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Pyogenesis : A Kingdom To Disappear, modernità e melodia Pyogenesis : A Kingdom To Disappear, modernità e melodia

Pyogenesis : A Kingdom To Disappear, modernità e melodia

recensioni

titolo
A Kingdom To Disappear
etichetta
AFM Records
Anno

1. Sleep Is Good (Intro)
2. Every Man For Himself And God Against All
3. I Have Seen My Soul
4. A Kingdom To Disappear (It’s Too Late)
5. New Helvetia
6.  That’s When Everybody Gets Hurt
7. We (1848)
8. Blaze, My Northern Flame
9. Everlasting Pain 

opinioni autore

 
Pyogenesis : A Kingdom To Disappear, modernità e melodia 2017-05-18 20:12:38 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    18 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 18 Mag, 2017
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I Pyogenesis hanno una lunga storia sul groppone. Dagli esordi nei primi anni 90 (da cui poi due ex membri formeranno i Liquido) fino ad oggi la band ha visto molti cambi di formazione, come pure diversi cambi di stile. Nel 2017 esce il nuovo e scintillante A Kingdom To Disappear, un lavoro complesso e multi-stratificato che si rifà a sonorità moderne rock/metal (spesso tendenti ad un certo metalcore), incrociate con un sound epico/sinfonico, oltre che al pop/rock alla 50 Seconds To Mars.

Bisogna partire subito precisando che la produzione è stellare e pompata. I suoni sono davvero ottimi (forse il suono di batteria avrebbe meritato di meglio) e valorizzano al meglio tutte le sfumature del gruppo. Andando nell’ambito prettamente musicale, ci si trova in una sorta di disco a due facce. Da una parte ci sono sezioni metalliche moderne, legate come detto alla scena metalcore con vocals aspre/urlate nelle strofe, che sfociano poi in ritornelli melodici con cantato in clean, supportato da diversi cori. Il problema però è che codeste sezioni sono troppo sempliciotte ed al limite della banalità, integrate in maniera discreta, ma con poca efficacia. L’opener “Every Man For Himself and God Against All” riassume egregiamente tali aspetti e la stessa cosa vale per “Blaze My Northern Flame”, pregna di melodie curate, ma che fallisce nell’impianto più violento. Dall’altra parte emerge una cura per gli aspetti melodici che lascia davvero senza fiato (tranne qualche esperimento meno riuscito come la quadrata “A Kingdom To Disappear It’s Too Late”), integrando atmosfere simil-fantasy (la ballata acustica “New Helvetia” oppure la cesellata “That’s When Everybodt Gets Hurt” dispersa tra arpeggi e vocals angeliche), echi sinfonici ed un certo gusto pop come nelle riuscite “I Have Seen My Soul” e “We 1848”.
La finale “Everlasting Pain” è un pezzo di 13 minuti abbastanza complesso che prende tutte le caratteristiche migliori del gruppo, creando una sequenza di sensazioni positive nell’animo dell’ascoltatore, avrebbe però necessitato di un minutaggio meno elevato.

Nel complesso "A kingdom to disappear" è godibile, ma pecca in primis per un cantato troppo effettato nelle parti in pulito e monocorde nelle parti estreme. Le due anime musicali presenti nel disco non si amalgamano al meglio e lasciano supporre che la band non sappia bene dove andare a parare. Un’opera interessante, ma che avrebbe potuto essere migliore. In ogni caso ascolto consigliato!!!

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