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Sacrilege, una leggenda italiana Sacrilege, una leggenda italiana Hot

Sacrilege, una leggenda italiana

recensioni

gruppo
titolo
Demon Woman
etichetta
Jolly Roger Records
Anno

Songs:

 

 

Intro / Endless Rain

Demon Woman

Siel

Sacrilege

Voodoo Ritual


Lineup:


Luca "Bon" Gorna - Vocals

Nicola Murari - Guitars

Marco Fill - Bass

Fley - Keyboards

Mauro Tollini - Drums

 

opinioni autore

 
Sacrilege, una leggenda italiana 2013-10-23 19:15:00 Marco Doné
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Marco Doné    23 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 2013
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Ed eccoci qua…. Ogni volta che mi trovo a parlare di un disco italiano degli anni ottanta o primi novanta, vengo perennemente investito da una dose di rabbia incommensurabile. Si, proprio così… Autentici capolavori il più delle volte passati inosservati, lavori che ci invidiano all’estero e noi italiani nemmeno conosciamo, o non vogliamo conoscere, per una mania esterofila che non ha spiegazione… Ok, non è il momento delle polemiche quindi mi fermo qui ed iniziamo a parlare di questo capolavoro che, grazie alla Jolly Roger Records, possiamo ascoltare in vinile in formato completamente rimasterizzato. Stiamo parlando della cult-band veronese dei Sacrilege e del loro demo autoprodotto “Demon Woman”. Nati da una costola dei Black Hole, nella formazione troviamo infatti Nicola Murari alla chitarra e Mauro Tollini alla batteria, i Sacrilege realizzarono questa demo nel 1987 per sciogliersi da lì a poco. Dalle loro ceneri nasceranno, pochi anni dopo, gli Epitaph. Cinque i brani che compongono questo “Demon Woman”, cinque brani di genialità pura, in cui Black Sabbath, Saint Vitus, una certa nhwobhm e quelle atmosfere ipnotiche, a tratti psichedeliche, proprie degli anni settanta, si mescolano alla perfezione creando un qualcosa di spettrale a cui poche band si sono avvicinate. Si parte con una "Intro" funerea e spettrale che lascia subito spazio ad “Endless Rain”. Ritmica incalzante ed ipnotica, il giro di chitarra è genialità pura. La canzone può essere descritta attraverso un immagine, pensate di trovarvi in un sentiero d’aperta campagna, di notte, avvolti dalla nebbia, qua e là qualche albero ed alle vostre orecchie arriva una melodia straziante, come se si stesse per eseguire un non precisato rituale. Che inizio!! Tocca poi alla title track “Demon Woman” in cui fanno capolino le influenze nwobhm, Gream Reaper su tutti. “Siel” invece è strutturata attorno ad un arpeggio dalle tipiche atmosfere settantiane valorizzato dall’interpretazione di Luca Gorna alla voce e dalle suggestive tastiere di Fley. Questa “Siel” è per i Sacrilege quello che “Free Man” fu per gli Angel Witch. “Sacrilege” è doom all’ennesima potenza, un inizio alla Saint Vitus per poi evolvere in una parte centrale, strumentale, in cui fa capolino un passaggio alla The Doors, ovviamente riletto in chiave doom. Canzone ambiziosa il cui risultato lascia senza parole per la qualità e la genialità della composizione. “Voodoo Ritual” è il perfetto atto finale di questo “Demon Woman”. Canzone spettrale in cui l’anima dei Black Sabbath è ben marcata. Stupenda l’accellerazione centrale, una parte ossessiva e malsana che si mescola alla perfezione con l’atmosfera della canzone e di quest’ opera. Si, opera è il termine corretto, parlare di demo secondo me è molto riduttivo, sia per la qualità espressa sia per cosa rappresenti questo disco nello scenario nazionale ma non solo, visto l’alone di culto, di leggenda, che lo circonda.
Cinque tracce compongono questo “Demon Woman”, cinque tracce che conquistano e allo stesso tempo lasciano l’amaro in bocca. Conquistano per la qualità, il pathos, l’oscurità che emanano. Lasciano l’amaro in bocca perché a questo capitolo non vi fu seguito ed anche la successiva incarnazione della band ebbe vita breve. Lasciano l’amaro in bocca perchè l’Italia, da sempre, ha regalato pagine incredibili alla storia della musica da noi preferita senza però, salvo rari casi, ottenere quanto le spettava e le spetta tutt’ora. In un momento in cui il movimento che possiamo chiamare occult metal, in cui la componente heavy doom è la base di partenza, sta ottenendo sempre più seguito grazie ad una sorta di revival da parte di band tutt’altro che eccezionali, questo “Demon Woman” fa capire cosa significhi credere, vivere, quello che si suona.
Grazie alla Jolly Roger Records per aver riportato in vita questa perla. Il formato della ristampa è in vinile, limitato a 500 copie, le prime 100 sono in vinile viola.

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20
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