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I Bloodbound troppo poco Bloodbound I Bloodbound troppo poco Bloodbound Hot

I Bloodbound troppo poco Bloodbound

recensioni

titolo
War of dragons
etichetta
AFM Records
Anno

Patrik J Selleby - vocals

Tomas Olsson - guitars

Henrik Olsson - guitars

Anders Broman - bass

Fredrik Bergh - keyboards

 

1. A New Era Begins

2. Battle In The Sky

3. Tears Of A Dragonheart

4. War Of Dragons

5. Silver Wings

6. Stand And Fight

7. King Of Swords

8. Fallen Heroes

9. Guardians At Heaven’s Gate

10. Symphony Satana

11. Starfall

 

12. Dragons Are Forever

opinioni autore

 
I Bloodbound troppo poco Bloodbound 2017-02-23 11:47:00 Federico Orano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    23 Febbraio, 2017
Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 2017
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Con i Bloodbound fu amore a prima vista nel “lontano” 2002 con quel stratosferico debutto “Nosferatu” che ritengo ancora oggi uno dei migliori dischi in campo power metal degli ultimi 15 anni. Ma la band svedese nella sua carriera ha presentato anche qualche alto (“The book of the dead”) e basso (“Tabula rasa”). Oggi, forti di un successo sempre crescente soprattutto nel nord Europa (In Italia sono ancora poco conosciuti) e reduci dal bel dvd “One night in blood”, è tempo del settimo album in studio.

Il precedente “Stormborn” (2014) aveva riportato i Bloodbound al top della loro forma e la mia attesa per questo “War of dragons” era elevatissima. Il nuovo disco suona poco Bloodbound, nel senso che sembra che la band voglia seguire a tutti I costi il successo e, per farlo, copia i cugini Sabaton puntando su pezzi più tastierosi e coretti da stadio. Insomma gli arpeggi e la teatralità dei primi lavori è scomparsa da tempo, ma con questo “War of dragons” troviamo diversi brani un po' troppo prevedibili, vedi “Stand and fight”, o che sanno di già sentito come l'opener “Battle In The Sky”. Per fortuna il disco si lascia ascoltare comunque con piacere, dopotutto il duo Tomas Olsson / Fredrik Bergh sa come comporre brani di un certo livello, anche se stavolta è proprio il songwriting ad arrancare un po'.

Nonostante “War of dragons” sia un buon disco power, non si può nascondere una certa delusione per un lavoro che non riesce ad avvicinarsi al livello del precedente “Stormborn”. Onestamente, se voglio ascoltare i Sabaton mi prendo un loro disco, dai Bloodbound mi aspetterei qualcosa di diverso.

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