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Alphastate: un'occasione persa! Alphastate: un'occasione persa! Hot

Alphastate: un'occasione persa!

recensioni

titolo
Out of the Black
etichetta
Autoproduzione
Anno

01. Out of the Black

02. Last Day

03. Don't Look Back

04. Before the Soul Departs

05. Great Divide

06. Road to Hell

07. World's Control

08. Only Chance

09. The System

10. The End?

opinioni autore

 
Alphastate: un'occasione persa! 2016-05-01 11:43:23 Mark Angel
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Mark Angel    01 Mag, 2016
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ormai è assodato, il Metal ellenico sta invadendo il mercato!
A parte gli scherzi, gli Ateniesi Alphastate fondati nel 2014 giungono abbastanza rapidamente all’esordio discografico senza aver pubblicato precedentemente alcun demo o Ep; questo “Out of the Black” consta di nove brani più una outro strumentale e presenta una band che pretende di essere moderna e tradizionale allo stesso tempo.
Nella Bio leggo tra le influenze: Steelheart, Black Label Society, Ozzy Osbourne, Brainstorm, Primal Fear e Pantera per citarne alcune, gli allegati biografici talvolta sono fuorvianti in quanto di Pantera, Steelheart e Black Label Society ho sentito ben poco.
La opener nonché title track è un ottimo brano: grintoso e potente al punto giusto, il riffing è devastante ed anche le linee vocali sono molto personali bilanciando con un’ottima melodia la pesantezza del brano, da menzionare l’ottimo assolo finale durante un’accelerazione Thrash: un ottimo inizio.
Con “Last Day” il riffing si fa ancora più pesante ed a mio avviso risulta molto influenzato da quel sottovalutato chitarrista di nome Roy Z, artefice della resurrezione artistica di Bruce Dickinson verso la fine degli anni ’90, brano sulla falsariga del precedente ma meno entusiasmante.
Con la successiva “Don’t Look Back” le somiglianze con la carriera solista di Bruce Dickinson aumentano pericolosamente e sembra di sentire un brano scartato da “Tyranny of Souls”, il pezzo non è male ma il tasso di personalità degli Alphastate qui rasenta lo zero.
La quarta “Before the Soul Departs” è indubbiamente uno dei highligths del disco, molto ottantiana grazie al cantato durante alcuni episodi arpeggiati, ovviamente anche qui il singer Manos Xanthakis rincorre (con successo per essere onesti) lo stile Dickinsoniano degli ultimi quindici anni.
Purtroppo con la successiva “Great Divide” le cose peggiorano, il sound “Bruce Dickinson meets Brainstorm” comincia a diventare davvero irritante e con la successiva “Road to Hell” la musica non cambia, avrebbero fatto meglio a coverizzare l’omonima canzone presente su “Accident of Birth” del 1997…
Con “World’s Control” la situazione migliora, gli Alphastate ora si mettono a fare il verso a Queensryche e Savatage ed il cantante fortunatamente si cimenta in un cantato leggermente più personale rispetto ai brani precedenti; sorvolando l’anonima “Only Chance” giungiamo all’ultimo pezzo vero e proprio: “The System” veloce e concisa, qui gli Alphastate uniscono la potenza di band come Iced Earth e Brainstorm con un tocco leggermente più progressivo, il cantante si distacca dai canoni Dickinsoniani regalandoci una prestazione decisamente più personale; davvero un bel brano, qui alzo le mani!
La simpatica outro “The End?” presenta degli arpeggi malinconici molto riusciti, sembra di sentire alcuni episodi melodici di chiara scuola “Alex Skolnick”.
Che dire? Gli Alphastate tecnicamente e compositivamente parlando sono ineccepibili, tuttavia per lunghi tratti del disco vi sono lacune di personalità imperdonabili ai limiti del plagio, le capacità e le potenzialità ci sono tutte: suggerirei ai ragazzi di continuare sulla strada di brani come la title track, “World’s Control” e “The System”; nel frattempo disco consigliato a chi non riesce a dormire la notte pensando che l’ultimo lavoro solista di Bruce Dickinson (Tyranny of Souls) sia datato 2005…Rimboccatevi le maniche Alphastate!

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