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Metal dalle forti influenze prog in questo interessante debutto degli Shade of Echoes Metal dalle forti influenze prog in questo interessante debutto degli Shade of Echoes Hot

Metal dalle forti influenze prog in questo interessante debutto degli Shade of Echoes

recensioni

titolo
Shades of Light
etichetta
autoprodotto
Anno

Line up:

Sara Signorini - vocals

Jacopo Nardini - guitar

Alberto Gabrielli - bass

Matteo De Santis - drums

 

Tracklist:

 

  1. Strive
  2. My Betrayer
  3. Disconnected
  4. Refractions
  5. H.A.N. (Hide After Nature)
  6. Fall of Agony
  7. Reflections

opinioni autore

 
Metal dalle forti influenze prog in questo interessante debutto degli Shade of Echoes 2017-10-14 10:39:43 Virgilio
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Virgilio    14 Ottobre, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Shade of Echoes si formano alla fine del 2015, con l’intento di suonare una sorta di alternative metal dalle influenze prog. La loro prima fatica, “Shades of Light”, è un album composto da sette tracce e interamente autoprodotto. Come spesso avviene per le opere prime, ci sono alcuni aspetti positivi, accanto ad altre cose da migliorare. Certamente, la band ha compiuto uno sforzo significativo, perché i brani presenti nel disco sono effettivamente molto articolati e cercano di far convivere sonorità dure accanto a suadenti melodie, con alcuni autentici lampi di genialità: basti ascoltare, in tal senso, le magnifiche divagazioni strumentali in “Fall of Agony”, una traccia lunga oltre nove minuti. La band si mette in evidenza comunque anche sotto l’aspetto esecutivo, curando l’aspetto puramente tecnico e virtuosistico, sempre però rimanendo ben legata al contesto del brano e senza cercare di strafare a tutti i costi. Qualcosa di meglio poteva essere fatta a nostro avviso invece per quanto concerne gli arrangiamenti, che non sempre ci hanno convinto, specialmente nel caso di tracce complesse, quando magari ci sono anche stacchi decisi tra le varie parti del brano, ma soprattutto l’impressione è che in alcuni frangenti non ci sia un ottimale amalgama tra parti vocali e strumentali, le quali sembrano quasi viaggiare su binari diversi, come se andassero per conto proprio. A livello di registrazione, si avverte come sia stato fatto tutto con un budget limitato, ma non tanto perché la qualità del suono sia scadente, quanto piuttosto perché non tutto funziona come si deve, con tanti piccoli aspetti che avrebbero potuto essere meglio curati. Non parliamo, per intenderci, di situazioni madornali, ma di tante piccole imperfezioni che si ravvisano nel corso del disco e che non permettono al lavoro di essere valorizzato in maniera ottimale: limitandoci ad alcuni esempi, la cassa della batteria si sente troppo poco, specialmente nelle parti più aggressive; il basso in certi brani è praticamente assente (ed è un peccato, perché quando invece si può ascoltare come si deve, si nota come il bassista Alberto Gabrielli faccia un lavoro davvero eccezionale); la voce a volte appare come (troppo) amplificata, creando un effetto un po’ innaturale. Insomma, non possiamo fare a meno di notare alcuni aspetti legati al fatto che si tratta di una prima esperienza ma, al di là di questo, gli Shade of Echoes dimostrano di saper comporre buona musica e riescono a convincere, ad emozionare e talvolta persino a sorprendere, grazie alla propria bravura esecutiva. Il punto di partenza è ottimo e il disco trasuda passione, per cui siamo certi che la band saprà compiere molto presto quest’ulteriore e definitivo salto di qualità.

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