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Gli Uneven Structure sono abili nel far convivere passaggi aggressivi con atmosfere di grande intensità emotiva. Gli Uneven Structure sono abili nel far convivere passaggi aggressivi con atmosfere di grande intensità emotiva.

Gli Uneven Structure sono abili nel far convivere passaggi aggressivi con atmosfere di grande intensità emotiva.

recensioni

titolo
La Partition
etichetta
Long Branch/SPV
Anno

Line up:

Arnaud Verrier – Drums

Benoit Friedrich – Bass

Igor Omodei - Guitar

Jérôme Colombelli – Guitar

Matthieu Romarin - Vocals

Steeves Hostin - Guitar

 

Tracklist:

 

  1. Alkaline Throat
  2. Brazen Tongue
  3. Crystal Teeth
  4. Groomed and Resting
  5. Incube
  6. Succube
  7. Funambule
  8. Greeted and Dining
  9. The Bait
  10. Our Embrace
  11. Your Scent

opinioni autore

 
Gli Uneven Structure sono abili nel far convivere passaggi aggressivi con atmosfere di grande intensità emotiva. 2017-04-20 18:06:48 Virgilio
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Virgilio    20 Aprile, 2017
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Gli Uneven Structure sono un gruppo francese che aveva pubblicato il suo primo album, “Februus”, nel 2011, ottenendo buoni riscontri, che sono valsi loro diversi tour assieme a band quali Textures, Tesseract e Protest The Hero. Sono trascorsi ben sei anni da quel disco, ma possiamo dire che con questo loro secondo lavoro, intitolato “La Partition”, tutto sommato il combo transalpino riprende il discorso esattamente da dove era stato lasciato. Infatti, lo stile degli Uneven Structure si caratterizza in modo particolare per il fatto di mescolare sonorità post metal con riff poliritmici alla Meshuggah, inserendo però nelle proprie composizioni una forte componente atmosferica, che punta ad enfatizzare l’aspetto emotivo della propria musica. A ciò, si aggiunge una certa vena prog, che porta così la band a realizzare brani dalla struttura alquanto articolata o con divagazioni strumentali dall’elevato tasso tecnico. Lo stile degli Uneven Structure finisce così per essere alquanto variegato, perché alterna con grande facilità momenti suadenti ed atmosferici con altri carichi di groove, oppure viene lasciato spazio a ritmi complessi o a multiformi trame chitarristiche, dovute anche al fatto che nella band militano ben tre chitarristi. Discorso analogo può farsi per il cantato di Romarin, che passa con estrema naturalezza da voci calde e suadenti a growl vocals aggressive. Le undici tracce che compongono “La Partition” si susseguono dunque con grande efficacia, praticamente senza soluzione di continuità tra un brano e l’altro, catapultando l’ascoltatore in un autentico ed imprevedibile viaggio sonoro. A dire il vero, qualche perplessità, tuttavia, si presenta quando la band tende a prolungare alquanto le parti atmosferiche, finendo per appesantire e rendere meno dinamico il sound, tanto che così appaiono un po’ in ombra diverse idee e spunti interessanti che gli Uneven Structure riescono ad inserire nei vari brani, quasi diluiti quando ritmi veloci ed aggressivi lasciano il passo a lunghi passaggi lenti ed introspettivi. Ciò non toglie che, nel suo complesso, si tratta di un gran disco, apprezzabile sia per lo sforzo dimostrato dalla band a livello compositivo, sia per le capacità espressive che confermano tutte le grandi qualità dimostrate dagli Uneven Structure nel corso di questi anni.

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