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Un trattato filosofico in chiave Death Metal: terzo album per i tedeschi Ingurgitating Oblivion Un trattato filosofico in chiave Death Metal: terzo album per i tedeschi Ingurgitating Oblivion

Un trattato filosofico in chiave Death Metal: terzo album per i tedeschi Ingurgitating Oblivion

recensioni

titolo
Vision Wallows in Symphonies of Light
etichetta
WillowTip Records
Anno

Line Up:
Florian Engelke – vocals, guitars
Adrian Bojarowski – bass, synths, vocals 
Paul Wielan - drums 

Tracklist:
1. Amid the Offal, Abide with me [10:43]
2. A Mote Constitutes what to me is not all, and Eternally all, is Nothing [22:50]
3. Vision Wallows in Symphonies of Light [10:50]
4. A Devourer of Flitting Shades who Dwells in Rays of Light [07:39]

Running time: 52:02

opinioni autore

 
Un trattato filosofico in chiave Death Metal: terzo album per i tedeschi Ingurgitating Oblivion 2017-08-11 14:22:08 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    11 Agosto, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ammetto che quando mi è arrivato il promo di questo "Vision Wallows in Symphonies of Light" degli Ingurgitating Oblivion (da ora in avanti per comodità IO) il mio primo pensiero è stato: "Oddio, che palle!". Basta diate un'occhiata alle info quassù, più di preciso alla durata dei pezzi, per capire il perché di questa mia prima istintiva reazione. Beh, mi sbagliavo di grosso. Ma andiamo con ordine...

Anzitutto, gli IO vengono fondati nel 2001 dal chitarrista Flroian Engelke e restano attivi fino al 2015, periodo in cui hanno rilasciato diversi demo, split ed EP e, soprattutto, due album: "Voyage Towards Abhorrence" nel 2005 e "Continuum of Absence" nel 2014. Nel 2015 uno stop che però dura pochissimo ed il processo che li porterà a questa loro terza fatica, "Vision Wallows in Symphonies of Light", per l'appunto, in cui Florian è coadiuvato dal bassista/vocalist Adrian Bojarowski e dal batterista Paul Wielan.

Quattro pezzi per quasi un'ora di musica, con due tracce superiori ai 10 minuti ed una che addirittura arriva a sfiorarne i 23. Decisamete "Vision..." non è un album per tutti, dato che non sono molti ad avere la, diciamo, "resistenza" ad ascoltare canzoni così lunghe. Sarebbe poi comunque riduttivo definire gli IO come una band Death Metal. Fortunatamente la band berlinese fonde nel proprio sound diversi elementi, andando a diversificarsi anche durante lo stesso pezzo - e meno male, aggiungerei -, per cui mentre in un momento abbiamo un classico Death Metal (stile Morbid Angel, per capirci), in un altro si hanno passaggi Technical/Progressive Death, fino ad arrivare a splendidi momenti in cui fanno capolino influenze Avantgarde sperimentate con successo finora, per quanto mi riguarda, solo dai Gorguts; anche se è pur vero che nei primi minuti della seconda traccia, dall'"inquisitioniano" titolo "A Mote Constitutes what to me is not all, and Eternally all, is Nothing" non è un azzardo dire che possono venire alla mente i Deathspell Omega. Ad un disco d'una durata così imponente erano da affiancare tematiche altrettanto imponenti: poesia, saggezza, filosofia, rendono "Vision..." un album per niente banale, in ogni sua componente. Il songwriting è ispiratissimo, con un lavoro d'arrangiamento magnificamente perfetto - e non dev'essere stato per nulla semplice -, cosa che è il punto focale della questione: l'album durerà tanto, i pezzi hanno un lunghissimo minutaggio, ma state certi che non ci si annoierà mai durante l'ascolto.

Siamo chiari: "Vision..." degli IO è sicuramente un album incredibilmente ostico. Ma tanto è ostico quanto altrettanto bellissimo. Per ascoltarlo a dovere, però, bisogna esser mentalmente preparati, essere come gli stessi IO e prepararsi ad un ascolto totalmente fuori dagli schemi e godersi un lungo viaggio attraverso una delle più interessanti uscite del 2017, tra Death Metal puro e momenti estremamente stranianti, vedi la parte centrale della già citata traccia No.2.

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