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Hypocras: Un ep con in mente gli Eluveite e...la musica dance Hypocras: Un ep con in mente gli Eluveite e...la musica dance Hot

Hypocras: Un ep con in mente gli Eluveite e...la musica dance

recensioni

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titolo
Implosive
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

01. Implosive Absolution

02. At The Edge

03. A Song For Them (Djizoes Cover)

04. At The Edge (Fucked Up Ibiza Viking Remix by BAK XIII)

 

opinioni autore

 
Hypocras: Un ep con in mente gli Eluveite e...la musica dance 2017-05-04 20:41:37 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    04 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 04 Mag, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un full-length ed un Ep alle spalle, gli Hypocras tornano in studio per registrare “Implosive”, secondo Ep della band elvetica, musicisti dediti all'extreme folk-metal influenzato in particolar modo dai ben più noti conterranei Eluveitie.
Ma gli Hypocras non hanno una strumentazione folkloristica suadente come quella degli Eluveitie, hanno un solo flauto, che nella sua semplicità, dà quel suo tocco folkeggiante ai brani, che invece si assestano su un serrato melodic death dai chiari riferimenti viking di scuola nordica.

La band però dimostra di saper virare anche verso lidi un po’ più modernisti, attingendo a certo hardcore vicino al sound degli Heaven Shall Burn. Insomma il prodotto non è male, i primi due brani scivolano via che è un piacere: potenti, veloci, graffianti, melodici ed ancestrali quanto basta.
Poi abbiamo una cover di tali Djizoes, altra band svizzera dedita però ad un alternative metal dai chiari rimandi americani. Ma i nostri fanno della canzone degli Djizoes un’altra buona folk-metal track, e non è male la trasformazione quasi radicale dall’originale.

A finire una traccia goliardica, il remix di “At The Edge”, in una versione che unisce il folk-metal all’industrial ed alla tecno-dance teutonica anni ’80 (lo so, fa rabbrividire, ma è così), o come ci scrivono gli Hypocras, siamo di fronte ad un: "Fucked up ibiza viking remix"
Insomma, un brano da prendere per quel che è, tra mille sinth e suoni elettronici. Una cosa che può far uscire degli eritemi non indifferenti ai metalheads più duri e puri, ma che in realtà rimane un simpatico divertissement.
Alla fin fine abbiamo un prodotto sufficiente, difficile andare oltre, anche perché ci sono solo due canzoni inedite su quattro, però il dischetto vale un ascolto, aspettando il prossimo full-lenght.

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