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Debutto per i Priest: tutti in pista! Debutto per i Priest: tutti in pista!

Debutto per i Priest: tutti in pista!

recensioni

gruppo
titolo
New Flesh
Anno

1. The Pit
2. Vaudeville
3. History in Black
4. Populist
5. The Cross
6. Private Eye
7. Nightmare Hotel
8. Virus
9. Call My Name
10. Reloader

opinioni autore

 
Debutto per i Priest: tutti in pista! 2017-11-21 13:45:59 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    21 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 2017
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Difficile fare una recensione quando si presentano dischi del genere, parecchio fuori dal target tipico di questa testata giornalistica, ma in certi casi si cerca in qualche modo di fare un’eccezione. Dietro al progetto Priest non si sa bene chi ci sia, dato che le info sulla lineup sono parecchio scarse ma, spulciando bene, sbucano fuori due personaggi sicuramente noti nel panorama musicale, ossia il produttore Alpha (ex-Ghost) e come special guest un altro ex-Ghost ossia Airghoul. Il trio di Stoccolma (tre sono appunto i musicisti di base, tutti mascherati) offre un sound puramente elettronico che ricorda qualcosa dei Depeche Mode nel cantato, ma puntando su una scrittura adatta più ai club gothic/dark.

Come annunciato, l’album, che si chiama New Flesh, segue la via dell’elettronica più massiccia e quasi danceable, adatta alle sfrenate danze notturne fino alle prime luci dell’alba. “The Pit”, che apre il disco, in parte inganna con quell’atmosfera oscura ed inserti corali quasi liturgici, ma viene presto sostituita in favore di ritmiche sempre più toste (“Vaudeville”) o a volte tendenti alla meditazione, trasformandosi in sinuosi affreschi soft (“History in Black”). Si può affermare che la prima metà del lavoro sia piuttosto variegata, in quanto compaiono episodi sfiziosi come la robotico/glaciale (e per certi versi inquietante) “Populist” o la possente “The Cross”, dalle linee vocali sexy ed intriganti ma, a partire dalla easy “Private Eye”, la tensione comincia a calare. I beat si fanno sempre più mosci, il lavoro melodico si fa stantio e povero e comincia a salire la noia. Seppur l’interpretazione e l’esecuzione siano ammantate di una certa teatralità, la band non riesce a tenere alto l’interesse in maniera costante, lasciando spegnere l’entusiasmo dopo pochi brani.

Dal vivo probabilmente il lavoro acquisterà più potenza e groove ma, come ascolto diciamo “privato”, il tutto stenta a decollare. Non si tratta di un brutto disco, ma neppure di un capolavoro, un esordio che farà sicuramente gola agli appassionati di dark/electro, per gli altri invece un ascolto è comunque consigliato.

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