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Rain: un motore inarrestabile Rain: un motore inarrestabile Hot

Rain: un motore inarrestabile

recensioni

gruppo
titolo
"Spacepirates"
etichetta
Aural Music
Anno

 

01. Spacepirates
02. Not Dead Yet
03. Hellfire
04. Black Ford Rising
05. Billion Dollar $ong
06. 86
07. Forever Bitch
08. We don’t Call the Cops (W.D.C.T.C.)
09. Kite ‘n’ Roll

opinioni autore

 
Rain: un motore inarrestabile 2016-06-03 09:08:26 Corrado Franceschini
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    03 Giugno, 2016
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I bolognesi Rain con i loro 36 anni di attività sono tra i più longevi esponenti dell’Heavy Metal tricolore. A dire il vero la formazione ha subito innumerevoli cambiamenti tanto che a tenere le fila, troviamo come componente più “longevo” il solo chitarrista Alessio Amos Amorati. Dopo i festeggiamenti per i 30 anni di attività con tour annesso e la parentesi “rilassata” del disco “Mexican Way” Alessio ha inserito nuovamente la chiave nel quadro del bolide e lo ha fatto uscire dal garage ad aprile 2016 con “Spacepirates”. La novità più eclatante, e sensibile, è l’entrata in formazione del cantante Mantis le Sin che ha assunto l’arduo compito di sostituire Francesco “il biondo” Grandi. Probabilmente questa mossa è stata l’artefice di uno spostamento, se pur non eclatante, del baricentro del suono. La registrazione è molto buona e dà il giusto vigore ai pezzi ma alle orecchie più attente, non sfuggiranno alcune piccole sbavature in fase di mixaggio e masterizzazione. I nove brani del disco sono situati in un campo d’azione abbastanza vasto. Nell’omonima canzone iniziale si fa largo l’Heavy Metal battente ed energico che, se siete in macchina e “ci date” col gas, rischia di portarvi fuori strada. Se volete una visione d’insieme di come suonano i Rain nel 2016 ascoltate “Black Ford Rising”. In questo caso passaggi Street/Hard vanno perfettamente a braccetto con l’Heavy anthem-ico. Poteva mai mancare un pezzo lento sporcato dall’Hard Rock? Certo che no ed è questo che porta con se in dote “Billion Dollar Song”. Non è un caso se questa recensione ha una piega motoristica, infatti, il brano numero sette, ovvero sia “86”, è dedicato al pilota motociclistico Ayrton Badovini. “86” gira su un circuito Heavy dinamico con curve aderenti allo Street ma il meglio viene fuori nel rettilineo dove si fa strada un ritornello che garantisce un’alta dose di giri al motore. In “Kite ‘n Roll” il plagio spudorato nei confronti del suono degli AC/DC è evidente ma il ritornello ancora una volta altamente intrigante e il solo di chitarra ben giocato ed efficace dimostrano una volta di più come la semplicità paghi, e appaghi. La chiave di lettura di “Spacepirates” potrebbe essere questa: un buon disco di mestiere con ritornelli perfetti e buona carica, ma bisognoso di una maggiore dose di idee. Credo che la macchina dei Rain, dopo adeguato restyling, raggiungerà una migliore posizione al traguardo del prossimo gran premio. Per ora siamo “solo” ad un passo dal podio.

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