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Storm Of Particles: gli Insomnium italiani? Storm Of Particles: gli Insomnium italiani? Hot

Storm Of Particles: gli Insomnium italiani?

recensioni

titolo
Gaea Hypothesis
etichetta
Autoproduzione
Anno

Tracklist:

  • Polarity
  • Aurora
  • Sun's Rising In The Fog
  • Everlasting
  • Silence Screams
  • Chronophobia
  • The Entity
  • Of Ice And Hopeless Fate
  • Life Asymptote
Line-up:
  • Lorenzo Pavesi - Drums
  • Letizia Tuccia - Bass
  • Matteo Anselmi - Guitar, Vocals
  • Giacomo Biondelli - Guitar

opinioni autore

 
Storm Of Particles: gli Insomnium italiani? 2018-01-28 18:37:06 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    28 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 2018
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E finalmente rieccoci con una band tutta italiana, questa volta per gli amanti degli Insomnium e delle sonorità melodic death finniche: signori vi presento i nostrani Storm Of Particles con il loro primo full-length "Gaea Hypothesis".
Album, questo, che mi è piaciuto davvero tanto per l'ottima resa musicale e, in generale, per il songwriting, ma che, tuttavia, non prende il massimo dei voti per un solo motivo: come detto poc'anzi, la band ci porta un melodic death estremamente influenzato dalle sonorità di gruppi come gli Insomnium...forse anche troppo. Ciò, a mio avviso, rischia di svalutare il prodotto finale e di abbassarlo a mera emulazione di band ben più conosciute ed affermate. Ammetto di aver avuto qualche difficoltà nel cercare di prendere questo lavoro per quello che è e nello spogliarlo dell'eccessiva influenza dei sopracitati finlandesi, ma, tolto questo frangente, il disco si presenta in una maniera impeccabile. "Gaea Hypothesis" è un signor album ricco di sfumature, di sonorità glaciali, fredde e cristalline come l'inverno, accompagnato da una liquidità dei riff quasi tangibile: Brani come "Chronophobia" (il mio preferito in assoluto) vi faranno letteralmente immergere in un limpido corso di acqua gelata grazie ai bellissimi intermezzi di chitarra in pulito che si intrecciano a riff più pungenti e taglienti ma, contemporaneamente, gentili e molto emotivi. Estremamente azzeccata è anche la voce che crea un connubio spettacolare tra la rudezza e cavernosità del growl con la leggiadria e finezza dei pezzi proposti.
C'è poco da dire, i nostri amici di Cremona sanno suonare e lo sanno fare bene, ma consiglio loro di cercare una maggiore identità, di staccarsi dalle troppo evidenti influenze musicali che, sia chiaro, sono sacrosante ma non devono superare quella linea sottile che c'è tra il prendere spunto e l'emulare. Da qui il titolo volutamente provocatorio della recensione: un incoraggiamento a cercare di togliere le rotelle dalla bicicletta e di pedalare da soli. Il potenziale c'è, e questo signor album ne è la prova, ed ho grandi aspettative per il futuro. In bocca al lupo ragazzi, la prossima volta voglio promuovervi a pieni voti, mi raccomando!

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