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Un disco di cover per gli americani Conquest Un disco di cover per gli americani Conquest Hot

Un disco di cover per gli americani Conquest

recensioni

gruppo
titolo
"Under the influence"
etichetta
Dark Star Records
Anno

 

TRACKLIST:

01 - Metal Gods

02 - The ripper

03 – Wrathchild

04 - For whom the bell tolls

05 - Ace of spades

06 – Antisocial

07 - Lights out in London

08 - Wanted: dead or alive

09 - Red hot

10 - Cowboys from hell

11 - Children from the grave

 

 

LINE-UP:

Tim Fleetwood - Drums

Mike Crook - Guitars, Vocals

Derrick Brumley - Vocals, Guitars

Joey Saturn - Bass

opinioni autore

 
Un disco di cover per gli americani Conquest 2016-04-22 17:53:07 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    22 Aprile, 2016
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Devo ammettere che quando mi sono addentrato in questa recensione, ero convinto di avere a che fare con i power metallers ucraini Conquest (altrimenti noti come W. Angel’s Conquest), sono così rimasto sorpreso di scoprire che esisteva sin dagli anni ’80 un’altra band omonima (ho poi scoperto che con il nome Conquest, sono davvero tantissime le metal bands sparse per il mondo) con base a St. Louis negli Stati Uniti, con alle spalle ben 7 full-lenghts prima di questo “Under the influence”. Si tratta di una raccolta di cover di varie bands che dovrebbero costituire le maggiori influenze dei Conquest (da cui appunto il titolo) re-interpretate in maniera abbastanza fedele agli originali ed, in alcuni casi, alquanto irrobustite e “metallizzate”. Ecco quindi che troviamo brani di Judas Priest (fra cui la meravigliosa “The ripper”), Iron Maiden (“Wrathchild”), Metallica (molto piacevole la versione di “For whom the bell tolls”), Motorhead (“Ace of spades” senza Lemmy non è la stessa cosa!), passando per Bon Jovi (con la leggendaria “Wanted: dead or alive”), Motley Crue e Pantera, fino ad arrivare alla conclusiva “Children of the grave” dei Black Sabbath che conserva intatto il proprio fascino immortale e la propria malignità anche in questa versione più robusta (ma Ozzy è sempre Ozzy!). Un disco gradevole da ascoltare questo “Under the influence”, con brani mitici di bands che hanno scritto pagine di storia della musica metal, resi in modo sicuramente decente e rispettoso dagli americani Conquest. Una sola annotazione: visto il titolo scelto per l’album, mi sarei aspettato anche un brano degli Overkill, magari proprio estratto da quell’altro “Under the influence” che costituisce un pilastro del thrash americano.

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