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Anvil: l'incudine regna ancora! Anvil: l'incudine regna ancora!

Anvil: l'incudine regna ancora!

recensioni

gruppo
titolo
Pounding the Pavement
etichetta
SPV/Steamhammer
Anno

TRACK LIST

1. Bitch In The Box 4:29

2. Ego 2:57

3. Doing What I Want 3:17

4. Smash Your Face 4:20

5. Pounding The Pavement 3:05

6. Rock That Shit 3:21

7. Let It Go 3:00

8. Nanook Of The North 5:57

9. Black Smoke 3:26

10. World Of Tomorrow 4:37

11. Warming Up 3:03

12. Don´t Tell Me 3:51 (bonus track)

 

LINE-UP:

Steve “Lips” Kudlow: guitars, vocals

Robb Reiner: drums

Chris Robertson: bass

 

opinioni autore

 
Anvil: l'incudine regna ancora! 2018-01-22 07:56:25 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    22 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 2018
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ANVIL. “POUNDING THE PAVEMENT”
E’ sempre una sfida emozionante recensire l’ultimo lavoro di veri e propri mostri sacri del Metal come, indiscutibilmente, sono i quattro canadesi dell’incudine.
Chi, come chi vi scrive, è cresciuto con “Metal on Metal” e, prima ancora “Schoolove”, non può non avvertire il peso di doversi occupare della nuova creatura di Steve “Lips” Kudlow e compagni.
Un quartetto seminale, che ha fatto da apripista ad altre leggende del metallo made in Canada, come gli Exciter, facendo riscoprire gli hard rockers Triumph, fungendo da modello (quanto ad atteggiamento ironico, irriverente e dissacrante) ai blues-rockers Danko Jones.
L’emozione cresce all’ascolto delle primissime note dell’opening-track “Bitch in the box” che mette subito le cose in chiaro con l’ascoltatore: il marchio di fabbrica dell’incudine è rimasto immutato, scolpito a caratteri cubitali del Vangelo metallico.
Come sempre, senza fronzoli né complimenti, il sound inconfondibile della storica band ci prende subito a sberle in piena faccia!
La successiva “Ego” – con la sua brusca accelerazione - ci catapulta in un delirio di incandescente metallo fuso tra i cui gorghi affoghiamo volentieri, partendo di headbang come se non ci fosse un domani!
La voce di Lips è resa ancor più corrosiva dall’età (che inesorabilmente si cumula con gli stravizi passati…o no?) e sa fungere ancora da depravato sacerdote di una funzione metallica che vorremmo non finisse mai.
Con molto mestiere, i nostri alternano rocciosi mid-tempos a massacranti sferzate degne di una locomotiva lanciata sui binari all’impazzata, con le teste che – incuranti del dolore inferto – sono quasi sul punto di staccarsi dal collo per andare in orbita con il resto dei nostri sensi.
I testi sono sempre al vetriolo, come lo sono stati nei tempi che furono (anzi, vieppiù intrisi di quel veleno che le esperienze di vita ti costringono ad ingerire, salvo poi risputarlo fuori al momento opportuno, che, per Lips è quello del songwriting).
“Smash your face” è dolce come una carezza di Tyson a dita unite in pieno volto.
Arriva poi la title-track e non c’è più scampo per nessuno! Un vero e proprio tritacarne sonoro interamente strumentale degno dei fasti di “March of the crabs”.
“Rock that shit” è quanto di più sporco e stradaiolo ci si possa imbattere: d’altronde è uno stile di vita che gli Anvil conoscono molto bene ed al quale sono riusciti, finora, miracolosamente a sopravvivere per regalarcene alcuni estratti al curaro come questa song.
I colpi di maglio si susseguono impietosamente sui nostri malcapitati padiglioni auricolari con “Let it go” e le altre 5 tracce alle quali ci si abbandona inermi, lasciandosi piacevolmente picchiare come un pugile ormai messo all’angolo che aspetta solo il gong finale.
Al termine del cd, non ci si sa spiegare come si sia fatto ad arrivare indenni fino in fondo, per quanto tramortiti ed esausti si rimanga.
L’incudine ci è ripiombata in testa! Beware!
E adesso, scusatemi ma devo chiamare il 118!
Max “Thunder” Giangregorio

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