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I nuovi shredders: disco di esordio per Dustin Behm! I nuovi shredders: disco di esordio per Dustin Behm!

I nuovi shredders: disco di esordio per Dustin Behm!

recensioni

titolo
The Beyond
etichetta
Rockshots Records
Anno

01. Mechanization
02. Poltergeist
03. Alien Voodoo
04. Interdimensional Travel
05. The Beyond
06. Genesis
07. Rituals
08. Descent Into The Unknown
09. Haunted Labyrinth
10. Obelisk
11. Last Resort
12. Awakening
13. Towers Of Glass

opinioni autore

 
I nuovi shredders: disco di esordio per Dustin Behm! 2018-01-19 14:15:51 ENZO PRENOTTO
voto 
 
1.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    19 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 2018
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

"The Beyond" è il titolo dell’esordio discografico in veste solista del chitarrista Dustin Behm. Il buon Dustin fin da piccolo ha sempre adorato la chitarra e dopo lezioni, tanto studio e la partecipazioni in diverse bands, corona finalmente il suo sogno, ovvero comporre e pubblicare il proprio album solista che qui verrà analizzato per capire se il musicista abbia colto nel segno o meno. Di base, sul versante musicale, il disco è un continuo citare il death metal più tecnico, oltre che a certe visioni sonore prese dai Meshuggah.

Bisogna partire direttamente dai problemi e dare subito un avvertimento. Gli amanti della tecnica chitarristica proseguano con la lettura, mentre i normali appassionati di musica possono tranquillamente passare oltre o, se lo fanno, non si aspettino troppo. Purtroppo per Dustin ciò che manca nell’album sono le canzoni vere e proprie, in quanto tutte le tracce presenti sono praticamente identiche, con pochissime variazioni tra loro. Tutto è sparato a velocità folli, con assoli mostruosi continui dall’anima masturbatoria, senza classe o la benché minima raffinatezza o, al contrario, nessun senso di sporcizia o follia. Tutto è pompato, gonfio di ormoni, la sezione ritmica è parecchio plasticosa e lanciata a rotta di collo, melodia zero e le parti dove dovrebbe esserci un minimo di groove sono ridotte all’osso. Ci si trova all’ascolto di un classico lavoro da shredder stile Malmsteen ed affini, con una patinatura death metal dove tutto è alla velocità della luce, freddo, meccanico e senza “pasta” ed a poco serve l’uso disturbante dei synth (che sarebbe una delle poche cose interessanti), in quanto ogni secondo è compresso in un susseguirsi di riffs banali e come detto, mitragliate di note che, se non si è musicisti, difficilmente non si prenderà sonno o si arriverà a premere tragicamente il tasto stop. Non bastano le rasoiate, i breakdown o, in generale, un continuo assalto sonoro per tenere alto l’interesse, perché in casi come questo non esiste la composizione, non ci sono né idee né personalità, ma solo meri esercizi strumentali.

I chitarristi sfegatati della tecnica adoreranno questo disco, ma chi cerca cuore ed anima nella musica qui non troverà nulla. A voi la scelta!

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