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UR, il nome che dovete ricordare! UR, il nome che dovete ricordare! Hot

UR, il nome che dovete ricordare!

recensioni

gruppo
titolo
Grey Wanderer
etichetta
Droneburg Records
Anno

Tracklist: 
01. Grey Wanderer
02. Bringer Of The Harvest
03. The Rift
04. Shapeless Shrine

Lineup:

Michael Weise - Bass

Jakob Ritter - Drums

Enrico Machate - Guitars

Martin Paul - Guitars, Vocals

opinioni autore

 
UR, il nome che dovete ricordare! 2018-03-09 22:30:33 Rob M
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Rob M    09 Marzo, 2018
Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 2018
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Che il doom metal sia un genere ormai per le masse non è novità. Non è novità ormai da alcuni anni. E mentre in patria siamo ben propensi ad accogliere ogni nuovo progetto doom locale o straniero come la "benedizione per la scena", all'estero un po' tutti si son già abituati a band nuove che nascono e crescono come funghi. Tuttavia, non come in patria, all'estero molte band han iniziato a distaccarsi dal filone principale per dar sfogo ad influenze e sonorità leggermente diverse. Così facendo, in questo momento, son parecchi i progetti degni di nota e che stanno facendo di tutto per creare un loro modo più che personale di intendere ed interpretare il genere. Paradossalmente, in Inghilterra questo fenomeno era già presente ben prima che in altri paesi ed andrebbero citati diversi nomi che potrebbero benissimo esser i capostipiti di questo movimento controcorrente. Dallo sludge allo stoner, il numero di musicisti che si sta spingendo verso black, post e drone è enorme e io vedo tutte queste sperimentazioni come un intrigante nuovo inizio per un genere che ormai puzza di stantio.
I tedeschi UR non son per me un nome nuovo e già al loro esordio ed omonimo EP vidi una certa voglia di crescere e distaccarsi dalle masse. Ben quattro anni dopo, i nostri son tornati con il monolitico "Grey Wanderer", un lavoro tanto massiccio e tosto, quanto coinvolgente e disarmante. Dalle prime note della stessa "Grey Wanderer" i nostri si spingon su sonorità post che di sludge mantengono solo la distorsione del basso ed i pattern di batteria. L'introduzione di questo stesso brano/capolavoro è un brivido che rapisce l'ascoltatore. I synth che accompagnano i movimenti descritti dalle corde son quel passo in più che porta la band sul podio.
Questa formula viene ripresentata sull'intero lavoro ed abilmente arricchita ad ogni nuovo passaggio con momenti di pura visione artistica degni di nomi ben più noti a livello estremo mondiale. La capacità degli UR di spostarsi tra distorsione e poesia rappresenta in tutto e per tutto la marcia in più che rende questo viaggio così accattivante. Accenti che vanno dal drone al doom più acido son squisitamente presentati in "Bringer Of The Harvest", che solo per il suo gran finale meriterebbe di esser accostato a mostri sacri come i Neurosis.
La successiva "The Rift" rompe il ghiaccio con un mood acido e che prende di sorpresa prima di riversarsi sulla seconda parte del brano: spettrale ed agghiacciante.
Con la conclusiva "Shapeless Shrine" gli UR metton la firma su un lavoro impeccabile e per il quale quattro anni di attesa han assolutamente valso la pena.
"Grey Wanderer" èl'album perfetto, il capolavoro, la perla, il gioiello indiscusso che segna a suo modo un epoca, un passaggio tra il vecchio ed il nuovo, il cambio di rotta.
Gli UR son il nome che ha reso tutto questo possibile e chi potrà testimoniare questo disco e viverlo, come il sottoscritto, non potrà farne a meno. Semplicemente, in una parola, inarrivabile!

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