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Gli Hideous Divinity nell'Olimpo del Death Metal europeo Gli Hideous Divinity nell'Olimpo del Death Metal europeo Hot

Gli Hideous Divinity nell'Olimpo del Death Metal europeo

recensioni

titolo
Adveniens
etichetta
Unique Leader Records
Anno

Line Up:
Enrico H. Di Lorenzo - vocals
Enrico Schettino - guitars
Giovanni Tomassucci - guitars
Stefano Franceschini - bass
Giulio Galati - drums

Tracklist:
1. Ages Die
2. Sub Specie Aeternitatis
3. Passages
4. Angel of Revolution
5. Feeding off the Blind
6. When Flesh Unfolds
7. Messianica
8. Future in Red
9. Embodiment of Chaos (Sinister Cover) 

opinioni autore

 
Gli Hideous Divinity nell'Olimpo del Death Metal europeo 2017-04-25 14:26:28 Daniele Ogre
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    25 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 2017
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Il primo approccio agli Hideous Divinity l'ho avuto dieci anni fa. Erano i tempi in cui avevo una webzine da me diretta e di MSN, e proprio su Messenger mi contattò un vecchio amico, Carlos "Synder", all'epoca negli Eyeconoclast, che mi passò questo demo fatto con "un amico che sta in Norvegia". L'amico altri non era che l'ex Hour of Penance Enrico Schettino ed il demo era "Sinful Star Necrolatry", primo vagito degli Hideous Divinity.
Sono passati appunto dieci anni da quel demo che aveva i suoi spunti interessanti e dopo diversi cambi di line up e due ottimi album, "Obeisance Rising" del 2012 e "Cobra Verde" del 2014, la Death Metal band romana torna con il terzo album che punta ad essere, a mio avviso, una pietra angolare per quanto riguarda questo genere in Italia e non solo, un punto di svolta che proietta gli Hideous Divinity tra i grandi gruppi del Continente.

Partiamo da questo: "Adveniens" è un album incredibile. Estremamente maturo, supportato da una produzione sontuosa, nel disco gli HD sciorinano una prestazione muscolare e tecnicamente ineccepibile, sparando tutti i colpi del loro arsenale certi di andare costantemente a centro. E così è: le nove tracce che compongono "Adveniens" sono nove cannonate impressionanti che ci mostrano una band sicura dei propri mezzi come quasi mai si è visto nella nostra nazione, completando (per ora?) il processo d'evoluzione della band partito già 10 anni or sono col demo di cui sopra e proseguito con i successivi due album.
Molti di voi avranno già ascoltato i tre pezzi rilasciati in quest'ultimo periodo dalla band, "Ages Die", "Angel of Revolution" e "Sub Specie Aeternitatis"; ebbene sappiate che non sono altro che la punta dell'iceberg. Le restanti canzoni non solo non sono da meno, ma alzano ulteriormente l'asticella grazie ad un songwriting tremendamente ispirato a cui fa il paio una prestazione magistrale, che porterà, ne sono sicuro, l'ascoltatore ad avere estreme difficoltà nel trovare una sua canzone preferita nel lotto. Da "Passages" a "Future in Red" passando per "Feeding off the Blind" e l'impressionante doppietta "When Flesh Unfolds"-"Messianica" (probabilmente il momento più alto del disco), ognuna di queste tracce non presenta il benché minimo difetto. Zero. Neanche andandolo a cercare con massima attenzione. Inoltre gli HD trovano il tempo di omaggiare una delle grandi leggende della scena Death, chiudendo l'album dando nuova linfa ad uno dei cavalli di battaglia dei mitici Sinister con "Embodiment of Chaos". Infine, lasciatemi dire che la prestazione dietro al microfono di Enrico H. Di Lorenzo è da lasciare senza parole; già in passato si è potuto apprezzare per le sue doti, ma in "Adveniens" offre una prestazione tecnicamente mastodontica, che ha definitivamente pochi eguali. Al mondo, intendo.

Senza girarci troppo attorno, qui abbiamo un album tra i migliori mai usciti in Europa per questo genere e probabilmente il migliore in Italia, anche più di quel "The Vile Conception" degli Hour of Penance che è, almeno per me, il metro di paragone dal 2008 in avanti. "Adveniens" è il classico must-have, uno di quegli album da prendere a scatola chiusa certi che non si rimarrà delusi. Dopo essersi fatti notare con i precedenti dischi, gli Hideous Divinity sono alla fine esplosi, prendendosi il posto che compete loro: tra i più grandi. E, citando la primissima frase dell'album (tratta dal disturbante film "Videodrome"), "that's only the beginning".

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