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Filosofia Orthodox unita ad un songwriting maturo: lo spettacolare quarto album dei Devilish Impressions Filosofia Orthodox unita ad un songwriting maturo: lo spettacolare quarto album dei Devilish Impressions Hot

Filosofia Orthodox unita ad un songwriting maturo: lo spettacolare quarto album dei Devilish Impressions

recensioni

titolo
The I
etichetta
Lifeforce Records
Anno

Line Up: 
Quazarre - vocals, guitars 
Vraath - bass, backing vocals 
Icanraz - drums 

Tracklist; 
1. The I [05:14] 
2. The Dove and the Serpent [07:32] 
3. Eosphoros [04:53] 
4. Blood Imprinted Stigma [10:00] 
5. Ipse Philosophvs, Daemon, Devs at Omnia (feat. Mike Wead & Ares) [07:56] 
6. Czern I Biel [06:33] 
7. The Fatal Messiah [09:02] 

Running time: 51:10 

opinioni autore

 
Filosofia Orthodox unita ad un songwriting maturo: lo spettacolare quarto album dei Devilish Impressions 2017-09-22 15:28:12 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    22 Settembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 2017
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Vicini come tematiche alla corrente del luciferianesimo, tipica dell'Orthodox, i polacchi Devilish Impressions pubblicano per Lifeforce Records il loro quarto studio album, "The I". Attivi dal 2000, i nostri hanno sempre portato avanti una visione alquanto sperimentale di Symphonic Black/Death, andando alla ricerca anche di soluzioni ben lontane dal genere prediletto; cosa questa che rende ancora più interessante la proposta del trio polacco.

Il titolo stesso dell'opera, che possiamo tradurre con "L'Io", raccoglie tutto il significato del concept alla base: la libertà di scegliere, la supremazia dell'individuo su ogni fattore esterno che mina questa libertà - con un'enfasi particolare sulla religione cristiana ed i suoi dogmi -. Che è per l'appunto il pensiero filosofico di base del luciferianesimo e dell'Orthodox Black (o Religious Black) di gruppi quali Deathspell Omega, Ondskapt, Ofermod o Watain. Sul piano del concept dunque i Devilish Impressions puntano a fare sul serio, ossia niente mumbo jumbo satanista o amenità varie, ma una visione che è per prima di tutto umanista; e se in quanto a tematiche i DI fanno sul serio, state pur certi che anche sul piano prettamente musicale questo "The I" è un gran bell'album. Forti di un songwriting estremamente maturo, Quazarre e compagni riescono a tirare fuori un disco scritto e suonato con intelligenza, con un dosaggio perfetto tra passaggi più violenti e diretti ed altri più melodici. Rientra in pieno in quest'ultima categoria la bellissima "Eosphoros", nella quale non è impossibile ritrovare echi del sound dei Dissection, prima di una parte centrale epica musicalmente quanto inquietante per il lavoro vocale di Quazarre. Un album, questo, suonato e prodotto talmente bene da non concedere un momento di stanca nemmeno nelle tracce più lunghe come "Blood Imprinted Stigma" (con una lunga intro dal retrogusto Death/Doom ed i suoi 10 minuti) e "The Dove and the Serpent", così come anche la conclusiva "The Fatal Messiah". Ma è soprattutto la quinta traccia a meritare il gradino più alto del podio ex-aequo con "Eosphoros": "Ipse Philosophvs, Daemon, Devs at Omnia", oltre ad avere un titolo "deathspellomeghesco" - passatemi il bruttissimo neologismo - è insieme alla traccia No.3 il manifesto del nero splendore di "The I", senza contare la presenza di guests d'eccezione come Mike Wead (Mercyful Fate, King Diamond) ed Ares (ex Gorgoroth ed Immortal).

E' "The I" una delle uscite Black più interessanti dell'anno? Sicuramente sì. Un disco che dura oltre i 50 minuti nonostante abbia solo sette pezzi ha senz'ombra di dubbio quel qualcosa in più che riesce a tenere sempre all'erta l'attenzione, specie per chi come me sopporta poco dischi che superino i 35-40 minuti. Musicalmente maturo e con una produzione magistrale, il lavoro dei Devilish Impressions non ha pressoché difetti. Teneteli d'occhio, perché questa band polacca è anche meglio di molti più rinomati colleghi scandinavi.

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