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Disco insignificante di cui si salva ben poco per i Madness of Sorrow Disco insignificante di cui si salva ben poco per i Madness of Sorrow Hot

Disco insignificante di cui si salva ben poco per i Madness of Sorrow

recensioni

titolo
"III: The Beast"
etichetta
W1tch R3cords
Anno

Line up:

Muriel – vocals, guitars, bass, keyboards, drums

Shark – guitars

Derrick - drums

 

Bolthorn – bass on track 2

Simon Garth - guitars on track 8

 

Tracklist:

  1. Welcome to your suicide
  2. Three meters underground
  3. Seed of evil
  4. The army of sinners
  5. The black lady
  6. Vatican’s ruins
  7. No redemption
  8. Crucifixed
  9. Evilangel
  10. Drowned

opinioni autore

 
Disco insignificante di cui si salva ben poco per i Madness of Sorrow 2016-04-18 17:52:44 Virgilio
voto 
 
0.5
Opinione inserita da Virgilio    18 Aprile, 2016
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Madness of Sorrow sono un progetto messo in piedi da Muriel Saracino (ex Filthy Teens) nel 2011 e che giunge al terzo album, come è facilmente intuibile dal titolo “III: The Beast”. Mettiamo subito in chiaro le cose: ci capita spesso di notare come la quantità di uscite discografiche sia abnorme e sproporzionata rispetto a quello che può essere il vero attuale mercato. Se di solito comunque la qualità dei dischi è abbastanza nella media, capita pure di imbattersi in platter alquanto insignificanti. Questo album appartiene in effetti a questa seconda categoria: si tratta, infatti, di una serie di canzoncine registrate alla meno peggio che tutto sommato non sfigurerebbero neanche più di tanto se non fossero state realizzate con arrangiamenti al limite del ridicolo. Una pecca di particolare evidenza per la sezione ritmica e per le tastiere, poco convincenti anche per la scelta dei timbri utilizzati. Veramente improponibile, poi, il cantato di Muriel (che pur saprebbe cantare molto bene), il quale sceglie un approccio che pare una via di mezzo tra qualcuno che ha il mal di pancia e uno che si sforzi alla toilette: a volte simile ad un fastidioso rantolo, arriva addirittura quasi a stonare (emblematico in tal senso un brano come “No redemption”, di cui vi sconsigliamo vivamente l’ascolto). Nelle intenzioni doveva trattarsi di horror metal, ma naturalmente ci guardiamo bene dal proporre inopportuni paragoni con i Death SS. Una delle poche cose che si salvano nell’album sono gli assoli di Shark, ma nel complesso è un disco di cui si può tranquillamente fare a meno, c’è davvero molto meglio in giro.

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