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Riesce a sorprendere la one man band Blood and Brutality con questo interessantissimo EP Riesce a sorprendere la one man band Blood and Brutality con questo interessantissimo EP

Riesce a sorprendere la one man band Blood and Brutality con questo interessantissimo EP

recensioni

titolo
Decor Macabre
etichetta
Blood and Brutality Records
Anno

Line Up: 
Arant - vocals, all instruments 

Tracklist: 
1. Left for Dead [02:17] 
2. Reduced to Ash [03:46] 
3. Erosion of Time [03:56] 
4. Bound in Flesh [03:03] 
5. Dark Omen Arise [06:31] 

Running time: 19:33 

opinioni autore

 
Riesce a sorprendere la one man band Blood and Brutality con questo interessantissimo EP 2018-02-09 18:20:20 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    09 Febbraio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Blood and Brutality si formano nel 2008 per volere del batterista Arant, da sempre unico membro sempre rimasto in questa band, tanto che è lui stesso ad occuparsi di tutto in questo "Decor Macabre", EP prodotto da Blood and Brutality Records, che suppongo sia di proprietà dello stesso Arant. L'artista dell'Alabama è stato abbastanza prolifico in passato con questa sua creatura, dato che ha in carniere già quattro album e, con quest'ultimo, tre EP.

Ciò che colpisce in questo "Decor Macabre" è una certa varietà che Arant riesce a dare ai vari brani, denotando un buon grado di fantasia in fase di composizione. La "base" su cui si muove con Blood and Brutality è un classico Death che si rifà ai primi Death, agli Obituary... i soliti nomi insomma; su questo però ci sono varie sfumature che cambiano di pezzo in pezzo, da quelle opprimenti di "Left for Dead" alle influenze Speed di "Reduced to Ash", passando per l'approccio più Melodic Death della strumentale Erosion of Time, fino alla diretta "Bound in Flesh" ed alla lunga traccia finale, la 'carcassiana' "Dark Omen Rise", fondamentalmente influenzata da quel capolavoro che è e sempre sarà "Heartwork". Solitamente quando si ha a che fare con dischi suonati interamente da un unico musicista, s'incappa in qualche errore di sorta, capita quasi sempre che uno strumento risulti meno accurato; ebbene, questo non accade in "Decor Macabre": Bryan Arant non solo è a proprio agio con quello di cui si è sempre occupato (voce e batteria), ma offre una prestazione più che buona anche al basso e, soprattutto, alla chitarra. Proprio il riffingwork è probabilmente il punto di forza di questo EP, grazie appunto alla varietà d'influenze riscontrabili.

Ad essere onesto, mi aspettavo di peggio. Come detto, in caso di one man band spesso parto prevenuto, il che lascia ancora più piacevolmente sorpresi quando si ha poi a che fare con dischi interessanti come questo "Decor Macabre". Arant, come si suol dire, se la canta e se la suona (e se la produce, se è per questo), ma a quanto pare questa scelta è stata ben ponderata e risulta, in un'ultima analisi, vincente.

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