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L'attesissimo ritorno dei Labyrinth non delude le aspettative! L'attesissimo ritorno dei Labyrinth non delude le aspettative!

L'attesissimo ritorno dei Labyrinth non delude le aspettative!

recensioni

gruppo
titolo
Architecture of a God
etichetta
Frontiers Records
Anno

LABŸRINTH

Roberto Tiranti – lead vocals

Olaf Thorsen – lead guitars

Andrea Cantarelli – lead guitars

Nik Mazzucconi – bass guitar

Oleg Smirnoff - keyboards

John Macaluso - drums

 

 

01 - Bullets

02 - Still Alive

03 - Take on my Legacy

04 - A New Dream

05 - Someone Says

06 - Random Logic

07 - Architecture of a God

08 - Children

09 - Those Days

10 - We Belong to Yesterday

11 - Stardust and Ashes

 

12 - Diamond

opinioni autore

 
L'attesissimo ritorno dei Labyrinth non delude le aspettative! 2017-05-17 12:32:48 Federico Orano
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Federico Orano    17 Mag, 2017
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Labyrinth hanno scritto alcune pagine indelebili del metal italiano e per molti di noi dischi come “Return to heaven denied” hanno un posto speciale nei nostri cuori. Ora la band grazie al supporto della Frontiers, torna in pista con un nuovo full length, “Architecture of a God”.

In questi casi l'attesa è sempre altissima e la band non ha certo fatto niente per smorzare l'entusiasmo dei propri fans, affermando in alcune occasioni di aver prodotto il disco migliore della propria carriera. Senza dubbio il gruppo con i nuovi ingressi di Oleg Smirnoff (autentico genio delle tastiere che ha firmato dischi incredibili con Vision Divine ed Eldritch) e John Macaluso (TNT, Riot, Ark etc.) è sembrato molto coeso in sede live nelle ultime apparizioni (Frontiers Metal Fest e al Druso di Bergamo). Con queste premesse, 7 anni dopo “Return to Heaven Denied, Pt. 2 - A Midnight Autumn Dream”, disco che ho apprezzato moltissimo, arriva appunto “Architecture of a God”, che ho atteso di avere in copia fisica per poterlo gustare per bene.

Il nuovo lavoro mostra ancora una volta tutta la classe di questi musicisti sia in fase di songwriting (opera del trio Magnani, Cantarelli, Tiranti) che di esecuzione. Ci sono tutte le caratteristiche del sound Labyrinth anche se naturalmente si può riconoscere una certa maturità raggiunta mentre l'apporto dei nuovi arrivati è ben riconoscibile in alcuni passaggi soprattutto l'impatto di Oleg con il suo tocco (ma anche le parti di batteria di John meritano più di un ascolto approfondito). Si parte con le marce alte e “Bullets” è il tipico gran pezzo powerozzo alla Labyrinth, mentre il lato più progressivo della band viene fuori con “A new dream” che strizza l'occhio proprio a “Heaven denied”. Altro pezzo convincente è la melodica “Someone says”mentre con la title track arriviamo ad uno dei momenti migliori del disco, un pezzo ricercato, dalle sonorità prog che non può non ricordare qualcosa dei grandi Fates Warning (di cui Olaf è gran estimatore). Non poteva mancare la ballatona che risponde al nome di “Those days” mentre come successo in passato, la band rivisita un pezzo dance e stavolta tocca a “Children” di Robert Miles (deceduto da qualche giorno). Onestamente non ci sono momenti sottotono, il disco cresce ascolto dopo ascolto ed è supportato da una produzione notevole opera del solito sospetto, Simone Mularoni. Inutile parlare della coppia di chitarre che disegnano splendide melodie come nei vecchi tempi e sulla prestazione di Roberto beh, diciamo che ancora una volta porta tutti a scuola.

“Architecture of a God” è senza dubbio uno degli highlight dell'anno in corso. Un disco che non delude le attese, un album che riporta i Labyrinth lassù dove dovrebbero sempre stare.

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10
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