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Mekong Delta: o si amano, o si odiano... niente vie di mezzo! Mekong Delta: o si amano, o si odiano... niente vie di mezzo! Hot

Mekong Delta: o si amano, o si odiano... niente vie di mezzo!

recensioni

titolo
“In a mirror darkly”
etichetta
SPV/Steamhammer
Anno

 

TRACKLIST:

1. Introduction + Ouverture

2. The armageddon machine

3. The silver in gods eye

4. Janus

5. Inside the outside of the inside

6. Hindsight bias

7. Mutant messiah

 

 

LINE UP:

Martin LeMar (Voce)

Erik Adam H. Grosch (Chitarra)

Ralph Hubert (Basso, Chitarra Acustica)

Alex Landenburg (Batteria)

opinioni autore

 
Mekong Delta: o si amano, o si odiano... niente vie di mezzo! 2014-04-27 08:46:52 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    27 Aprile, 2014
Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 2014
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Partiamo da un dato di fatto: ascoltare la musica dei Mekong Delta e comprenderla nella sua intera essenza non è per nulla semplice ed obiettivamente non è per tutti. Sin dai loro esordi negli ormai lontani anni ’80, la band del bassista Ralph Hubert si è distinta per un songwriting estremamente complesso, un thrash/prog estremamente difficile da assimilare ed intendere; quel ripetere ossessivo delle stesse note o degli stessi passaggi, quei concetti così particolari spesso insiti nei testi (non ho avuto quelli di quest’ultimo album ma, da quel poco che ho capito, credo non siano poi così differenti dal passato), quella musica così alienante... tutti particolari che non sono per un pubblico di massa e che, qualora non compresi appieno, non permettono di assaporare fino in fondo ciò che i Mekong Delta in realtà sono. Ecco, quindi, che ogni nuovo disco è una sorta di appuntamento orgasmico per chi riesce ad essere pienamente addentrato nell’universo di questa band unica al mondo. Quest’anno Hubert & C. sfornano il loro undicesimo full-lenght (quattordicesimo, contando anche live e compilation) intitolato “In a mirror darkly”, la cui copertina richiama il triangolo che sta alla base del logo della band. Il disco è composto da 7 pezzi, tutti di durate importanti (la sola “The silver in gods eye” non supera i 6 minuti), tutti estremamente complessi da ascoltare, tanto che sono necessari ripetuti ascolti per poter essere assimilati a dovere. Questa è la caratteristica del sound dei Mekong Delta, accanto ad una tecnica strumentale semplicemente mostruosa (ascoltate le due strumentali “Introduction + Ouverture” ed “Inside the outside of the inside” per rendervene conto!), c’è un songwriting estremamente intricato, che spesso è parecchio alienante, quasi al livello di un blando allucinogeno. Siete pronti a tutto questo? Se pensate di non esserlo, meglio lasciar perdere i Mekong Delta e le loro complessità; al contrario, se già avete apprezzato in passato questa band, anche questo nuovo disco “In a mirror darkly” vi renderà felici e sarà la colonna sonora del vostro trip personale. Non ci sono filler in questo album, né momenti di calo qualitativo, la capacità di stupire ed ammaliare dei Mekong Delta è invariabile dal primo all’ultimo momento del disco, con quel terribile e, lasciatemelo dire, fastidiosissimo sibilo finale di “Mutant messiah”. Non ho un mio brano preferito, perché è tutto l’album ad essere valido, da assorbire nella sua interezza; forse le due strumentali sono le migliori, ma non perché la voce del buon Martin LeMar sia scadente (tuttaltro!), ma quanto perché si arriva quasi all’assurdo che le parti vocali possano essere considerate solo un contorno, a volte anche evitabile, e non un completamento ed un’esaltazione delle musiche. In altre parole, frequentemente qui mi sembra che non siano le musiche ad essere asservite alla voce (come spesso accade), ma pare sia quest’ultima ad essere un complemento delle prime. A voler essere pignoli, mi sarebbe piaciuto ritrovare qualche richiamo alla musica classica, come accadeva in passato, ma anche questa volta dovremo farne a meno e sperare nel prossimo appuntamento. Questi sono i Mekong Delta, prendere o lasciare; se li amate, come il sottoscritto, anche questo “In a mirror darkly” sarà per voi l’ennesimo capolavoro; se non li avete mai apprezzati o compresi, non sarà di certo questo album a farvi cambiare idea.

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