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Bleeding Utopia: La potenza oscura del death svedese più classico Bleeding Utopia: La potenza oscura del death svedese più classico Hot

Bleeding Utopia: La potenza oscura del death svedese più classico

recensioni

titolo
Darkest Potency
etichetta
Bleeding Music Records
Anno

 

1. Blackest of Blood
2. Your Kingdom Will Fall
3. This Is Where We Die
4. I Will Return
5. All Life Withers
6. Your Lifeless Sire
7. Bring Me Your Dead
8. Until Death Collects Them All
9. Nighttime Divine

opinioni autore

 
Bleeding Utopia: La potenza oscura del death svedese più classico 2014-12-04 21:45:11 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    04 Dicembre, 2014
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Secondo lavoro per i deathers svedesi, che omaggiano il buon regista Sam Raimi, con questo “Darkest Potency”. Lo fanno con un ritorno a sonorità di un certo swedish death passato, che veleggia tra gli Entombed di “Left Hand Path” ed i primi lavori degli Hypocrisy.
ATTENZIONE: Entrambi i referimenti sono da prendere con le pinze, nel senso questi ragazzi non possono neanche sognarsi di arrivare, almeno per ora ai livelli dei grandi maestri del death scandinavo, ma hanno comunque cercato di creare un lavoro degno di nota che ce li può ricordare.

Buona la produzione, che esalta non poco la potenza dei suoni, spicca su tutti l’ospite del disco, cioè il batterista Kevin Talley, già con i Suffocation, nonché il growling cavernoso del bassista/cantante David Ahlén.
Tutto il lavoro ruota intorno al primo death scandinavo, ma per quanto seminale, anche nei pezzi più “neri” e tirati, i Bleeding Utopia non si lasciano pregare per imporre un buon assolo melodioso o qualche riff accattivante, fino ad arrivare a metà disco, dove l’accoppiata “I Will Return” e “All Life Withers” virano decisamente verso un approccio chitarristico più ruffiano e melodico, proponendo riff heavy/thrash dal buon gusto.

Ci ritroviamo tra le mani un album per gli aficionados di certe atmosfere extreme metal molto vicine agli anni ’90, niente stupide clean vocals e niente momenti pop per fortuna. E’ anche chiaro che il principio dei Bleeding non sia la ricerca dell’originalità, certi arrangiamenti e certe scelte stilistiche le abbiamo sentite centinaia di volte, ma loro il proprio lavoro alla fin fine lo fanno bene, ed i palati che agognano un salto in un death passato e meno modaiolo, potrebbero esserne abbastanza soddisfatti. Da parte nostra non possiamo negar loro la sufficienza..Certo, in realtà, niente più di questa.

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