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Una perla gothic/doom: il nuovo disco degli Hanging Garden! Una perla gothic/doom: il nuovo disco degli Hanging Garden!

Una perla gothic/doom: il nuovo disco degli Hanging Garden!

recensioni

titolo
I Am Become
etichetta
Lifeforce Records
Anno

1.As Above, So Below
2.Hearthfire
3.Elysium
4.Our Dark Design 
5.Kouta 
6.From Iron Shores 
7.One Hundred Years 
8.Forty One Breaths 
9.Ennen

opinioni autore

 
Una perla gothic/doom: il nuovo disco degli Hanging Garden! 2017-11-21 14:03:05 ENZO PRENOTTO
voto 
 
4.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    21 Novembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 2017
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I finlandesi Hanging Garden ne hanno viste tante nella loro carriera discografica, nata nel 2004, tra continui cambi di lineup e numerosi dischi pubblicati. Eppure la voglia di andare avanti non è mai mancata e quindi ecco arrivare il nuovo lavoro, chiamato I Am Become, che vede anche la partecipazione speciale di Tomi Joutsen (Amorphis) e Niko Kalliojärvi (Amoral, Humavoid). Sul fronte stilistico ci si addentra in territori sonori conosciuti, come il doom/gothic prettamente di derivazione nordica, molto legati all’aspetto melodico, che non alla cupezza fine a se stessa.

Nel disco regna sicuramente la desolazione e la malinconia e tutto esplode in maniera netta e distinta grazie ad un mixing perfetto per il genere proposto. Le tracce si dipanano attraverso un sapiente uso di saliscendi emotivi, con la perfetta combinazione di durezza/melodia, senza che una prevalga sull’altra (“Hearthfire”). Vengono amplificati i pregevoli inserti melodici della chitarra, in quanto le tastiere sono più che altro di accompagnamento, rendendo epiche alcune parti (“From Iron Shores”) senza snaturare il lato più aggressivo della band, specie a livello di vocals (growl) che comunque non disdegnano linee canore più pulite/angeliche, avvalendosi a volte anche di una controparte femminile in backup (la finale “Ennen” per fare un esempio). Da non sottovalutare i numerosi intarsi elettronici che caratterizzano brani come la meccanica ed industrial oriented “Our Dark Design”, oppure la più soffusa e quasi trip-hop “Kouta”, che ricorda i Massive Attack. Le altre tracce rimandano ad un sound sempre glaciale e diretto, come nelle cupe “Elysium” e “Forty One Breaths”, che riportano alla mente i Katatonia, mentre “One Hundred Years” si ispira ai Primi Paradise Lost (con una melodia celestiale della sei corde) e l’opener track “As Abow, So Below” è un miscuglio dei sottovalutati Ghost Brigade e degli Enslaved meno cerebrali e sperimentali, con un sempre eccellente lavoro, sia ritmico che atmosferico, che dimostra quanto la band sia abile nel trasmettere emozioni, senza essere per forza originale.

Il nuovo disco degli Hanging Garden può creare dipendenza e contiene tanti piccoli elementi da scoprire ascolto dopo ascolto. Quando l’ascoltatore è invogliato nuovamente a premere il tasto play significa che il bersaglio è centrato in pieno. Ottimo!!!

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