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Gran bel lavoro il debutto degli Apotelesma, sperando non sia già il canto del cigno Gran bel lavoro il debutto degli Apotelesma, sperando non sia già il canto del cigno

Gran bel lavoro il debutto degli Apotelesma, sperando non sia già il canto del cigno

recensioni

titolo
Timewrought Kings
etichetta
Solitude Productions
Anno

Line Up: 
Mitch - vocals 
Yuri - guitars 
Ruben - guitars 
Dennis - bass 
Martijn - drums 

Tracklist: 
1. Aural Emanations [09:00] 
2. The Weakest of Men [12:27] 
3. Timewrought [02:53] 
4. Our Blooming Essence [14:35] 
5. Remnants [13:57] 

Running time: 52:52 

opinioni autore

 
Gran bel lavoro il debutto degli Apotelesma, sperando non sia già il canto del cigno 2017-12-07 18:38:57 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    07 Dicembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 07 Dicembre, 2017
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Attivi dal 2012 al 2015 come Monuments - monicker col quale registreranno l'EP "The December Sessions" -, gli Apotelesma prendono questo nuovo nome nel 2015 per l'appunto e con "Timewrought Kings" arrivano alla pubblicazione del primo full, grazie alla Solitude Productions. Un lavoro che, purtroppo, rischia di poter essere già il canto del cigno per la Doom/Death band olandese, andata in pausa a tempo indefinito proprio dopo l'uscita del disco.

Già il solo fatto d'esser parte del roster della Solitude Productions mi faceva ben sperare. E lo so, si tratta di un ossimoro, visto che l'etichetta russa è specializzata soprattutto in Doom/Death e Funeral Doom, due generi dove il termine "speranza" è praticamente bandito. Tralasciando le amenità quello che intendevo è che la Solitude è molto attenta in ciò che produce e nel suo campo, per quanto mi riguarda, è sinonimo di qualità assoluta. Gli Apotelesma non fanno eccezione, dandoci in pasto un disco in cui tematiche esoteriche si accompagnano ad un sound cupo e decadente. Tristi arpeggi e passaggi atmosferici trovano spazio insieme a momenti più duri e catacombali, quasi al limite del Funeral Doom, come ad esempio nella bellissima "The Weakest of Men", highlight di un album che sulle prime sembrava non dovesse colpirmi, complice qualche imperfezione nell'opening "Aural Emanations"... imperfezione che è andata però scemando già col procedere della prima traccia, lasciando spazio ad un disco che fa quel che è l'onesto lavoro di un album di questo genere: andare a colpire nei punti più sensibili l'emozioni dell'ascoltatore. L'eterea, mistica "Timewrought" risulta essere un magnifico intermezzo, prima che i nostri calino negli abissi con le due lunghissime tracce conclusive. E noi con loro, grazie a (o per colpa di) "Our Blooming Essence" e "Remnants".

Ed è coi nostri, di resti (trad. in inglese: remnants"), che facciamo i conti alla fine dell'ascolto di "Timewrought Kings". Come ogni band di questo genere che si rispetti, gli Apotelesma riescono a mettere l'ascoltatore di fronte a quel che ha dentro: tristezza, malinconia, solitudine, sono le sole compagne che si riesce ad avere quando si ascolta una band Doom/Death (o Funeral pure, se è per questo) che sa fare il proprio mestiere. Sinceramente non ho idea del perché gli Apotelesma siano al momento fermi, ma sarebbe un vero peccato non dare seguito ad un album così bello come questo loro debutto.

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