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Game Over: Il passato (tre anni fa) Game Over: Il passato (tre anni fa) Hot

Game Over: Il passato (tre anni fa)

recensioni

titolo
“Burst Into The Quiet”
etichetta
Scarlet Records
Anno

 

1. Masters of Control
2. Seven Doors of Hell
3. The Eyes (of the Mad Gardner)
4. C.H.U.C.K.
5. No More
6. Metropolis pt.3
7. Trapped Inside Your Mind
8. Nuke'em High
9. Burst into the Quiet

opinioni autore

 
Game Over: Il passato (tre anni fa) 2017-04-21 16:58:25 Corrado Franceschini
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    21 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 2017
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Preparatevi a leggere un trittico, ovvero tre recensioni, che riguardano i thrashers ferraresi Game Over. Se vi state domandando il perché proprio tre recensioni vi ricordo che a casa mia i C.D.’s che mi vengono dati per “lavoro”, prima o poi trovano una loro collocazione. Seguo i Game Over dal loro demo “Thrash Is Back” (2009) e non li ho mai abbandonati in quanto li ho sempre ritenuti, e li ritengo tutt’ora, una band precisa, energica e di razza. “Burst Into The Quiet” ricorda, a cominciare dalla copertina ad opera di Mario Lopez, che il mondo, soprattutto dopo la mezzanotte, è popolato da inquietanti presenze pronte a minare l’integrità del nostro sonno, così come sperimenterà la donna che dorme, serafica e da sola, in un letto a due piazze. I quattro alfieri del thrash italico ci lasciano in eredità un C.D. a nove brani che sprizza potenza, energia, e violenza sonora a più riprese, grazie anche al lavoro svolto da Simone Mularoni in fase di registrazione, mix e mastering. Lo stile ripescato dal gruppo è quello che ha fatto la fortuna di veri e propri pilastri del genere Thrash, ma volendo anche Speed, come Exodus, Testament Laaz Rockit e gli Anthrax dei vecchi tempi (i nomi non sono messi a caso n.d.a.) La iniziale “Masters Of Control”, un vero e proprio classico immancabile nelle esibizioni dal vivo dove viene addirittura velocizzata, ha in se tutti gli ingredienti per appassionare l’ascoltatore: chitarre sparate, cori con “rinforzo” e soli al fulmicotone. Insomma; è un ottimo biglietto da visita. “Seven Doors To Hell” possiede cambi potenti e precisi. “The Eyes (Of The Mad Gardner) ” è la solita bordata messa lì per annichilire chi ascolta e lo fa con dei ritmi a “sbalzo”. “C.H.U.C.K.” mi da l’occasione per elogiare il lavoro tellurico svolto alla batteria da Anthony “Vender” Dantone. “No More” è una tipica cavalcata dai cambi spezzati dove ad emergere è la perizia tecnica che possiedono i quattro thrashers e l’equa divisione dei compiti tra le chitarre di Alessandro “Sanso” Sansone e Luca “Ziro” Zironi che, all’occorrenza, trovano il modo di cooperare in sintonia. “Metropolis Pt.3”, con i suoi 24 secondi, sembra uscita di getto da un album dei Nuclear Assault. Inquietudine e terrore sono gli ingredienti di “Trapped Inside Your Mind”: a perorare queste cause ci pensano velocità e cori anthemici. “Nuke ‘em High” tende a rallentare il ritmo che ci ha accompagnato con i precedenti brani, ma non rinuncia ai soli di chitarra che la accompagnano fino alla fine. La conclusiva “Burst Into The Quiet” è terreno di conquista per quella vera e propria macchina da guerra che è il bassista Renato “Reno” Chiccoli, dato che lo strumento è fortemente in evidenza e “gira” a meraviglia. Il brano, con i suoi controtempi, è la degna conclusione di un C.D. che non lascia scampo e che farà felici sia i vecchi che i nuovi “adepti” delle milizie del Thrash Metal. Viene da domandarmi per quanto tempo i quattro ragazzi saranno in grado di reggere i ritmi indiavolati che propongono dato che, soprattutto in sede live, i pezzi raggiungono velocità proibitive e una precisione invidiabile. La risposta ve la darò nelle prossime recensioni e nei prossimi live report.

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