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Un convincente debut album per i sardi Burning Ground Un convincente debut album per i sardi Burning Ground Hot

Un convincente debut album per i sardi Burning Ground

recensioni

titolo
“Last day of light”
etichetta
Minotauro Records
Anno

 

TRACKLIST:

1.Dark ages

2.The killing hand

3.Darkened desire

4.Facing the shame

5.Before I see

6.The burning ground

7.Last day of light

8.Dawn of hope

 

 

LINE-UP:

Alessio Melis – Bass

Maurizio Meloni – Vocals

Angelo Melis – Drums

Andrea Alvito – Lead guitars

Alberto Bandino – Rhythm guitars

opinioni autore

 
Un convincente debut album per i sardi Burning Ground 2017-07-16 10:42:55 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    16 Luglio, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E’ particolare come in pochi giorni mi sia capitato di dover recensire due bands il cui nome inizia per uno dei termini più abusati in campo metal: “Burning”; potrei citare almeno una decina di gruppi che conosco il cui nome inizia a questa maniera, ma non avevo finora mai sentito parlare dei sardi Burning Ground, giunti al debut album con questo “Last day of light”, dotato di bella copertina opera dell’artista francese Pierre-Alain D. ed edito da Minotauro Records. Nonostante la band sia attiva addirittura dal 2002, finora non aveva realizzato alcun disco; bisogna anche specificare che l’album era già uscito come autoproduzione limitata a 300 copie a gennaio di quest’anno e che la Minotauro l’ha ristampato a luglio 2017. Ma cosa suonano i Burning Ground? Nelle poche righe di presentazione ricevute, il loro sound viene definito “power/thrash”; orbene la descrizione non è poi così campata in aria, dato che la band suona un power metal molto tosto e robusto, che potrebbe lontanamente far pensare agli Iced Earth, su cui vengono innestati ogni tanto tratti thrash (soprattutto nella batteria dell’ottimo Angelo Melis). E’ indubbio che i sei pezzi dell’album (cui vanno aggiunte le solite intro ed outro su cui possiamo sorvolare) diano parecchia energia durante l’ascolto, il chitarrista solista Andrea Alvito si mette in evidenza, ben sorretto dalla sezione ritmica (anche se ci vorrebbe maggiore protagonismo dal basso di Alessio Melis, un po’ troppo spesso relegato in sottofondo). La voce di Maurizio Meloni è graffiante e sporca, convince pienamente e farebbe sfracelli in Germania, paese in cui questo stile canoro raccoglie numerosi proseliti. Ad essere onesti, visto il genere suonato, avrei preferito brani più diretti e concisi, dato che tutti quanti si assestano ben oltre i 5 minuti di durata, eliminando qualche ripetitività inutile (l’inizio di “Before I see” è emblematico in tal senso), così da risultare anche più efficaci, ma si tratta solo di una mia pignoleria sulla struttura dei pezzi che, alla fin fine, incide poco sull’esito finale del lavoro. L’ascolto, infatti, non è per niente faticoso, anzi le varie canzoni si lasciano ascoltare gradevolmente e coinvolgono l’ascoltatore, senza mai rischiare la noia. Nella line-up indicata in questa recensione troverete anche un chitarrista ritmico, entrato nella band nel 2016, mentre nella foto di presentazione la formazione è solo a quattro componenti; posso immaginare, quindi, che alle sessioni di registrazione del disco non vi abbia preso parte, ma non ho elementi certi al riguardo. “Last day of light” è un ottimo debut album per i Burning Ground, band da tenere senz’altro in considerazione, sperando di non dover aspettare altri 15 anni per un nuovo disco....

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