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Esordio per i From The Dust Returned: quando l'abbondanza è troppa. Esordio per i From The Dust Returned: quando l'abbondanza è troppa.

Esordio per i From The Dust Returned: quando l'abbondanza è troppa.

recensioni

titolo
Homecoming
etichetta
SLIPTRICK RECORDS
Anno

Line Up:
Marco Del Bufalo - vocals
Alex De Angelis - vocals, guitars
Miki Leandro Nini - bass
Danilo Petrelli - keyboards
Cristiano Ruggiero - drums


Tracklist:
1. Harlequeen
2. Homecoming
3. Echoes of Faces
4. Glare
5. Wipe Away the Rain
6. Sleepless

opinioni autore

 
Esordio per i From The Dust Returned: quando l'abbondanza è troppa. 2017-09-13 12:41:29 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    13 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 2017
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Nuovo esordio nel panorama nostrano con l’uscita del primo EP dei romani From the Dust Returned, chiamato "Homecoming". Il gruppo nasce nel 2015 e, dopo diversi cambi di lineup (consolidata con l’innesto del batterista e del tastierista degli ottimi Graal, che vi invitiamo a riscoprire), arriva al qui presente dischetto che offre sei tracce parecchio elaborate, che si rifanno ad un prog rock/metal folle che cerca di andare oltre ai classici paletti, in parte offrendo qualità, ed in parte entrando in una spirale, ma si andrà con ordine per non creare confusione.

La carne al fuoco è tanta, troppa e questo è uno dei principali problemi del lavoro. Ciò si evince soprattutto dall’opener “Harlequeen”, dove trovano spazio sfumature elettroniche, atmosfere fiabesche, growl vocals (forse troppo effettate), un cantato in pulito teatrale, costruiti su una base prog rock che profuma di anni '70. Sulla carta non sarebbe neanche male, ma cotanta abbondanza pare slegata rendendo il brano poco fluido e costruito a pezzi, senza avere una visione totale. Stesso discorso vale per la più quadrata “Echoes of Faces” (che vede un miscuglio di flamenco ed influenze arabeggianti) e la psichedelica “Glare” (che vede una buona alternanza tra bordate potenti e sezioni notturno/placide) dove, seppure il gruppo tiri un pochino il freno a mano asciugando i brani, c’è ancora una moltitudine di elementi eccessiva. Si arriva quindi ad un secondo punto importante, ossia il mixing che si presenta spesso confusionario e che lascia una sorta di senso di smarrimento all’ascoltatore. Nell’opener track si nota particolarmente, mentre nei brani meno abbondanti valorizza la musica finché questa non diventa troppo rocciosa; difatti, quando la sei corde decide di fare più male e la sezione ritmica si irrobustisce, il lavoro melodico ne risente presentando nuovamente dei problemi di ascolto, non facendo apprezzare fino in fondo le composizioni.
Andando avanti con l’ascolto ci si imbatte nelle rimanenti tre tracce. La Opeth-oriented “Wipe Away the Rain” mescola acustico ed elettrico con un mood malinconico/dark tanto caro alla band svedese. Purtroppo però il brano si rivela troppo ripetitivo e lungo, presentando la classica alternanza tra violento/melodico che è fin troppo abusata. “Homecoming” e la finale “Sleepless” sono due mini tracce cortissime che sembrano più degli esperimenti e che paiono messi lì senza un motivo particolare, per le quali forse sarebbe stato interessante uno sviluppo maggiore.

Ci si trova al cospetto di un esordio ricchissimo ed, allo stesso tempo, poco chiaro che necessita numerosi ascolti per essere compreso (anche se in parte). Si dà atto alla band di osare e presentare un qualcosa di differente dalla massa ma, al momento, è meglio che il gruppo si schiarisca le idee e metta ordine nella loro moltitudine. Degni comunque di ascolto.

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