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I brasiliani Dark Avenger tornano con un disco complesso, oscuro ed orchestrale I brasiliani Dark Avenger tornano con un disco complesso, oscuro ed orchestrale

I brasiliani Dark Avenger tornano con un disco complesso, oscuro ed orchestrale

recensioni

titolo
The Beloved Bones: Hell
etichetta
Rockshots Records
Anno
LINE UP:
Mario Linhares - Vocals
Glauber Oliveira - Guitars
Hugo Santiago - Guitars
Gustavo Magalhães - Bass Guitar
Brendon Hoffmann - Drums
 
TRACKLIST
1 - The Beloved Bones
2 - Smile Back To Me
3 - King For A Moment
4 - This Loathsome Carcass
5 - Parasite
6 - Breaking Up Again
7 - Empowerment
8 - Nihil Mind
9 - Purple Letter
10 - Sola Mors Liberat
11 - When Shadow Falls

opinioni autore

 
I brasiliani Dark Avenger tornano con un disco complesso, oscuro ed orchestrale 2017-09-19 12:38:56 Federico Orano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    19 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 2017
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Dark Avenger sono una delle band di punta della scena metal brasiliana. Il gruppo capitanato dal singer Mario Linhares vanta pochi album in 24 anni di storia, ma tutti di grande qualità a partire dallo splendido omonimo debutto del 1995, che per me rimane una gemma di power/heavy, ma senza dimenticare il più recente ed ottimo “Tales of Avalon: the Lament” del 2013.

La band ha sempre avuto alcuni problemi di stabilità e anche in questo lavoro troviamo diversi cambiamenti nella line-up (anche lo storico batterista Kayo John ha lasciato la band). Poco importa perchè è proprio Mario a fare da traino sia per le sue indubbie doti vocali, sia come vero e proprio leader del gruppo. Con il nuovo “The Beloved Bones: Hell” (prima parte di un nuovo concept) si son fatte le cose in grande con una produzione davvero notevole. Il sound è diventato più orchestrale, solenne ed oscuro (anche per i temi trattati) rispetto al passato e devo ammettere che il primo impatto non è stato facile. C'è sicuramente un tocco prog (alla Symphony X) ma le sonorità rimangono comunque heavy, c'è poco da fare. Anzi in alcuni casi si va quasi a toccare territori thrash, come nell'aggressiva “Parasite” che può quasi ricordare i Testament (qui la voce di Mario diventa davvero aggressiva). La partenza affidata alla title track mostra la band al suo meglio, con Mario che mi ha ricordato il nostro Fabio Lione, dopotutto entrambi sono due tenori. Il disco cambia atmosfera rapidamente e “King for a Moment”, ascolto dopo ascolto, si erge ad autentica hit del disco con belle melodie e rapidi cambi di tempo. “Nihil Mind” ricorda vagamente qualcosa degli Angra, così come la più powereggiante “Enpowerment”. La chiusura è affidata all'acustica “When Shadow Falls”, dove anche qui è presente quel tocco carioca che ricorda un po' la band che fu di un certo Matos.

Un lavoro potente, complesso (da ascoltare più e più volte) ed oscuro, suonato alla grande da musicisti di enorme talento e supportato da una produzione di gran livello. Si poteva fare qualcosa di meglio in certi casi sulle linee vocali, forse questa è l'unica piccola pecca presente. E se questa prima parte del concept, dedicata all'inferno, si muove su atmosfere oscure, sono proprio curioso di ascoltare come suonerà il secondo capitolo dell'opera, “Divine”. Non resta che attendere....

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