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Più che positivo il come back dei Dodecahedron

recensioni

titolo
Kwintessens
etichetta
Season Of Mist
Anno

Line Up:
M. Eikenaar - vocals
M. Nienhuis - guitars
J. Bonis - guitars, synths
Y. Terwisscha van Scheltinga - bass
J. Barendregt - drum 

Tracklist:
1. Prelude
2. TETRAHEDRON - The Culling of the Unwanted from the Earth
3. HEXAHEDRON - Tilling the Human Soil
4. Interlude
5. OCTAHEDRON - Harbinger
6. DODECAHEDRON - An Ill-Defined Air of Otherness
7. Finale
8. ICOSAHEDRON - The Death of Your Body  

opinioni autore

 
Più che positivo il come back dei Dodecahedron 2017-04-20 19:40:58 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    20 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 2017
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Devo ammettere che il mio avvicinamento a questo "Kwintessens" degli olandesi Dodecahedron è stato essenzialmente coi piedi di piombo. Ormai quando leggo la dicitura "Avantgarde Black Metal", il pensiero va direttamente ai giganti del genere (Deathspell Omega su tutti, ma anche Blut Aus Nord) e molto spesso le attese vengono puntualmente disilluse. Finalmente posso dire che non è questo il caso.

Fondati col nome di Order of the Source Below, i Dodecahedron hanno già rilasciato un album nel 2012, "Dodecahedron" (che mi premurerò di recuperare quanto prima), prima di tornare alla carica con questo nuovo, oscuro album. Nelle info che accompagnano il promo in mio possesso, leggo che le influenze degli olandesi siano i Deathspell Omega (ma va?) e i Mayhem di "Ordo Ad Chao", ma mi permetto di dissentire sull'ultimo. In primis, perché "Ordo Ad Chao" è una schifezza immonda, ma soprattutto perché è possibile trovare nei Dodecahedron una furia che appartiene in primis ai brutali inglesi Anaal Nathrakh e un uso perfetto dei synths che, oltre ai già citati inglesi, può facilmente far venire in mente i nostrani Aborym periodo "Fire Walkwith Us". Il risultato finale è l'oscura ma quanto mai affascinante visione dei Dodecahedron: un Avantgarde Black ferale, pregno di violenza sonora fatta di puro Black tecnicamente superiore alla media, nel quale un ruolo da protagonista lo hanno certe arie Industrial che rendono il tutto ancora più contorto e malato. E, scusate se mi ripeto, quanto mai affascinante. In mezzo a questa marea di violenza, a dare respiro (per così dire) nel claustrofobico lavoro della band sono "Prelude", "Interlude" e "Finale": boccate d'aria prima di tuffarsi o rituffarsi nella mente di questa creatura. La sola "HEXAHEDRON - Tilling the Human Soil" ha una parvenza di (quasi) normalità, mentre nel resto dell'album è il Caos più primordiale a farla da padrone, con tempi sincopati e spiazzanti, riff taglienti quanto una lama appena affilata, voce lacerata e lacerante, e quell'aria elettronica che dà un ulteriore peso alle composizioni. La summa di tutto questo lo possiamo ascoltare nella finale "ICOSAHEDRON - The Death of your Body", biglietto da visita perfetto per un album per certi versi spiazzante.

Se pure avevo dei dubbi quando mi sono approcciato a "Kwintessens", i Dodecahedron li hanno spazzati via dopo le primissime note. Tecnicamente ineccepibile, questo resta comunque a mio avviso un album non per tutti i palati. Astenersi quindi gli amanti delle sonorità dei gruppi del Sarcazzostan che registrano coi registratorini Bontempi chiusi in un armadio all'interno di una cantina. Per quanto violento, ferale, elettronico, questo è un disco suonato con classe.

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