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Sembrano svedesi, ma invece provengono dall'Alabama: secondo album per gli Oracle Sembrano svedesi, ma invece provengono dall'Alabama: secondo album per gli Oracle

Sembrano svedesi, ma invece provengono dall'Alabama: secondo album per gli Oracle

recensioni

gruppo
titolo
Into the Unknown
etichetta
Autoproduzione
Anno

Line Up: 
Jason Long - vocals 
Trey Ozinga - guitars 
Ray Ozinga - bass 
BG Watson - drums 

Tracklist: 
1. Caressed by the Hands of Fate [07:15] 
2. Liquid Answer [04:45] 
3. Into the Unknown [04:32] 
4. From Blue to Black [02:45] 
5. 1012 [04:00] 
6. One by One [05:54] 
7. Drafted [06:02] 
8. Behind Closed Eyes [03:44] 
9. Why [06:16] 
10. A Brethless October [05:10] 
11. Becoming Nemesis [05:17] 
12. As the Worms Turn [02:35] 

Running time: 58:15 

opinioni autore

 
Sembrano svedesi, ma invece provengono dall'Alabama: secondo album per gli Oracle 2018-02-01 18:57:10 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    01 Febbraio, 2018
Ultimo aggiornamento: 01 Febbraio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Secondo album, autoprodotto, per gli americani Oracle, Melodic Black/Death band proveniente dall'Alabama formatasi grazie a Trey e Ray Ozinga (padre e figlio, rispettivamente chitarra e basso), cui si sono aggiunti gli ex Curse the Flesh Jason Long (voce) e BG Watson (batteria). All'attivo, sinora, un primo album intitolato "Beyond Omega", di cui potrete trovare la recensione sul nostro portale.

Non si sapesse già la provenienza del quartetto, non si direbbe per nulla che siano americani. Il sound degli Oracle deve infatti molto alla scuola svedese, con influenze che possono andarsi a ricercare tanto agli In Flames che ai Dissection. Nella fattispecie, il riffingwork soprattutto è ispirato maggiormente dal Gothenburg Sound, mentre atmosfere oscure e una sezione ritmica martellante riportano immediatamente alla leggendaria band di Jon Nödtveidt. E' questo il leitmotiv che troveremo in "Into the Unknown": un album che risulta essere duro e tagliente, ma in cui non manca un certo gusto per melodie talvolta quasi catchy, che s'integrano comunque bene nel contesto di quest'album e delle sonorità offerte dagli Oracle. Un album, questo "Into the Unknown" in cui non c'è nemmeno un pezzo che non sia quanto meno interessante; ci sono poi quelli che riescono a colpire maggiormente come la lunga (ma magnificamente curata) opening track "Caressed by the Hands of Fate" o la seguente "Liquid Answer", in cui fanno capolino anche orchestrazioni che riescono a dare un certo pathos alla composizione; non possiamo dimenticarci di menzionare un'altra coppia di brani che risultano essere un gradino sopra le altre: mi riferisco a "One by One" e "A Brethless October", soprattutto quest'ultima, una strumentale di poco più di cinque minuti squisitamente atmosferica e, potremmo dire, malinconica.

Un unico piccolo appunto che si potrebbe fare: dodici tracce per quasi un'ora di durata? Ecco, magari snellendo un po' il tutto, con due, massimo tre pezzi in meno, molto probabilmente il giudizio finale sarebbe stato ancor più alto. "Into the Unknown" è un buonissimo album, scritto e suonato talmente bene che, come detto, sembra di star ascoltando una band svedese; la lunga distanza potrebbe portare a stancarsi un po' verso la fine dell'ascolto, ma nonostante ciò questo lavoro degli Oracle merita decisamente la promozione.

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