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Syn Ze Sase Tri - Zăul Moș  Syn Ze Sase Tri - Zăul Moș

 Syn Ze Sase Tri - Zăul Moș

recensioni

titolo
Zăul Moș
etichetta
Code666
Anno

1.Tărîmu de lumină 

2.Dîn negru gînd

3.Solu zeilor 

4.De-a dreapta omului 

5.Zăul moș 

6.Plecăciune zăului 

7.Urzeala ceriului 

8.Cocoșii negri (Phoenix cover) 

9.În pîntecu pămîntului 

opinioni autore

 
Syn Ze Sase Tri - Zăul Moș 2018-02-18 15:37:40 Anthony Weird
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Anthony Weird    18 Febbraio, 2018
Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 2018
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Cavaliere impavido in copertina e branco di lupi bianchi, così si presenta "Zăul Moș", il nuovo album di casa Syn Ze Sase Tri, band rumena arrivata al quarto lavoro in studio dedita ad un Black Metal epico-sinfonico, che richiama a momenti i Dimmu Borgir, Immortal, Keep of Kalessin, ma anche progetti più controversi come Arckanum e contaminazioni prese direttamente dall’ Epic-Power Metal più canonico. Soprattutto i connazionali Negura Bunget, dove militava l’ex chitarrista e vocalist Corb.
Già dal primo brano “Tărîmu de Lumină” è evidente e tangibile, oltre la grande maestria dei rumeni, la voglia di inserire elementi di chiara origine folkloristica, non solo per la scelta di cantare in lingua madre.
Conquista immediatamente la mia attenzione il sapiente uso delle testiere, mai predominante, ma che anzi non fa altro che arricchire i brani già di per se molto complessi, con l’uso di strumenti tipici della tradizione popolare. “Dîn Negru Gînd”, invece, apre in pieno stile Power Metal, tanto che pare di ascoltare i Rhapsody mentre i Dimmu Borgir stanno suonando nella stanza accanto e devo dire che questo sound non mi dispiace affatto, anche quando due tipi di vocals si alternano, creando un duetto estremo che però alla lunga viene a pesare, perché è come se Dani Filth (quello attuale) abbia un litigio con se stesso davanti allo specchio. Tuttavia l’unica cosa davvero degna di nota è l’assolo carico di Heavy Metal di “Solu Zeilor”, perché, a dire la verità, l’effimero entusiasmo iniziale è quasi immediatamente scomparso, consumato da una produzione plastica e talmente fredda che la base pare distaccata dal resto, con le voci in primissimo piano e dei blast beat che si limitano ad una doppia cassa meccanica e non troppo fitta. “Zăul Moș” può risultare interessante per l’uso particolare delle voci, ma è l’unica cosa degna di nota, così come in “Plecăciune Zăului”, dove la voce femminile rende il brano una sorta di ballad black metal che merita sicuramente di essere ascoltata, anche solo per il sentimento che traspare. I restanti brani restano nel pieno stile Dimmu Borgir e non raggiungono mai elevate velocità, a parte su “Urzeala Ceriului” dove osano un po’ di più e finalmente sento la band che volevo fosse dal principio. Peccato che la trovi solo qui.
Si tratta, in ultima analisi, di un album mediocre che, per quanto mi riguarda, riesce a superare la sufficienza, solo per il lavoro alle chitarre che, nonostante sia spesso troppo simile tra un brano e l’altro, resta notevole e coinvolgente, creando riff accattivanti e soprattutto assoli sporcati di NWOBHM. Non è un album brutto, né un disco essenziale, destinato ai fans di certe sonorità che vogliono qualcosa di un po’ più “elevato culturalmente”, dal momento che si concentra sulla tradizione dell’est Europa. Consigliato se amate il genere, altrimenti passate pure oltre.

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