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Game Over. Tradizione e evoluzione. Game Over. Tradizione e evoluzione. Hot

Game Over. Tradizione e evoluzione.

recensioni

titolo
“Claiming Supremacy”
etichetta
Scarlet Records
Anno

 

  1. Onward To Blackness
  2. Two Steps In The Shadows
  3. Last Before The End
  4. My Private Nightmare
  5. Blessed Are The Heretics
  6. Eleven
  7. Broken Trails
  8. Shattered Souls
  9. Lysander
  10. Show Me What You Got

opinioni autore

 
Game Over. Tradizione e evoluzione. 2017-12-29 10:35:54 Corrado Franceschini
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Corrado Franceschini    29 Dicembre, 2017
Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre, 2017
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Una volta tanto non vi annoierò con il solito “pippone alieno” (cit. Paolo Bonolis) sulla carriera dei Game Over. Vi esorto piuttosto a leggere il live report esclusivo della data di presentazione del C.D. “Claiming Supremacy” ( http://www.allaroundmetal.com/live-concerts/item/11473-11-11-2017-game-over-release-party-caseificio-%E2%80%9Cla-rosa%E2%80%9D-poviglio-re ). In “Claiming Supremacy” sono presenti tutti i contrassegni salienti della musica dei quattro alfieri del Thrash ferraresi ovvero velocità, stacchi, titoli “rafforzati” dai cori, ma non solo. In questa uscita più che nelle precedenti è chiara la voglia di smarcarsi da certe ritmiche ripetitive che, a lungo andare, renderebbero la proposta eccessivamente piatta. Non preoccupatevi: quando c’è da pestare sodo e inserire il turbo la band resta fedele ai canoni del “tupa tupa” ma in parecchi frangenti è palese la ricerca di sonorità più lente e varie. Proprio questa ricerca andava a mio avviso resa più accurata in quanto si sente che, tanto per fare un paragone, è come se cercaste di mettere le redini ad un puledro selvaggio. Il risultato sarebbe quello di avere un cavallo imbizzarrito e scoordinato nei movimenti. La voglia di rallentare la corsa è rappresentata in primo luogo dai due brani strumentali “Onward To Blackness” e “Shattered Souls”. L’aria di parziale cambiamento che si respirava tra le pieghe dell’E.P. “Blessed Are The Heretics” con il pezzo omonimo, pezzo riproposto in “Claiming Supremacy” e che rimane tra i migliori del lotto, viene rigettata fuori in “My Private Nightmare”. Ritmo elaborato, batteria che si fa sentire in modo massiccio e che è ancora più incisiva, chitarre che viaggiano a tutta forza; questi sono gli ingredienti di un vero e proprio masterpiece. Probabilmente non è un caso se a seguire questi due pezzi troviamo “Eleven”. Proprio in “Eleven” è possibile constatare ciò che ho detto in precedenza riguardo alla cura maggiore di certi aspetti ma, nonostante tutto, il pezzo si rivela interessante e va a completare una fase centrale del C.D. che dimostra efficacia e che lo fa risultare vincente. I rimanenti brani non aggiungono molto a ciò che già conosciamo. Reno e soci hanno saputo sfornare un lavoro all’altezza delle aspettative anche se continuo a domandarmi per quanto tempo riusciranno, soprattutto in sede live, a tenere ritmi tanto forsennati e tempi indiavolati (sento la band fare “sgrat sgrat”). Godiamoci questa realtà italiana e mettiamola al pari di gruppi come i tedeschi Risk o, se vogliamo fare gli “sboroni”, Kreator e Slayer.

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