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Essere pop e non vergognarsene: il nuovo disco dei Battle Beast Essere pop e non vergognarsene: il nuovo disco dei Battle Beast Hot

Essere pop e non vergognarsene: il nuovo disco dei Battle Beast

recensioni

titolo
Bringer of Pain
etichetta
Nuclear Blast
Anno

Tracklist:

  1. Straight To The Heart
    Bringer Of Pain
    King For A Day
    Beyond The Burning Skies
    Familiar Hell
    Lost In Wars
    Bastard Son Of Odin
    We Will Fight
    Dancing With The Beast
    Far From Heaven

Line-up:

Noora Louhimo: voce
Joona Björkroth: chitarra
Juuso Soinio: chitarra
Eero Sipilä: basso
Janne Björkroth: tastiera
Pyry Vikky: batteria

opinioni autore

 
Essere pop e non vergognarsene: il nuovo disco dei Battle Beast 2017-02-20 14:19:40 Dario Onofrio
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Dario Onofrio    20 Febbraio, 2017
Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 2017
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-Un giorno Joackim Broden entrò in un negozio di dolci e vide una bambina che piangeva perché, essendo un po' cicciotta, i genitori le aveva proibito di mangiare i dolci. Il frontman dei Sabaton le disse "Non piangere, perché se impari a fare sacrifici un giorno sarai una grande cantante". Quella bambina era Noora Louhimo dei Battle Beast-

Fatta questa premessa tratta da un ben noto meme, possiamo parlare dell'ultima fatica in studio dei finnici Battle Beast. Per chi non li conoscesse vi basta prendere i Sabaton e fonderli con Samantha Fox. Detto così può sembrare una porcheria, ma vi assicuro che Bringer of Pain invece è tutt'altro che un brutto disco, forse esageratamente kitsch, ma non brutto.

Bisogna infatti ben distinguere quei dischi power/heavy con magari 10000 idee ma 0 attitudine, quelli che si pigliano troppo sul serio e quelli che, come in questo caso, non dicono assolutamente nulla di nuovo ma sono suonati con il grosso Metal Heart degli Accept, senza alcuna vergogna. Apprendo da amici che questo disco è il primo senza il vecchio chitarrista (che avevo pure visto live di spalla ai sopracitati Sabaton) Anton Kabanen, storico membro della band, ma sinceramente non noto molta differenza di songwriting dal penultimo Unholy Savior. Anzi, noto più un'evoluzione che altro: quella di una band che non si vergogna ad essere genuinamente pop in un mondo come quello metal dove conta chi è più krieg, chi è più prog o più folk. I Battle Beast se ne fottono altamente e ci propongono tre quarti d'ora dove sguazziamo tra Samantha Fox e i Judas Priest, gli Accept e David Hasselhoff, Bon Jovi e i Bee Gees, il tutto marchiato dalla produzione Nuclear Blast che, a mio parere, stranamente a sto giro non fa un casino come con l'ultimo disco dei Kreator, dando sia quella pulizia tipica della casa discografica teutonica che quella giusta strizzata d'occhio alla disco dance anni 80'.

Per farvela breve questo è un disco da presabbene immediata, con pochissimi cali e che vi farà venire voglia di ballare dall'inizio alla fine. Io, che ultimamente sono diventato insofferente ad un certo modo di costruire l'immaginario power metal, l'ho trovato PERFETTO alla ragione del divertimento puro senza vergogna, anzi, con un disco del genere non mi stupirei se i Battle Beast venissero chiamati "i Lordi del 2020", visto che l'impatto scenico e musicale ricorda molto i toni di quel capolavoro pop che fu The Arockalypse.

Se volete un dischetto da sparare in macchina quest'estate mentre guidate verso le agognate ferie o qualcosa per far esplodere (o convertire?) i fighetti in giro per le strade, compratevi Bringer of Pain, sono sicuro che non ve ne pentirete.

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