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Gli americani Matrekis non centrano il bersaglio. Gli americani Matrekis non centrano il bersaglio. Hot

Gli americani Matrekis non centrano il bersaglio.

recensioni

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“Kill Your Captor”
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autoprodotto
Anno

 

1.Road Grime
2. Devil on the Devil’s Shoulder
3. Extinguish the Flame
4. I’m Solitaire
5. Brother
6. Shotgun Jacket
7. I’ll Be Your Devil
8. The War (To End It All)
9. Kill Your Captor

opinioni autore

 
Gli americani Matrekis non centrano il bersaglio. 2018-02-20 18:53:12 Corrado Franceschini
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    20 Febbraio, 2018
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Uno degli aspetti più interessanti dello scrivere recensioni è che ti passano per le mani dei gruppi e i relativi C.D.’s che non avresti mai ascoltato, o dei quali non saresti venuto a conoscenza. Naturalmente, va da se, non è tutto oro ciò che riluce. Matrekis provengono da St. Paul, Minnesota, e nonostante una lunga carriera iniziata nel 2009, hanno fatto uscire solamente l’E.P. “End Of Time” (2013) e il C.D. “Kill Your Captor” (2017). La bio acclusa ai files presenta il quartetto americano in pompa magna sciorinando presunte basilari influenze di gruppi come Black sabbath, Iron Maiden e Megadeth. In realtà non è proprio così e, inoltre, ci sono delle cose che non tornano all’interno dei 9 brani di “Kill Your Captor”. Non sono un acceso sostenitore delle produzioni pulite all’eccesso a meno che non si parli di generi come Progressive o A.O.R., ma la mancanza di un produttore e di un accurato missaggio si sentono. Come se non bastasse la sgraziata voce di Mike “Longhair” Annis appiattisce e rende noiosi i brani. Vi state domandando se è tutto da buttare? In realtà le composizioni del chitarrista solista Mike Rotella, pur non costituendo il massimo dell’originalità, si lasciano ascoltare e i soli all’interno dei pezzi sono ben congegnati. Se con “Road Grime” e “Devil On Devil’s Shoulder”siamo nei paraggi di gruppi come Zodiac Mindwarp o per certi versi The Almighty, con “Estinguish The Flame” il suono si fa più battente anche se saltano fuori palesi errori di assemblaggio. “In Solitaire” presenta vari cambi ma, ancora una volta, a salvarci dalla noia è la chitarra di Rotella che vola alta nel cielo. Con “Brother” arriva il lento che fa tirare il fiato a noi e ai Matrekis. Niente di trascendentale ma, tutto sommato, un ascolto piacevole e leggero per riflettere. La voce viene rafforzata e la chitarra accompagna con il solo arpeggiato in maniera semplice. In “Shotgun Jacket” il ritmo subisce una sterzata dal lento al veloce e al tutto viene affiancata una fase “mitragliata”. Il pezzo è una sorta di Hard pesante e violento che risulta non essere male. “I’ll Be Your Devil” pigia il piede sull’acceleratore e sfodera un Power d’assalto che, finalmente, colpisce nel segno nonostante qualche sbavatura nel missaggio e nella fase delle chitarre doppie. “The War (To End It All) ” ci riporta a una voce che non è all’altezza della situazione e che appiattisce un brano che poteva essere godibile da ascoltare. Anche in questo caso i limiti della band sono palesi; ascoltate la fase oltre i quattro minuti e scoprirete di cosa sto parlando. La conclusiva “Kill Your Captor” vorrebbe essere un crescendo di ritmo tambureggiante accompagnato da una fase lenta ma, anche in questo caso, si notano i soliti errori. Peccato perché il pezzo, se affidato ai vecchi Laaz Rockit, “pallino” del sottoscritto negli anni d’oro della giovinezza, sarebbe risultato vincente. Gioco d’azzardo e dico che questo C.D. potrebbe trovare qualche estimatore solo tra chi era un cultore del suono primigenio della N.W.O.B.H.M. prodotto da band minori, piene di buona volontà, e con pochi mezzi a disposizione.

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