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Assacrentis: tutto troppo già sentito Assacrentis: tutto troppo già sentito

Assacrentis: tutto troppo già sentito

recensioni

titolo
Colossal Destruction
etichetta
Anesthetize Productions
Anno

Line Up: 
Dagoth - vocals, guitars 
Azathoth - guitars 
Ceptis - bass 
Abaddon - drums 

Tracklist: 
1. Human Zero [06:07] 
2. Empire's Rebirth [05:07] 
3. Chemical Pandemic [06:46] 
4. Infinite Collapse [04:21] 
5. Premise of a Cyber Era [05:16] 
6. Signs of the Decline [08:19] 
7. Prophetic Collision [05:56] 
8. Burning Skies [04:31] 

Running time: 46:23 

opinioni autore

 
Assacrentis: tutto troppo già sentito 2018-02-13 18:56:59 Daniele Ogre
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    13 Febbraio, 2018
Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Storia alquanto travagliata quella degli Assacrentis, band francese formatasi nel 1999 col nome Cursed Artefact, prima di cambiare il monicker in quello attuale per sciogliersi nel 2008 con all'attivo solo un demo. La band di Nizza ritorna però nel 2012 con tre dei membri originari - il cantante/chitarrista Dagoth, il bassista Ceptis ed il batterista Abaddon - ed un anno dopo pubblicano l'album "Put Them to Fire and Sword". Passati quattro anni eccoli tornare col secondo full length, "Colossal Destruction", uscito lo scorso gennaio per Anesthetize Productions.

Andando subito al dunque, quello che abbiamo avanti è un Black Metal che paga (molto) tributo alla scuola svedese: Marduk, Dark Funeral, così come accenni Melodic à là Dissection. E possiamo dire che sta tutto qui: il lavoro degli Assacrentis non è brutto, sia chiaro, ma non aggiunge nulla a quanto si è potuto sentire e risentire da tanti anni a questa parte. Riff taglienti, blast beats a manetta.. c'è tutto quello che ci si può aspettare ci sia in un disco di questo genere. Bastano i primi secondi dell'opener "Human Zero", brano massacrante ma che lascia già capire cosa ci si aspetterà per i restanti 40 minuti di disco: nulla, appunto, che non abbiamo già sentito in dischi come "Storm of the Light's Bane" - uno a caso proprio - compresi i melodici rallentamenti fatti di arpeggi cui seguono una parte cadenzata che precede una nuova accelerata. Insomma, che vi dicevo? Già si sa cosa ci sarà.

"Colossal Destruction" è un album che la sufficienza la raggiungerebbe pure, ma a far storcere il naso c'è quest'imponente sensazione di "già sentito e risentito" che non molla mai l'ascoltatore fino alla chiusura della conclusiva "Burning Skies". A conti fatti, un disco violento e che ha pure mordente, ma che non lascia assolutamente nulla a fine ascolto.

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