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Far Beyond: Quando il metal si fa fin troppo titanico Far Beyond: Quando il metal si fa fin troppo titanico

Far Beyond: Quando il metal si fa fin troppo titanico

recensioni

titolo
A Frozen Flame Of Ice
etichetta
Aeterna Records
Anno

 

01. Evernight – Part I

02. The Song Remains The Same

03. A Frozen Flame Of Ice

04. Last Farewell

05. Unrelenting Force

06. Evernight – Part II

opinioni autore

 
Far Beyond: Quando il metal si fa fin troppo titanico 2017-04-19 21:25:14 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    19 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 2017
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Dietro il moniker “Far Beyond” si cela un unico nome, quello del polistrumentista tedesco Eugen Dodenhoeft, che ha esordito con questo one-man project nel 2005, anno di uscita del buonissimo “An Angel’s Requiem”.
Dal symphonic black degli esordi, siamo passati per un Ep del 2009 intitolato “Songs Of Hope And Sorrow”, nel quale il musicista si era già allontanato dal sound più estremo del precedente lavoro, per affinare melodia, nonché certi toni gotici, sia musicali che interpretativi.
Ma dobbiamo aspettare il 2016 per ascoltare finalmente il secondo full-lenght dei Far Beyond, intitolato “A Frozen Flame Of Ice”, un album che vede 6 brani per oltre 50 minuti di musica.

Il primo nome che mi viene in mente ascoltando i Far Beyond del 2016, sono i Wintersun, e quindi ve li cito, tanto per darvi un'idea estetica di ciò che vi aspetta nel disco. A dirla tutta le similitudini si fermano alla cornice, non tanto per gravi demeriti dei Far Beyond (che qualche colpa la hanno pure), ma per un surplus di classe, difficilmente raggiungibile da parte dei Wintersun, gli unici che ti posso sbattere in faccia un brano di un quarto d'ora, senza per forza spingerti tra le braccia di Morfeo.

“A Frozen Flame Of Ice” quindi fa dell’epicità, della sinfonia e di certa malinconia tipica del sound nordico, i propri cavalli di battaglia.
Abbiamo sempre il botta e risposta tra il growling e le clean vocals, che sovente si trasformano in cori pomposi, ma sempre, e per fortuna (pena sarebbe stata la deriva nell’odioso melodeath moderno), con più di un occhio di riguardo verso certi toni darkeggianti.

Purtroppo, per quanto “A Frozen…” possa presentarsi con arrangiamenti più elaborati e fini, rispetto ad un "An Angel's Requiem", presenta due difetti non indifferenti: il primo è la lunghezza eccessiva dei pezzi, una lunghezza non sempre naturale né utile, seppur piena di belle trovate, ma intervallate da momenti di stanca difficilmente sopportabili; la seconda è una produzione fin troppo patinata, tanto da evidenziare una certa fastidiosa plasticosità nel sound, che va a snaturare anche la parte più estrema della musica dei Far Beyond.

Quello di “A Frozen…” è un lungo viaggio, all’inizio molto entusiasmante (“Evernight” con i suoi suoni pirotecnici ci ammalia), ma che a poco a poco perde mordente, con qualche highlight come la cattiva “Unrelenting Force”, ed un ritorno di fiamma, la seconda parte di “Evernight”.
Seppur conscio del lavoro certosino che c’è dietro il disco e della passione con cui è stato concepito, devo essere sincero, arrivare alla fine è stata una faticaccia non indifferente, infatti ci ho messo mesi a scrivere la recensione! Dietro ai tanti arabeschi, i Far Beyond tendono a ripetersi troppo, non riuscendo sempre a far quadrare il cerchio. Sufficiente dopotutto, ma quel disco di esordio di Dodenhoeft aveva una grinta primordiale, che qui sembra essersi un po’ persa, sommersa da minutaggi ostinatamente infiniti e mille sovraincisioni.

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