in un black metal più lento e introspettivo, ma capace di non cancellarci dalla mente le splendide immagini di Isengard ed Orthanc. Un ostinato di batteria ben calibrato ed una voce lamentosa e tetra accompagnano bene delle belle parti di tastiera e chitarra, che senza sfociare nel depressive metal più tradizionale (e spesso abusato) infondono all’ascoltatore il pacato senso di una malinconica e quasi spettrale contemplazione che dura quasi dieci minuti, e se mi prolungo tanto su questo è per ricordare che spesso è più facile fare canzoni dai ritmi serrati e violenti che non pronunciarsi in questo stile risultando effettivamente coinvolgenti.
È con le canzoni “Caradhras” e “Of Pale White Morns and Darkened Eves ” che vediamo al meglio come la band sia stata capace in questo disco di fondere la sua vena folk con parti (soprattutto liriche) sfacciatamente black metal, cantate in un rabbioso rantolo che si mescola al suono delle foreste di Tolkien.
Non crediate quindi che amalgamandosi così con parti più “ortodosse” per la tradizione del black metal i Summoning abbiano perso quella loro caratteristica sontuosità ed epicità: come già detto per “Flammifer”, il giusto equilibrio tra le chitarre cupe e graffianti e lo scream con le parti di tastiera viene ribadito da “The Wandering Flame”, mentre ci avviamo alla chiusura; già, perché questa era la penultima traccia, e con “Eartshine” arriviamo alla fine, con un brano che riassume al meglio tutti gli elementi incontrati nelle tracce precedenti, e che in questa canzone raggiungono un apice. È un brano che ha tutto: un inizio malinconico, uno sfogo vocale di ampio respiro, una partitura chitarristica che pur senza troppa elaborazione si sposa in uno struggente e magnifico confronto con tastiere estremamente evocative, ed un finale in pompa magna con cori epici e maestosi.
Che dire per concludere? Chi in passato ha potuto apprezzare i Summoning potrà ritrovarli e riscoprirli con questo nuovo “Old Mornings Dawn”, meno epici e meno eroici, ma più contemplativi, più coesi nell’organico della band ed elaborati nella composizione. I Summoning sono maturati. E questo disco è la prova che sette anni dall’ultima uscita non sono passati invano.

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