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Scala Mercalli: patrioti del metallo Scala Mercalli: patrioti del metallo Hot

Scala Mercalli: patrioti del metallo

recensioni

titolo
“New Rebirth”
etichetta
Art Gates Records
Anno

 

1. The Long March
2. September-18-1860
3. Nightmare Falls
4. All the Children Are Disappeared
5. Time for Revolution
6. Eternity
7. Hero of Two Worlds (Giuseppe Garibaldi)
8. Face My Enemy
9. The Undead
10. Spit on My Face
11. Last Leaf
12. Still United
13. The Flag

opinioni autore

 
Scala Mercalli: patrioti del metallo 2017-07-12 11:41:30 Corrado Franceschini
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    12 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 2017
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Scala Mercalli si sono formati nel 1992 e da allora Sergio Ciccoli, batterista e unico superstite della formazione originale, porta in giro la sua creatura in lungo e in largo con tenacia e dedizione. Scala Mercalli godono di una formazione stabile dal 2013 ma, con diverse “incarnazioni”, hanno pubblicato nel tempo due demo, un E.P. e tre C.D’s. “New Rebirth”, album targato settembre 2015, è uscito in concomitanza con la data commemorativa della battaglia di Castelfidardo (1860). L’intero lavoro è una sorta di concept che fa perno sul Risorgimento e sulla figura di Giuseppe Garibaldi ma su questi argomenti e sulle seguenti commistioni con il mondo odierno, tornerò in sede d’intervista. “The Long March”, magniloquente, pomposa e in crescendo, funge da introduzione/preambolo. “September 18, 1860” và di ritmo Power battente e spezzato al tempo stesso. Sono convinto che il pubblico tedesco apprezzerebbe questo tipo di musica e il relativo coro da cantare tutti assieme in un afflato. Le chitarre sono consone al genere e mi ricordano in qualche modo quelle dei Running Wild: vista la componente “stilistica” delle divise indossate dal quintetto di Fermo potrebbe non essere un caso. “Nightmare Falls” trova soluzioni non così scontate come si potrebbe pensare e il ritornello incessante aiuta a farla entrare in testa. I soli delle chitarre di Luca Vignoni e Clemente Cattalani si discostano dallo stile Rolf Kasparek per volare via liberi come il vento. “All The Children Are Disappeared” entra con tracotanza e forza per poi variare diverse volte. Non tutti i cambi sembrano perfetti ma si può affermare che siamo di fronte ad un buon pezzo che non annoia grazie anche alle fasi di chitarra, e che mostra la caratura del gruppo. “Time For Revolution” morde un poco il freno e lo fa con la sua cadenza semi massiccia e concedendo spazio alla melodia nell’inciso/ritornello. “Eternity” dopo un inizio un poco incerto nei cambi, si lancia a tutta velocità e riprende ritmi diversi fino ai due soli in corsa per poi tornare all’incisivo ritornello. “Heroes Of Two World” doveva essere una sorta di brano di punta vista la “dedica” a Giuseppe Garibaldi. Io me la sarei “giocata” in altro modo rendendola più epica e meno confusa nella parte parlata ma ricordatevelo sempre: la band decide, il recensore dice la sua, e il pubblico ha l’ultima parola. “Face My Enemy” è un buon Power che non rinuncia né alla velocità né al tratto melodico che oramai, passata la metà del disco, ho capito appartenere“di diritto” alla musica dei Scala Mercalli. “The Undead” possiede un inizio adatto a creare un “circle pit”. Ben studiato il seguito che rende il brano facile da seguire e lo rende vincente. “Spit On My Face” riprende la strada della velocità battente e del Power con un bridge di stampo classico ben riuscito. “Last Leaf” Non può essere considerato un vero e proprio lento ed è ciò che avrebbero potuto scrivere i Queensryche sfruttando le capacità vocali di Geoff Tate (epoca “Empire” - 1990) ma anche i gruppi Hard Rock melodici americani avrebbero fatto un’ottima figura con un pezzo come questo. “Still United” graffia con unghie arrotondate e musicalmente potrebbe essere uscita da un disco della N.W.O.B.H.M. o dei Picture (Eternal Dark – 1982)- “The Flag” è in pratica un accenno dell’inno di Mameli: una semplice outro insomma. “New Rebirth” è un disco con degli alti e bassi non tanto a livello compositivo quanto a livello di produzione, almeno così risulta dai files in mio possesso. Il concept è interessante e sono sicuro che riscoprire le nostre “origini” farà del bene a un popolo che, molto spesso, viene sottovalutato e che si piange addosso ma che, non dimentichiamolo, ha ancora delle grosse potenzialità e, soprattutto, un gran cuore.

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