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Beyond Forgiveness, non ci siamo proprio Beyond Forgiveness, non ci siamo proprio

Beyond Forgiveness, non ci siamo proprio

recensioni

titolo
"The great wall"
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

  1. End of time
  2. The great wall
  3. Sanctuary
  4. Imprisoned
  5. Interlude
  6. Moment of truth
  7. Never before
  8. Dream before I sleep
  9. I will fight till the end
  10. Every breath

 

 

LINE-UP:

Richard Marcus – Guitars, backing vocals

Greg Witwer – Guitars, backing vocals

Talia Hoit – Vocals

Sean Rogers - Drums

opinioni autore

 
Beyond Forgiveness, non ci siamo proprio 2018-01-03 19:10:31 Ninni Cangiano
voto 
 
1.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    03 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 03 Gennaio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Succede raramente che faccia una fatica immane ad ascoltare un disco da recensire; come mia abitudine, anzi, ascolto ripetutamente un lavoro al fine magari di notare particolari che probabilmente mi erano sfuggiti in precedenza... di fatto, però, è stato davvero difficile riuscire in questo mio compito con il debut album degli americani Beyond Forgiveness, dal titolo “The great wall”. E questo soprattutto per le parti cantate in growling estremo, degne del più marcio gore o grind, da parte dei due chitarristi Richard Marcus e Greg Witwer. Entrambi, infatti, si alternano alla solita scontatissima voce lirica femminile di Talia Hoit; quest’ultima non sarebbe poi così male se non si mettesse a fare inutili gorgheggi che hanno davvero dello stucchevole (la title-track “The great wall” è esplicativa in tal senso). Insomma, se da una parte abbiamo il growling più becero dei due uomini che non c’entra assolutamente nulla con il sound iper-melodico della band, dall’altra abbiamo una voce lirica femminile alquanto banale nel classico stile delle innumerevoli female fronted melodic symphonic metal bands che inflazionano a dismisura la scena musicale. Sia chiaro: personalmente adoro il metal sinfonico, anche quello con voce femminile, nonostante obiettivamente attualmente il settore si stia parecchio inflazionando. Quando ho ricevuto la proposta di questa recensione, ho accolto con favore e curiosità la definizione di “symphonic metal” circa il sound dei Beyond Forgiveness, ma sono bastate le prime parti cantate a farmi storcere il naso... se poi aggiungete che il full-lenght, composto da 10 pezzi, dura quasi un’ora e che le canzoni spesso hanno durate esagerate, allungate da inutili orpelli, capirete il perchè del voto non positivo. In alcuni casi, inoltre, le composizioni hanno anche poco “tiro” e poca energia, risultando fin troppo mielose (“Sanctuary” su tutte) con la noia che fa pericolosamente capolino, facendo venire forte la tentazione di skippare al brano successivo. C’è poco da salvare in questo disco e me ne dispiace davvero, dato che porto sempre rispetto per la passione e gli sforzi dei vari musicisti. Ho fatto enorme fatica a concentrarmi solo sulle musiche che, tutto sommato, non sono male; quando non si sente il growling, verso la fine del disco (“Dream before I sleep”, ad esempio), siamo anche su livelli accettabili, ma è troppo poco per salvare le sorti di un lavoro che non mi ha comunicato nulla di positivo, sotto qualsiasi punto di vista.

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