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Lechery: HM ridotto all'osso Lechery: HM ridotto all'osso

Lechery: HM ridotto all'osso

recensioni

gruppo
titolo
We Are All Born Evil
etichetta
Bleeding Music Records
Anno

01. Heavy Metal Invasion

02. Let It Out

03. We’re All Born Evil

04. Rule The World

05. Hold On The Night

06. Breaker Of Chains

07. Sacrifice

08. Even A Hero Must Die

09. Spineless

10. Tip Of The Whip


Line Up: 

Kristian Wallman Drums

Martin Karlsson Bass

Martin Bengtsson Vocals, Guitars

Fredrik Nordstrandh Guitars


opinioni autore

 
Lechery: HM ridotto all'osso 2018-03-20 20:41:31 Gianni Izzo
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    20 Marzo, 2018
Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Giunti al terzo album, i Lechery di Martin Bengtsson, famoso per esser stato bassista dei migliori Arch Enemy, cioè i primissimi, si rifugiano ancora una volta nel heavy metal più tradizionale e classico, senza aggiungere niente al loro stile, che si rifà prepotentemente al metal degli anni ’80.
Quindi si torna di nuovo indietro nel tempo con gli svedesi, nei ruggenti anni in cui il metal si diffondeva a macchia d’olio in tutto il pianeta…quasi tutto il pianeta, noi qui avevamo Toto Cutugno che all'epoca andava alla grande.

E niente, tutto qui, gli arrangiamenti dei pezzi sono ridotti all'osso, in confronto gli ultimi Manowar sembrano una band prog, e l’inventiva anche latita. Sinceramente certe soluzioni musicali, ne abbiamo sentite a bizzeffe, e ricordiamo sempre che i Judas Priest, neanche a farlo apposta, se ne sono usciti proprio in questo periodo con un album davvero apprezzabile, pur con tutti i cliché e le furbate del caso.

Quindi non vedo proprio perché uno dovrebbe affidarsi ai Lechery, che indovineranno anche qualche pezzo: la title-track, “Rule The World”, “Hold On The Night”, “Breaker The Chains” e “Tip Of The Whip” hanno un tiro discreto, ma nel 2018 brani del genere son poca cosa. Si può anche intraprendere la strada del metal più basico che esista, ma un po’ di inventiva, un qualcosa di particolare da proporre per non rimanere imbottigliati nel traffico di altre mille band che propongono la stessa identica ricetta, bisognerebbe pur averlo.

Non è questo il caso, non è questo il disco, che tra l’altro ha una copertina che non si sa se vuol essere blasfema, fumettosa, o fumettosa e blasfema, il che mi inviterebbe a nozze come idea, ma è talmente brutta, che non ti suggerisce niente di che, se non che due album fa, con “Violator”, i Lechery, quantomeno per l’artwork si erano impegnati.

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