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Dopo i Drudkh lo scettro passa agli AUÐN. Dopo i Drudkh lo scettro passa agli AUÐN.

Dopo i Drudkh lo scettro passa agli AUÐN.

recensioni

gruppo
titolo
Farvegir Fyrndar
etichetta
Season Of Mist
Anno

Tracklist:

1.Veröld hulin

2.Lífvana jörð

3.Haldreipi hugans

4.Prísund

5.Ljósaslæður

6.Blóðrauð sól

7.Eilífar nætur

8.Skuggar

9.Í hálmstráið held

 

Lineup:

Andri Björn Birgisson - Guitars 

Aðalsteinn Magnússon- Guitars 

Hjalti Sveinsson - Vocals 

Hjálmar Gylfason - Bass

Sigurður Kjartan Pálsson - Drums

opinioni autore

 
Dopo i Drudkh lo scettro passa agli AUÐN. 2017-11-12 12:43:28 Rob M
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Rob M    12 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 2017
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Era ora! Finalmente una realtà che riesce a creare con gusto un'alternativa ai Drudkh. In tanti, nel mare del web, han già acclamato questo "Farvegir Fyrndar" come uno dei migliori dischi del settore, ma anche noi, qui a All Around Metal, abbiamo da dire la nostra.
Dopo anni di dominio assoluto da parte dei Drudkh, per quanto riguardava un certo tipo di sound di matrice folcloristica amalgamato con black metal ferale, era finalmente ora che arrivasse una realtà nuova che riuscisse a spingersi oltre. Con questo immenso lavoro, gli AUÐN riescono a sorprendere e danno vita ad un disco che riesce a cogliere dove altri han fallito o non son riusciti a convincere.
Sin dall'opener "Veröld hulin" la passione traspira a più riprese e ci si ritrova scaraventati in un richiamo nostalgico a "Bergtatt" degli Ulver! Non è un mistero che l'Islanda abbia partorito nell'ultimo decennio alcune tra le migliori realtà in ambito Black Metal e qui l'ennesima dimostrazione di una scena forte ed ammirevole. Alcuni potrebbero anche additare una leggera influenza in stile Negura Bunget e dei loro grandiosi "'N Crugu Bradului" ed "Om", ma il tutto è semplicemente lasciato nel background, mentre la vera natura degli AUÐN traspira brano dopo brano.
Nei suoi nove capitoli "Farvegir Fyrndar" rapisce a trascina a fondo e son tantissime le sfacettature ed i giochi di luce ed ombra che caratterizzano quest'opera. Brani intensi che si muovono tra melodie tristi e rabbia veloce, incantate da una performance vocale capace di tenere alta la tensione, nonostante la lingua utilizzata non sia il classico inglese.
Brani come "Lífvana jörð" e la successiva "Haldreipi Hugans" son capaci di afferrare a piene mani movimenti vecchi un trentennio, per reinterpretarli in chiave moderna.
La scelta del sound, a cavallo tra i novanta ed una produzione più che moderna, in combinazione con un mix bilanciato ma non troppo compresso, dà spazio ad un song-writing caldo in cui il basso intreccia strutture pressoché perfette ed in cui il drumming marcia senza sosta.
I momenti emozionali non mancano, con aperture melodiche, stop-and-go ed assoli e leads che sporadicamente, ma in maniera superba, incorniciano un disco avvincente.
Questo disco in una traccia? Impossibile! Però provate ad ascoltate "Ljósaslæður" o "Skuggar" o ancora la conclusiva "Í hálmstráið held", e godetevi brani di altissima fattura che potrebbero darvi un'idea di come questo lavoro sia capace di colpire nel segno!
Una prova incredibile che dà la possibilità di ascoltare un qualcosa di "fresco", per quanto non innovativo e che, a suo modo, mette in luce una band meritevole.
Non mi sorprende il fatto che Season Of Mist abbia deciso di supportare questo progetto ed, ancora di più, non mi sorprenderebbe se, da qui a breve, questi ragazzi potessero prendere il posto di nomi "più noti" pubblicati dalla major francese.

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