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Arya: il prog italiano visto da un'altra prospettiva Arya: il prog italiano visto da un'altra prospettiva Hot

Arya: il prog italiano visto da un'altra prospettiva

recensioni

gruppo
titolo
Dreamwars
etichetta
Self produced
Anno

Arya:

Clara J. Pagliero – vocals

Simone Succi – guitars

Luca Pasini – guitars

Namig Musayev – bass

Alessandro Crociati – drums

*Nicola Renzi – vocals on NAND You

 

Dreamwars

01. Sirens

02. Irriverence

03. NAND you

04. Commuters

05. Faith

06. Transistors

07. Arjuna

08. Rhinos

09. Eyes in eyes

10. Dreamwars

11. Gandharva


Durata: 51'36

opinioni autore

 
Arya: il prog italiano visto da un'altra prospettiva 2017-10-22 11:57:12 Raffaele Acampa
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    22 Ottobre, 2017
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Spesso si confonde fare progressive metal con il creare strutture iperarticolate e sonorità lontane dal suscitare una qualsiasi emozione: in tali situazioni, ciò che prende vita è qualcosa di quasi alieno che difficilmente si riesce a comprendere. Non per questo ci si trova davanti a lavori di poco spessore, anzi, spesso si sfiora il genio o la follia. Gli Arya rientrano in quel genere di band che, per il modo di vedere la musica, hanno un mercato molto ristretto e spesso rischiano di essere sottovalutati. Parlare semplicemente di metal è riduttivo: gli Arya fanno musica, musica che esce dalle budella, introspettiva e claustrofobica, difficile da assimilare. Dreamwars è il secondo lavoro autoprodotto della band (preceduto nel 2015 da Distant Oceans) e narra l'alienazione e la difficoltà ad inserirsi nel flusso continuo della società contemporanea. Dreamwars non è per tutti, è uno di quei lavori che ti fa arrivare a conclusioni troppo facili, che non ti permette subito di entrare nei meandri della sua essenza. Sonorità dissonanti accompagnate da una voce femminile che ama più recitare che cantare, la band riesce ad equilibrare momenti di forte tensione ad altri più delicati, senza perdere mai quel piglio su orecchie più allenate ad ascoltare questo tipo di lavori. Non ci sono particolari tecnicismi strumentali o vocali, ma un ben definito equilibrio armonico e melodico per tutta la durata del cd. Scelta commerciale ben ponderata o semplicemente voglia di esprimere il proprio concetto di musica, non è dato sapere. L'unica cosa certa è che gli Arya si amano o si odiano, senza mezzi termini. Un lavoro interessante ma attendo la prossima prova per avere un quadro più concreto.

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