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“Ritorno dei Communic con un prog metal come non si sentiva da tempo”. “Ritorno dei Communic con un prog metal come non si sentiva da tempo”.

“Ritorno dei Communic con un prog metal come non si sentiva da tempo”.

recensioni

gruppo
titolo
Where Echoes Gather
etichetta
AFM Records
Anno

Line up:

 

Oddleif Stensland – guitars, vocals

Erik Mortensen - bass

Tor-Atle Andersen - drums

 

Tracklist:

 

1. The Pulse of the Earth (Part 1 - The Magnetic Center)

2. The Pulse of the Earth (Part 2 - Impact Of The Wave)

3. Where Echoes Gather (Part 1 - Beneath The Giant)

4. Where Echoes Gather (Part 2 - The Underground Swine)

5. Moondance

6. Where History Lives

7. Black Flag Of Hate

8. The Claws Of The Sea (Part 1 - Journey Into The Source)

9. The Claws Of The Sea (Part 2 - The First Moment)

opinioni autore

 
“Ritorno dei Communic con un prog metal come non si sentiva da tempo”. 2017-11-11 12:28:00 Virgilio
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Virgilio    11 Novembre, 2017
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

L’ultimo album dei Communic risaliva al 2011, con il disco “The Bottom Deep”: nel frattempo, sono successe varie cose a livello personale per i membri della band e, in particolare, il cantante/chitarrista Stensland prima ed il batterista Andersen poi, sono diventati genitori e hanno preferito dedicarsi alla famiglia. In questa fase di stand-by, Stensland ha colto l’occasione per andare a ripescare idee dal suo archivio personale, riscoprendo del materiale così valido da fargli mettere da parte tutto quello a cui stava lavorando. In effetti, difficile dargli torto perché, a conti fatti, il risultato che si può ascoltare in questo lavoro, intitolato assai significativamente “Where Echoes Gather”, presenta dei brani davvero interessanti, con soluzioni che fanno pensare magari anche al miglior metal prog degli anni ’90, riarrangiate però rispetto a quello che è l’attuale sound del gruppo norvegese. Ci saremmo, tra l’altro, aspettati a questo punto un approccio molto più vicino ai Nevermore, band che aveva fortemente influenzato i Communic, soprattutto nei primi dischi, ma rispetto ai quali questi si erano nel corso del tempo sempre più emancipati, crescendo indubbiamente in quanto a personalità, benché restino comunque tra le influenze della band norvegese, assieme ad acts come Fates Warning, Pagan’s Mind, Dream Theater e Queensrÿche, ma si possono ravvisare anche in diversi passaggi affascinanti echi degli Psychotic Waltz. In linea di massima, possiamo dunque dire che l’album si orienta verso un metal prog vecchia scuola, con sfuriate power/thrash, un approccio tecnico ma allo stesso tempo potente, senza tralasciare momenti più introspettivi e con un mood malinconico (in tal senso, il miglior esempio può ascoltarsi soprattutto in “Moondance”) o splendidi assoli, sia veloci che più suadenti e carichi di feeling. Da evidenziare come diversi brani siano divisi in due parti: così la title-track, “The Pulse of the Earth” e “The Claws of the Sea” e ciò consente alla band di sviluppare ed articolare meglio i temi legati ad ogni brano. Gran bel disco, sicuramente tra le migliori uscite di quest’anno per chi ama il metal prog. Segnaliamo, infine, che nella versione in digipak sono presenti come bonus track due tracce registrate dal vivo in studio, “Watching it all disappear” e “At Dewy Prime”, oltre a una versione acustica (sempre dal vivo) di “Waves of Visual Decay”.

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