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Non è il miglior disco nella storia dei Royal Hunt ma un lavoro dannatamente coinvolgente Non è il miglior disco nella storia dei Royal Hunt ma un lavoro dannatamente coinvolgente

Non è il miglior disco nella storia dei Royal Hunt ma un lavoro dannatamente coinvolgente

recensioni

titolo
Cast in stone
etichetta
Autoproduzione
Anno

Tracklist:

01. Fistful of Misery

02. The Last Soul Alive

03. Sacrifice

04. The Wishing Well

05. Cast in Stone

06. A Million Ways to Die

07. Rest in Peace

08. Save Me II

 

Line-up:

D.C. Cooper – voce

Jonas Larsen – chitarra

Andreas Passmark – basso

Andreas Johansson – batteria

André Andersen – tastiere

 

 

opinioni autore

 
Non è il miglior disco nella storia dei Royal Hunt ma un lavoro dannatamente coinvolgente 2018-03-15 14:22:04 Federico Orano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    15 Marzo, 2018
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sappiamo tutti quanto non sia facile arrivare a 14 dischi in carriera mantenendo qualità e ispirazione ma i Royal Hunt con il ritorno dell'atomico Dc Cooper alla voce hanno trovato una nuova giovinezza. Non che il periodo senza il biondo singer americano sia stato deludente però bisogna dire che gli ultimi "Devil's Dozen" e soprattutto "A life to die for" sono dei dischi davvero notevoli.

Stavolta Andre Andersen e soci decidono di auto finanziarsi registrando e pubblicando il disco mettendosi in proprio. Infatti se vorrete far vostro questo lavoro dovrete per forza ordinarlo dal sito della band. L'eleganza che ha sempre contraddistinto la band danese non manca di certo in questo “Cast in stone” come dimostrano subito "Fistful of Misery" e persino l'intrigante title track, superlativa strumentale di stampo neoclassico. Il sound dei RH è riconoscibile a km di distanza e le tastiere che ci accolgono nella splendida “The Last Soul Alive” sono da pelle d'oca. Il pezzo scorre che è un piacere tra ritmi spediti, ottime melodie e grandi solos. Certo qua e là nella tracklist qualche momento meno esaltante lo troviamo ma bastano 4-5 guizzi vincenti, frutto del grande talento della band, per mettere a segno comunque un full lenght degno di nota.

“Cast in stone” non è il miglior disco nella storia del quintetto danese ma è un lavoro dannatamente coinvolgente che si è impadronito del mio stereo da giorni. La classe è di casa con Andre Andersen e i suoi Royal Hunt!

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