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Folk Metal Jacket: Il primo full-lenght tra folk, metal e progressive Folk Metal Jacket: Il primo full-lenght tra folk, metal e progressive Hot

Folk Metal Jacket: Il primo full-lenght tra folk, metal e progressive

recensioni

titolo
Eulogy For The Gentle Fools
etichetta
Autoproduzione
Anno

Track-list:

1. Traveller’s Song

2. A Deadful Painting

3. The Forest

4. Spiritisì Dance

5. Azathoth’s Call

6. Nepenther Rejah

7. Heroes Paradox

8. The River

9. Water Rings

10. Fireflies Serenade

11. Zoè

12. The Mist

13. Declivio

14. Catarsi

15. Devlish Touch 


Line Up: 

Marcello Andreotti: Clean Vocals, Guitars

Federico Di Cera: Harsh Vocals, Guitars

Alberto Malferrari: Bass

Federico Malacarne: Drums

Gabriele Sarti: Keyboards

Mattia Barbieri: Banjo

opinioni autore

 
Folk Metal Jacket: Il primo full-lenght tra folk, metal e progressive 2017-11-05 20:06:23 Gianni Izzo
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    05 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 05 Novembre, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Primo full-lenght per i modenesi Folk Metal Jacket, “Eulogy For Gentle Fools” segue a quattro anni di distanza l’EP “Spill This Album”, ed a sei anni, il buon demo “Our War Has Begun”, lavoro con cui conobbi la band emiliana.
In tutto questo tempo sono cambiate un po’ di cose al quartier generale dei Folk Metal Jacket, almeno metà della line up (tra cui il cantante co-fondatore del gruppo, Renato Zanasi), ha lasciato la band, ed oggi i FMJ hanno adottato un approccio musicale, meno scanzonato e diretto che in passato, puntando sulla ricerca e la sperimentazione sonora, cosa che potrebbe spiazzare chi, leggendo “Folk Metal”, si aspetta l’ennesima "Finntrollata" o "Korpiklaaniata".

Il sound di “Eulogy…” non rappresenta un netto taglio col passato della band, ma un’evoluzione ed una maturazione di questo, c’è ancora tanto metal e tanto folk, ma c’è anche tantissimo prog, tanta ricercatezza di soluzioni strumentali e vocali meno canoniche che, se rendono sicuramente difficoltoso un primo approccio dell’ascoltatore al disco, sono destinate anche a rimanere impresse più a lungo e a rivelarsi più interessanti e gratificanti da ogni punto di vista.
“Eulogy…” è un concept fantasy che, raccontando la storia dell’incontro del protagonista Jeff con un fauno, viaggia a diverse velocità, dalle sfuriate black e death, a tempi molto più dilatati, contiene mood in continua rotazione anche all'interno dello stesso brano, diviene presto un poliedrico puzzle di suoni che incamera in se metal, prog, folk, jazz, con un continuo alternarsi di harsh e clean vocals, con quest’ultime le vere protagoniste, poiché oltre ad accaparrarsi buone melodie squisitamente metal, si rifanno molto anche alla tradizione del prog rock degli anni ’70, e spesso si organizzano in armonizzazioni particolari, che ci riportano alla mente i primi Genesis, ma anche i Queen di canzoni come “The Prophet’s Song”.

Come è successo fin dal demo d’esordio, altro protagonista d’eccezione è il banjo di Mattia Barbieri, anche lui molte volte rappresentate di trovate davvero particolari, ma anche di riff più allegrotti, dal sapore country, che non sono niente male.

In “Eulogy…” insomma, come avrete capito, ci potete trovare di tutto, al costo di un po’ di pazienza iniziale, tempo che vi servirà ad entrare in pieno contatto con il modo di intendere la musica dei Folk Metal Jacket. C’è da dire che non è certo tutto ostico quel che incontrerete nel disco, la spinta “A Dreadful Paint”, o le belle trovate melodiche di “Fireflies Serenade” e “Nepenthes Rajah” tendono a incastonarsi fin da subito nella mente. In seguito però, almeno a me è successo così, apprezzerete di gran lunga di più, i brani più intricati come “Zoè” o “Azathot’s Call”, o quelli più teatrali come “The Mist”.

Vi cito poi il finale strumentale, “Devlish Touch”, swing metal in pieno stile Diablo Swing Orchestra, che fa da epilogo anche a tutte le parti jazzate che son state introdotte in diversi altri brani del lotto.

Unica piccola pecca è la produzione che non sempre riesce a dare pieno risalto a quanto di buono è stato scritto dai FMJ, ma qui rientriamo sempre nelle possibilità economiche più o meno ristrette in cui purtroppo riversano molte giovani band.
Se amate il folk metal, ma anche un certo tipo di sperimentazione, fate vostro questo disco.

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