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Injury: Thrash e violenza. Injury: Thrash e violenza. Hot

Injury: Thrash e violenza.

recensioni

gruppo
titolo
“Dominhate”
etichetta
Ferocious Records
Anno

 

1. The Shadow Behind the Cross
2. Drop the Bomb
3. Lost Generation
4. Slaves of Our Fears
5. 10,000 Graves
6. Unaware Prisoners
7. Ride the Riot
8. Annihilated by Propaganda
9. Fashion Swine
10. It's My Land

opinioni autore

 
Injury: Thrash e violenza. 2017-06-17 17:45:48 Corrado Franceschini
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Corrado Franceschini    17 Giugno, 2017
Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 2017
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Era mia ferma intenzione pubblicare la recensione di “Dominhate” degli emiliani Injury in occasione del terzo compleanno dalla data di uscita del C.D. il 4 marzo 2017. Purtroppo, come sapete, proprio in quella data è morto il chitarrista della band Andrea “Artio” Artioli e non mi sembrava giusto cavalcare l’onda dell’emozione. Ho così aspettato che si svolgesse la giornata in memoria di Artio: giornata che si è tenuta sabato 13 maggio 2017 all’Arrogant Pub e alla quale ho partecipato. Una nutrita pattuglia di amici del lungo crinito chitarrista gli ha reso omaggio suonando dal pomeriggio alla mezzanotte e chi non era presente con il proprio gruppo ha duettato con gli Injury sul palco. Ora, scevro da condizionamenti, posso parlarvi dei 10 brani racchiusi in “Dominhate”. Gli Injury non sono dei novellini all’interno della scena Thrash Metal, dato che il primo E.P. a quattro pezzi risale al 2010. A chiudere quel disco era la cover di “The Last Act Of Defiance” degli Exodus e ciò la dice lunga sulla strada musicale che i cinque, con formazione diversa negli anni, avrebbero intrapreso. I pezzi di “Dominhate” prendono in carico la migliore eredità stilistica di gruppi quali Exodus, appunto, Testament e Laaz Rockit (li nomino per alcune soluzioni tecniche e per le chitarre) e riversano la risultante sull’ascoltatore come farebbe un puglie sferrando un pugno in pieno volto. La dove i gruppi citati avevano, e hanno, voci più “leggere” gli Injury piazzano quella di Alle Rabitti che è cattiva e d’assalto; la differenza si sente soprattutto nei concerti dal vivo. “The Shadow Behind The Cross” funge da biglietto da visita e lo fa presentandosi con una produzione che non perde un’oncia in termini di violenza. “Drop The Bomb” vede andare a braccetto violenza e tecnica. “Lost Generation” unisce il Thrash con il Mosh e lo Skankin’ e, se per caso fossimo ad un concerto dei Testament, sono sicuro che Chuch Billy su un pezzo del genere chiamerebbe il circle pit. “Slave Of Our Fearsa” è il classico pezzo da headbangin’ che, con la sua cadenza, spezza un poco il ritmo del C.D. La prima parte del solo di chitarra è molto sentita e ben studiata. Se andrete ad un concerto del quintetto e avrete delle energie residue “10,000 Graves” provvederà a farvi a brandelli. “Unaware Prisoners” sale piano per poi andare di nuovo in Mosh e velocità. “Ride The Riot” si piazza tra i pezzi migliori di “Dominhate” grazie al suo alto tasso di tecnica supportato da ritmi spezzati e battenti al tempo stesso. Se vi sono rimasti dei dubbi sull’operato e sulle doti degli emiliani “Annihilated By Propaganda” li spazzerà via del tutto. “Fashion Swine” è nervosa e sincopata e vede le chitarre di Paul e Artio in bella evidenza. Come degno epilogo del C.D. arriva la versatile “It’s my land”: spezzata, “saltellante” battente, bridge veloce, stacchi; cosa volete di più? Da notare il finale delle chitarre in arpeggio a sfumare che è come un commiato e questo, dopo ciò che è successo, fa riflettere. Difetti del C.D.? A parte qualche sbavatura nel mixaggio e un ritmo forsennato che, alla lunga, potrebbe risultare “ostico”, direi che il gruppo merita il successo che sta avendo a suon di live. Prima di chiudere la recensione voglio fare gli auguri al nuovo chitarrista Simone “Simon” Petrone che conosco personalmente. Per ciò che mi riguarda, invece, quando andrò a trovare mio padre al cimitero continuerò a fare una visita anche ad "Artio". Non lo conoscevo di persona ma il metal, lo sapete, per certi aspetti è una grande famiglia e qui da me, in Emilia Romagna, ci si conosce un poco tutti.

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