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Sorprendente il lavoro degli olandesi Morvigor Sorprendente il lavoro degli olandesi Morvigor

Sorprendente il lavoro degli olandesi Morvigor

recensioni

gruppo
titolo
Tyrant
etichetta
Autoproduzione
Anno

Line Up: 
Jesse Peetom - vocals 
Sytze Andringa - guitars 
Stefan van Delft - guitars 
Evio Paauw - bass 
Brendan Duffy - drums 

Tracklist: 
1. Intro [01:28] 
2. No Repentance [06:58] 
3. The Martyr's Ascension [09:08] 
4. Interlude [02:34] 
5. Blood of the Pelican [15:40] 
6. Voices [01:23] 
7. Tyrant [08:23] 
8. Outro [01:53] 

Running time: 47:32

opinioni autore

 
Sorprendente il lavoro degli olandesi Morvigor 2018-02-05 21:04:42 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    05 Febbraio, 2018
Ultimo aggiornamento: 06 Febbraio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Quando ho letto le info che hanno accompagnato il promo in mio possesso degli olandesi Morvigor, devo ammettere che ho pensato immediatamente che non avrei potuto minimamente sapere cosa aspettarmi. Ho potuto quindi solo premere il tasto PLAY e lasciar andare il disco... e quello che ho potuto ascoltare è esattamente ciò che le info promettevano. Ma ci torneremo tra poco. I Morvigor provengono da Alkmaar, Paesi Bassi, e con questo "Tyrant" pubblicano il loro secondo full, dopo "A Tale of Suffering" del 2014.

Tornando a noi: cos'è che mi risultava strano dei Morvigor? Essenzialmente, le enormi differenze tra le bands citate come influenze: c'è un'enorme varietà di sfumature nel sound della band olandese, che davvero vanno dai Mayhem ai Morbid Angel, passando però per le atmosfere post-punk dei Joy Division e la psichedelia dei Pink Floyd; un sound per l'appunto vario che ad una base Melodic Black/Death - la cosa divertente è che non vengono citati i Dissection, che sono palesemente l'influenza principale dei Morvigor -, aggiunge diverse aperture che riescono in qualche modo a spiazzare l'ascoltatore, come ad esempio avviene tra la feroce "No Repentance" e l'inizio floydiano di "The Martyr's Ascension", con un arpeggio che continua, malinconico, anche quando il pezzo si apre in un Black alla Mayhem. E' il voler cogliere tutte queste innumerevoli sfumature che mantengono alta l'attenzione durante l'ascolto di "Tyrant"; prendiamo ancora "The Martyr's Ascension", nelle cui strofe è possibile incontrare persino passaggi Thrash, molto "sodomiani". Non stupisce dunque che non ci si annoia per nulla ascoltando questo lavoro, nonostante la durata non proprio esigua dei pezzi: "Blood of the Pelican" sfiora i 16 minuti, ma non si accusa per nulla il colpo, anzi si rimane sorpresi dalla facilità con cui questo brano 'se ne scende' (passatemi il termine dialettal-colloquiale).

"Tyrant" è stato, lo devo ammettere, una piacevole soprpresa, ed i Morvigor una gran bella scoperta. La band olandese ha osato rischiare qualcosa di diverso dal solito, pur mantenendo una base fortemente "classica", con tutte queste varie sfumature così diverse tra loro che riescono però a convivere con gran naturalezza. Sinceramente, fa strano sapere che questa band si autoproduca.

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