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In Utero Cannibalism - Butcher While Others Obey In Utero Cannibalism - Butcher While Others Obey Hot

In Utero Cannibalism - Butcher While Others Obey

recensioni

titolo
Butcher While Others Obey
etichetta
Sleaszy Rider Records
Anno

Line Up: 
Bill - vocals 
Miltos - guitars 
Kostas - guitars 
Stefanos - bass 
Alex K. - drums 

Tracklisti: 
1 - Silent Abuse 
2 - Dawn of Devotees 
3 - Exile 
4 - For Those who Defy 
5 - Butcher While Others Obey 
6 - Vile Blessings 
7 - Prevail 
8 - Born to Degenerate
9 - Exorcized
10 - In Cold Despair 
11 - Solitude Eternal 
12 - The Mutants
13 - Static Empire 

opinioni autore

 
In Utero Cannibalism - Butcher While Others Obey 2017-08-24 14:39:40 Anthony Weird
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Anthony Weird    24 Agosto, 2017
Ultimo aggiornamento: 24 Agosto, 2017
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La Grecia ci ha sempre dato delle grandi soddisfazioni in ambito di Metal estremo, dalla penisola infatti sono arrivate band del calibro di Rotting Christ, Astarte e soprattutto i leggendari Septicflesh. Ora è il turno del ritorno sulle scene degli In Utero Cannibalism, con il quarto full-length “Butcher While Others Obey”. La band è sempre stata famosa per il suo monicker, una scena così controversa ed estrema, che racchiude in una sola immagine, l'Infernal Death Metal, proposto.
“Silent Abuse” apre le danze, un forte e fastidioso rumore di statico mi accoglie, con una voce che subito recita con un sacco di riverbero e rumori di sottofondo e poi, finalmente parte la musica. Death Metal che spesso e volentieri sfocia nel Brutal e clamorose spruzzate di Black Metal nel guitar working, che rendono interessante il tutto. Ciò che di primo acchito non convince è la voce: un growl non abbastanza potente e che toglie spazio alla batteria. La produzione, infatti, nonostante sia chiara e piacevole, mette in primo piano solo le chitarre, lasciando il drumming un po' isolato dal resto. In “Dawn of Devotees” si trova dello spazio per la melodia in mezzo ad una grande rabbia, ma una potenza che si fa desiderare. Il lavoro sulle chitarre è troppo, veramente troppo contaminato da influenze che sono troppo distanti dal Death Metal (come ad esempio il Punk) e non trasmette l' idea di “tritacarne” come fanno magistralmente band come i Cannibal Corpse, tanto per fare un nome di spicco. “Exile” apre molto meglio: qui la qualità sale di molto. Sembra quasi di trovarci di fronte ad un componimento Blackned Death Metal, se non fosse che qui di Black non c'è traccia, ma anzi piuttosto una buona dose di Kerry King a completare una portata che non è cattiva, ma neanche molto gustosa a mio avviso. Diciamo un piatto che potreste trovare al supermercato. Quarto posto per “For Those who Defy”. Anche qui, Brutal Death Metal, mescolato ad una buona dose di Punk, connubio strano, ma che a questo punto inizio a chiedermi se non sia voluto, visto che probabilmente è questo l' intento degli In Utero Cannibalism: suonare i generi a loro più congeniali, mescolandoli tra loro. La title-track “Butcher While Others Obey” riporta un interessante dialogo dove si denuncia la fede verso il denaro e l' innalzamento a “dio” dello stesso. Cosa molto bella che apprezzo molto, musicalmente il pezzo convince e risulta piacevole per delle trovate molto intelligenti che danno dinamismo e spessore al guitar working, con momenti anche derivanti dalla NWOBHM, di sicuro il brano migliore ascoltato fino ad ora. “Vile Blessings” continua il lavoro di Death e Punk, con blast beats più in primo piano di quanto ascoltato finora. Un lavoro di chitarra ben studiato e accattivante invece, lo trovo su “Prevail”, con anche il basso ben delineato, un pezzo che, sinceramente, con i suoi momenti melodici ed addirittura clean, ben mescolati ad un Death abbastanza grezzo e raw, portano il disco ad un livello superiore ed è ciò che avrei voluto ascoltare fin dal principio. “Born to Degenerate” continua questo lampo di genio e crea un brano magnifico, potente e complesso: possiamo dire che questo album è partito lento, per poi tenere in serbo il meglio verso la metà, dove la band fa vedere di cosa è realmente capace. E devo dire che la cosa continua con “Exorcized”, Death (quasi Death/Black) di buon livello compositivo, con una buona dose di rabbia e potenza: qualcosa di grandioso con momenti anche spaventosi. Non mancano anche qui contaminazioni Punk o Thrash Metal soprattutto di natura “slayeriana”, ma l' originalità non manca, espressa soprattutto con pause, distorsioni vocali e cambi di mid-tempo molto gustosi. Decima traccia intitolata “In Cold Despair”, dove trovo una buona composizione, ma il tutto perde di potenza e probabilmente anche di cattiveria, l' unica cosa degna di nota è l'assolo che mescola il già sopracitato Kerry King alla NWOBHM, mentre il resto ha alti e bassi, con sì spunti molto interessanti, ma che fanno fatica a brillare, non si mettono in risalto e finiscono per essere sprecati, il che è veramente un peccato. Vado avanti con “Solitude Eternal” ed anche qui la buona vena compositiva dei greci si fa ammirare, un brano molto vario, dinamico, che scorre e non capisco perché l'abbiano relegato al numero undici dell'album, dato che è uno dei brani migliori. Voci campionate e rumori di sottofondo per “The Mutants”, per poi ricevere in faccia una vera colata di Brutal Death Metal, e già mi vedo ricoperto di sangue e frattaglie varie. Anche questo è uno dei brani più convincenti, sicuramente un disco che ha voluto tenere la tensione crescente, che è partito non proprio benissimo (anzi anche un po' zoppicante a mio avviso), per crescere man mano e tenere i brani più validi sul finale, come questo pezzo entusiasmante, che da solo vale l'ascolto. Il mio viaggio nell'utero cannibalizzato arriva al temine con “Static Empire”, un'outro fatta di suoni inquietanti e campionamenti.
Che dire... In ultima analisi un lavoro che non fa gridare al miracolo, ma che non merita neanche di passare quasi completamente in sordina, almeno tra gli appassionati deathsters. Tra un osso ed un polmone maciullati, dateci un'occhiata!

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